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L'INTERVISTA 12 Luglio Lug 2014 0815 12 luglio 2014

Gaza-Israele, Ramazzotti Stockel: «Obiettivo Terza intifada»

L'attivista ebreo sulla guerra contro Hamas.

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Una pioggia di 550 razzi in quattro giorni, con il record di 200 lanci al giorno. Sirene d'allarme a Tel Aviv e a Gerusalemme per attacchi non più unicamente da Gaza, ma anche dal Sud del Libano.
L'Israele della «guerra senza tregua a Hamas» che, dopo l'uccisione dei tre giovani seminaristi, si è deciso per una rappresaglia «graduale ed estesa» ha di fronte un nemico bene armato.
Le brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato di Hamas, dispongono di razzi di lunga gittata capaci di aggirare lo scudo anti-missile Iron Dome. E, per la prima volta, complici gli alleati di Hezbollah, riescono a colpire anche dal Paese dei cedri.
OBIETTIVO TERZA INTIFADA. Anche Hamas, per molti «debole» e accerchiata da falangi di jihadisti, è «pronta a combattere per mesi» contro i raid israeliani. «Dietro la facciata della riconciliazione con il leader dell'Anp Abu Mazen, l'obiettivo profondo potrebbe essere la Terza intifada», racconta a Lettera43.it Marco Ramazzotti Stockel, ebreo e membro della rete contro l'occupazione che difende i palestinesi.
Da pacificatore, l'attivista e cooperante internazionale, consulente dell'Ue e dell'Onu, conosce la situazione di Gaza da anni e la morte dei ragazzi israeliani, scintilla della crisi, gli appare come un «fatto poco chiaro sul quale, senza informazioni certe, è impossibile esprimersi».
MISSILI ANCHE DAL LIBANO. Chiaramente «Israele ha usato la tragedia nel modo peggiore, calpestando e schiacciando l'avversario». Stupidamente si ritrova però isolato come mai in passato. «Gli Stati Uniti e le monarchie del Golfo sono inattivi, manca una mediazione egiziana per la tregua. E soprattutto», argomenta, «Israele, accerchiato da almeno altri nove conflitti, si ritrova sotto l'assedio dei missili iraniani. Sia in Libano sia a Gaza».

L'ebreo Marco Ramazzotti Stockel, cooperante esperto di Medio Oriente, a una manifestazione in favore del popolo palestinese.

