Napolitano 140710150025
PREOCCUPAZIONE 12 Luglio Lug 2014 1054 12 luglio 2014

Giorgio Napolitano: «L'Europa parli della crisi ai suoi confini»

Il Capo dello Stato: «Il semestre Ue non sia di soli affari interni».

  • ...

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è fortemente preoccupato per il rischio che le molte crisi aperte ai confini dell'Europa, da Gaza all'Iraq, dalla Siria alla Libia fino all'Ucraina, finiscano per sommarsi di fronte a un'Europa che appare in ritardo perché «in questi lunghi anni di crisi finanziaria ed economica, la dimensione della politica estera e di sicurezza comune europea è purtroppo rimasta drammaticamente sacrificata».
In un lunga intervista riportata su La Stampa il 12 luglio, il capo dello Stato ha ribadito che «il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea si è aperto in un quadro di allarmante aggravamento della situazione internazionale».
INFORMARE L'OPINIONE PUBBLICA. Per Giorgio Napolitano «è importante dare maggiore consapevolezza all'opinione pubblica italiana dei dilemmi e dei rischi che toccano anche il nostro Paese e favorire il massimo di convergenza politica su questo terreno».
Il semestre italiano «non deve esse solo di affari interni della Ue, in relazione ai problemi dell'economia, ma deve essere anche un semestre di forti impulsi europei per costruire una prospettiva di stabilizzazione e pacificazione a Est e Sud dell'Europa».
DALLA RUSSIA A GAZA. Una prospettiva che a Est ha bisogno di accantonare «una strategia di 'contenimento' della Russia che riproduce anacronisticamente un contesto di guerra fredda che non esiste più» e che a Sud desta allarme per il continuo lancio di missili su Israele e per il rischio di «un'invasione della Striscia di Gaza che costituirebbe una escalation dalle conseguenze imprevedibili».

Gli Stati Uniti chiedono maggiore sicurezza

Il presidente degli Usa Barack Obama durante il discorso sull'Iraq.

In questi lunghi anni di crisi finanziaria ed economica, «la dimensione della politica estera e di sicurezza comune europea è purtroppo rimasta drammaticamente sacrificata».
Ma ora che emergono «tensioni e conflitti con cui malamente conviviamo da molti anni e nuovi focolai di contrapposizione».
Dunque «coltivare questo spazio è diventato essenziale: lo si chiede all'Europa da diverse parti e in modo particolare da una presidenza americana ben consapevole di non poter supplire, come nel passato, a insufficienze europee specie nel campo della sicurezza».
IL PESO DELL'11 SETTEMBRE 2001. Giorgio Napolitano ha evidenziato anche come «la comunità internazionale, dal dopo 11 settembre 2001, non sia riuscita ad affrontare e ad avviare a soluzione con mezzi politico-diplomatici nessuna crisi e non è riuscita a disinnescare nessuna sfida».
Esempi «assillanti» di «una tale insufficienza o impotenza politica» sono i «fallimenti dei tentativi di negoziato» tra Israele e e la Palestina e il superamento del conflitto in Siria. Situazioni che, secondo il presidente della Repubblica, rischiano d'incrociarsi ora con «l'attacco fondamentalista in Iraq».
IL NODO DELL'IMMIGRAZIONE. Il presidente della Repubblica ha parlato anche di immigrazione: «Le sfide che vengono dal Mediterraneo e che trovano la loro espressione drammatica nel massiccio flusso di migranti e di richiedenti asilo verso l'Italia e l'Europa devono avere un posto di rilievo accanto ai problemi e agli assilli provenienti da altri punti cardinali».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso