Matteo Renzi 140604130236
MAMBO 10 Luglio Lug 2014 1222 10 luglio 2014

Renzi e la rivincita del totus politicus

Ha terremotato destra e sinistra. Ripristinando il valore della politica. Ecco perché gli ex Pci non dovrebbero snobbare il premier nato dal loro fallimento.

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Matteo Renzi.

Se non avessero il cervello offuscato da una angoscia identitaria e da uno spirito conservatore, i leader della sinistra Pd di origine comunista dovrebbero guardare all’ascesa di Renzi come la prova provata che certe idee che circolavano nel vecchissimo partito tornano di moda.
RENZI NUOVO TOTUS POLITICUS. Renzi, togliattianamente, è un totus politicus, questa è la sua scelta e la sua filosofia. Questa è anche la sua origine. Non si capisce Renzi se non si ricorda il lento consumarsi del Pd che il fenomeno Renzi ha interrotto e rovesciato.
L’ingresso dell’ingombrante premier nella vita pubblica ha sconvolto tutti gli assetti conosciuti, anche i più recenti.
Forza Italia che stava lentamente declinando si è avvitata su se stessa; a destra la stella di Giorgia Meloni è caduta velocissimamente; a sinistra Nichi Vendola ha mostrato tutta la fragilità del suo impianto. E persino il Movimento 5 stelle conosce oggi una crisi diversa da quelle iniziali: non si sta discutendo e litigando sulle apparizioni tivù ma sulla strategia.
LA RIVINCITA DELLA POLITICA. La vittoria della politica-politica farà storcere il naso a chi giudica questa come la fase più «ignorante» della sinistra. Invece emerge una sinistra pragmatica, che non si balocca con i «fondamentali» e che cerca nella storia solo per ciò che le serve per il presente.
Ecco perché il renzismo è irreversibile. E, paradossalmente, ha ragione Bertinotti quando, disperato per la morte della sinistra che lui ha fondato, coltivato, e in parte affossato, invita a guardare al Movimento 5 stelle. I conservatori dell’ex Pci dovrebbero invece metterci una pietra sopra.
Renzi nasce dai loro errori e meno male che è nato. Il segratario-premier vive su un surplus di politica. E se riuscirà a dare una scossa alle istituzioni e all’economia farà solo del bene al Paese.
QUELLO SNOBISMO DELLA GAUCHE. Capisco le diffidenze, lo snobismo di chi non vede citato sufficientemente Gramsci, di chi si vede accantonato come un ramo secco. Capisco ma non condivido.
C’era un vecchio aforisma di Brecht nel Libro delle Svolte in cui si tesseva l’elogio degli uomini impetuosi che quando non possono salire sul carro non si limitano ad applaudire (o fischiare, aggiungo io) al suo passaggio ma si dannano l’anima per spingerlo.
Forse non siamo stati tutti allo stesso modo nel Pci. Forse abbiamo militato nello stesso partito imparando cose diverse. Io penso che Renzi seppellisca il 1989, quel che c’era prima e quel che c’è stato dopo. Ma per capire lui e per stare nel fuoco della politica, anche da apolidi, anche da non partecipanti, bisogna usare ancora alcune categorie del tempo che fu.

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