DOMANDA. Perché Hamas è così bene armata?
RISPOSTA.
È una filiazione dei Fratelli musulmani. Che, saliti al potere il Egitto, tra il 2012 e il 2013 hanno permesso il passaggio, attraverso il Sinai e il Mar Rosso, di grandi forniture verso la Striscia di Gaza.
D. Dopo il golpe però, con al Sisi l'ordine è stato ristabilito.
R.
Sì, ma c'è un altro problema che impedisce di negoziare la tregua tra Hamas e Israele.
D. Quale?
R. Al Sisi, deciso a stroncare i traffici tra l'Egitto e Gaza, è oggettivamente e soggettivamente incapace di una mediazione con Hamas. Non c'è margine, quando invece trattare è indispensabile.
D. Gli americani si sono offerti di fare da pacieri.
R.
Ma tra la Casa Bianca e il premier israeliano Benjamin Netanyahu c'è il gelo da anni. In Medio Oriente, Barack Obama segue poi la linea del generale disimpegno. I suoi uomini sono stanchi di combattere, vedono che è stato doloroso e inutile, anzi ha peggiorato le cose.
D. L'Europa poi è invisibile.
R.
Tony Blair, da inviato del Quartetto per la pace in Medio Oriente, ha sempre remato contro i palestinesi. Quanto all'Ue, come dice Angela Merkel, siamo d'accordo sul fatto che siamo in disaccordo. Ultimamente ci sono state prese di posizione di Bruxelles anche marcatamente critiche verso Israele, ma i governi sono divisi sulle politiche da adottare. Inoltre, ripiegandosi sugli Usa hanno di fondo abbandonato le politiche filoarabe.
D. Perché allora Netanyahu è, per la prima volta, solo?
R. Negli ultimi mesi, anche le monarchie sunnite del Golfo come Arabia Saudita e Qatar si stanno defilando. I soli a farsi avanti, rimpiazzando l'attivismo di Doha nei vicini conflitti mediorientali, al momento sono gli emiri del Kuwait.
D. Un bastione degli Usa.
R. Sì ma Obama è prudente, per quanto non abbia le mani completamente libere per il voto del Midterm. Netanyahu si è mosso unilateralmente e l'operazione a Gaza potrebbe essere l'occasione per scaricarlo. Hai voluto la guerra, adesso occupati da solo di tutti i missili che ti circondano.
D. Un recente rapporto dell'Onu accusa l'Iran dell'export, vietato dall'embargo, di razzi a lunga gittata. Gli stessi M302 che, questo mese, hanno raggiunto Israele da Gaza.
R.
Gli israeliani hanno una paura terribile dei missili iraniani, minano l'equibrio strategico della regione. Più ancora che dei lanci a sud, dalla Striscia, la minaccia arriva dal nord, dalle milizie sciite di Hezbollah in Libano. La guerra in Siria ha allontanato questo pericolo.
D. In che senso?
R. Impegnando gli Hezbollah filo-iraniani in sostegno a Bashar al Assad, li si è distolti dal conflitto israelo-palestinese. Nella guerra tra sciiti e sunniti in Medio Oriente, per autodifesa Israele sta con le monarchia sunnite reazionarie. Dietro il conflitto siriano c'è la longa manus di Tel Aviv.
D. Ma a bloccare i missili iraniani c'è lo scudo di Iron Dome.
R.
Bugie. Ormai la batteria ne intercetta solo uno su tre. Tecnologicamente, i razzi sono sempre più avanzati e in grado di raggiungere Tel Aviv e Gerusalemme. Questa è la verità.
D. Perché Hamas vuole la guerra dopo aver accettato un governo di riconciliazione con al Fatah?
R.
Il suo potrebbe essere un accordo di facciata. Con l'obiettivo profondo di una Terza intifada.
D. Uccidere i tre ragazzi, allora, è stata una provocazione di Gaza?
R.
Non collegherei i due fatti. Gli studenti israeliani, e anche il ragazzo palestinese bruciato vivo, sono le vittime di un Paese impazzito. Sul rapimento, poco chiaro e difficile da appurare, senza strumenti non si possono dare giudizi.
D. Ma una reazione così esagerata di Israele era immaginabile.
R. Dipende da quanto intelligenti sono gli autori di gesti così vili e selvaggi. Di certo, nelle quattro morti la religione non c'entra nulla. Chi ha ucciso così è anche privo di visione militare e strategica. I governi avrebbero dovuto essere forti, prendere le distanze.
D. Invece?
R. Netanyahu ha sfruttato le morti dei giovani come una miserabile scusa per calpestare e schiacciare i palestinesi. Qualcosa di terribile è stato usato in modo altrettanto terribile.
D. Eppure l'opinione pubblica israeliana approva la rappresaglia contro Gaza.
R.
Israele vive in uno stato permanente di paura e la destra al governo, populisticamente, lo alimenta per restare al potere. Purtroppo il meccanismo fa presa anche sulle comunità ebraiche all'estero.
D. Perché nessuno lo ferma?
R.
La sinistra si limita a gridare al lupo Bibi, che sappiamo già essere cattivo, ma contro di lui non ci sono contro-proposte concrete, neanche sui piani militari. Le comunità ebraiche appoggiano acriticamente la dottrina pedante di Netanyahu e, in ultima istanza, di Avigdor Lieberman solo con la pretesa di difendere il sionismo.
D. Ma, a parole, Netanyahu frena gli attacchi del ministro degli Esteri dell'ultra-destra.
R. Solo per rassicurare Obama. In realtà, la sostanza non cambia: è suo complice. Ma con la politica dell'occupazione e delle bombe, i due ottengono solo il risultato a breve termine di vincere alle urne.
D. Poi che accadrà?
R.
Sarà un disastro, anche per l'ebraismo mondiale. L'odio genera odio. Sono le politiche d'Israele a produrre antisemitismo, odio contro gli ebrei. Tra il Medio Oriente e il Nord Africa, ci sono almeno nove Paesi in conflitto. Un quadro esplosivo.
D. Mentre attorno a Israele cresce il vuoto.
R. I missili però aumentano. Da Gaza, questa settimana i razzi hanno sfiorato la centrale nucleare di Dimona. Ma i media occidentali minimizzano.

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