Fausto Bertinotti 140710113522
MAMBO 11 Luglio Lug 2014 1126 11 luglio 2014

Bertinotti e la fine della sua sinistra

Troppe feste cafonal e troppa Valeria Marini? No. A essere fallita è la proposta politica del leader di Prc. O forse non è mai esistita.

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Fausto Bertinotti.

Qualche riflessione sull’intervista di Fausto Bertinotti al Fatto con l’avvertenza al lettore che l’ex presidente della Camera è persona che stimo, da cui sono lontano politicamente, ma che considero interessante nella capacità di analizzare la società e la politica.
TUTTA COLPA DEL «CAFONAL». Bertinotti crede di aver individuato il proprio tallone d’Achille nell’auto-distruzione della sua immagine pubblica frutto della eccessiva partecipazione a feste «cafonal», come le chiamava il sito di Roberto D’Agostino, in cui appariva in compagnia di personalità della Roma fancazzista. Non era la mondanità in sé a turbare ma la qualità della rete di personaggi frequentati.
Bertinotti pensava che la propria biografia politica e sindacale, oltre che la propria provenienza di classe, impedissero di confondersi e di confonderlo con i suoi improvvisati e futili amici. Non è andata così. Sono loro a essersi mangiati Bertinotti non Bertinotti a portare costoro dalla parte della sinistra più radicale.
IL TRAMONTO DELLA PROPOSTA POLITICA. Tuttavia se l’immagine dell’ex sindacalista coriaceo si è distrutta soprattutto nel breve periodo della presidenza della Camera perché c’era troppa Valeria Marini nella sua vita, il fatto vero è che la proposta politica di Bertinotti non è mai veramente esistita.
Rifondazione ha vissuto sulla rendita ideologica di un mondo che non si rassegnava alla fine del Pci. Ha accettato il governo Prodi ma lo ha mollato quando ha capito che quel mondo al governo soffriva, come avrebbe sofferto in qualunque governo. Negli ultimi tempi ha cercato un nuovo spazio presentandosi come socialdemocrazia di sinistra, confermando tuttavia che per un comunista italiano tutto può essere più facile, diventare clintoniano o grillino, come oggi appare Bertinotti, piuttosto che dichiararsi socialdemocratico.
L'EREDITÀ A VENDOLA E SPINELLI. I ragazzi di Bertinotti si sono sentiti traditi e abbandonati da lui e anche lui ha provato gli stessi sentimenti. Per alcuni anni il carisma di Nichi Vendola ha fatto aggio sulla totale assenza di visione politica. Poi il declino dell’affabulatore pugliese e forse la sua stessa stanchezza fisica hanno consegnato questa esperienza ai titoli di coda, complice il matrimonio sbagliato con una giornalista, Barbara Spinelli, che cercava solo spazi per sé come tutti i figli d’arte che credono di affermarsi là dove i propri genitori, irraggiungibili, hanno eccelso.
Ora Bertinotti dichiara morta la sinistra. È buffo che i leader della sinistra quando perdono e perdono personalmente dichiarino finito il gioco. Io che non appartengo a quella sinistra credo che prima o poi verrà fuori qualcuno o qualcuna che prenderà in mano quelle bandiere.
MARCUSIANESIMO DI RITORNO. Dissento insomma anche dall’idea bertinottina, molto diffusa nel nuovo radicalismo, che le vere differenze oggi siano la coppia alto-basso, dentro-fuori. È un marcusianesimo di ritorno, mentre mi pare che il tema resti quello della disuguaglianza, del cosa e come produrre, delle idee forti di riorganizzazione democratica di società avanzate.
Bertinotti che fece la sua penultima svolta rompendo con lo stalinismo 30 anni dopo la caduta del Muro di Berlino oggi sembra uno studente di un nuovo 68 che cerca il suo Marcuse e considera le vecchie teorie della sinistra tutte ormai in disuso.
LA VENTATA RENZIANA. Matteo Renzi più furbescamente rubacchia qualcosa da un passato che non è suo. Ma soprattutto sta cercando di realizzare il più incisivo e rumoroso cambiamento che l’Italia abbia mai avuto dopo gli anni della rinascita post Seconda Guerra mondiale.
Bertinotti si iscrive al partito che vede in tutto ciò la minaccia autoritaria. È ben triste che la ricchezza teorica del marxismo si sia ridotta a celebrare le paure di vecchi e nuovi filosofi che vedono sempre trame oscure del potere. Temo che stiano sopravvalutando il concetto e la concretezza del potere reale.
Anche se non c’entra niente questo riferimento che sto per fare, per loro è adattabile il titolo di un famoso libro di Freud, Totem e tabù. Guardano l’uno, sono sopraffatti dagli altri. Se è questo il loro modo di ragionare, la loro sinistra è veramente morta, ma solo quella loro.

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