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MEDIO ORIENTE 12 Luglio Lug 2014 1801 12 luglio 2014

Israele-Hamas, la diplomazia si mette in moto

Dopo cinque giorni e 130 morti, la comunità internazionale si muove.

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Federica Mogherini vola in Medio Oriente. Tony Blair, inviato speciale per la pace investito del mandato del cosidetto Quartetto (Stati Uniti, Russia, Onu e Unione europea), si siede al tavolo del presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi.
Usa, Germania, Francia e Gran Bretagna mettono in agenda, per il 13 luglio, un vertice d'urgenza a Vienna, a margine del gruppo 5+1 sul nucleare iraniano.
Cinque giorni e 130 morti dopo la riesplosione delle tensioni a Gaza, la comunità internazionale si mette al lavoro per la definizione di una tregua tra Israele e Hamas.
PRIMI, TIMIDI PASSI DELLA DIPLOMAZIA. In un 12 luglio bollente - che ha visto Tel Aviv schierare le truppe di terra al confine della Striscia, senza per questo smettere di bombardare i centri abitati, e l'organizzazione paramilitare palestinese intensificare il lancio di razzi su Israele - la diplomazia ha mosso i primi, timidi passi.

L'Egitto coordina Lega araba, Oic e Nazioni unite

E mentre il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite s'è limitato, per ora, a lanciare un appello per «il ripristino della calma», il governo del Cairo ha «intensificato i contatti» con i Paesi membri della Lega araba «per fermare le aggressioni israeliane nei territori palestinesi».
Per consentire agli aiuti umanitari (tra cui 500 tonnellate di cibo e forniture mediche) di raggiungere la Striscia e agli abitanti feriti di Gaza di fuggire dalle bombe e ricevere le cure necessarie, l'Egitto ha riaperto il valico di Rafah, l'unico nella zona a non essere controllato dalle autorità israeliane. Tuttavia, ha avvertito il quotidiano al Ahram, «non è chiaro per quanto ancora il passaggio resterà accessibile».
IL CAIRO RIAPRE IL VALICO DI RAFAH. Al Sisi, preoccupato dal riacutizzarsi delle tensioni al confine Nord Est del Paese, «ha messo in guardia contro le ricadute e i pericoli dell'escalation militare», invitando «la comunità internazionale ad assumersi le proprie responsabilità». Un messaggio nemmeno troppo velato a Unione europea e Stati Uniti in primis.
Per conto dell'Ue è pronta a sbarcare in Egitto Federica Mogherini, lady Pesc in pectore. Il ministro degli Esteri italiano, in prima fila per raccogliere l'eredità di Alto rappresentante per la politica estera di Bruxelles dall'inglese Catherine Ashton, è attesa al Cairo il 18 luglio, dopo le tappe - tra il 14 e il 17 - in Israele e Palestina.
L'ITALIA: «AFFRONTARE LA QUESTIONE IL 16 LUGLIO». Roma, da parte sua, ha dichiarato di considerare «grave e preoccupante la sanguinosa escalation di violenza in corso» e ha fatto appello affinché l'Unione europea sostenga ogni tentativo di cessate il fuoco e dia il via al dialogo.
Il governo italiano ha anche precisato di voler affrontare la questione nel vertice del 16 luglio convocato per definire gli assetti delle istituzioni europee.
VERTICE A QUATTRO A VIENNA. Nel frattempo gli omologhi britannico, statunitense, francese e tedesco di Mogherini hanno organizzato un vertice, il 13 luglio, per vagliare le possibilità di una tregua. «Abbiamo bisogno di un'azione internazionale urgente e concertata per ottenere un cessate il fuoco come nel 2012», ha spiegato il ministro degli Esteri di Londra William Hague. «Ne parlerò con John Kerry, Laurent Fabius e Frank-Walter Steinmeier a Vienna».
Le conclusioni dell'incontro saranno poi trasmesse al Cairo, che si occupa di «coordinare l'azione comune in seno alla Lega araba, all'Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) e al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite» sulla questione palestinese.
Hague ha riferito di aver parlato sia con il suo omologo israeliano Avigdor Lieberman sia con il presidente palestinese Abu Mazen.
A Lieberman, Hague ha chiesto il rinnovo del cessate il fuoco fra Israele e Gaza in base all'accordo raggiunto tra le parti nel 2012, mentre ad Abu Mazen il capo della diplomazia britannica ha chiesto di fare «di fare tutto quello in suo potere» per raggiungere l'obiettivo di uno stop.
Il presidente francese, François Hollande, ha avuto un colloquio telefonico con il premier turco Recep Tayyip Erdogan, per parlare della ''grave situazione a Gaza'' e per agire a favore di un cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi.
DALL'EGITTO BOZZA DI ACCORDO PER ISRAELE E HAMAS. L'Egitto di Fattah al Sisi sembra aver ritrovato il suo ruolo di attivo mediatore tra le parti.
I media israeliani già dalla mattina del 12 luglio avevano segnalato la presentazione ad Israele ed ad Hamas, da parte dell'Egitto e di uno stato arabo, probabilmente il Qatar, di una bozza di tregua. L'accordo si comporrebbe di due punti: uno sulla sicurezza e l'altro su aspetti socio-economici. La tivù israeliana ha anche citato la possibilità di una tregua umanitaria di 12 ore.
HAMAS: «NESSUNA PROPOSTA RICEVUTA». In serata il giornale Haaretz ha riportato una dichiarazione del portavoce di Hamas Sami Abu-Zuhri secondo cui la fazione islamica deve ancora ricevere «una concreta offerta» su un cessate il fuoco. «Se riceviamo», ha aggiunto, «una proposta seria, la studieremo e risponderemo. Per ora le forze della resistenza continuano a combattere l'occupazione».
L'arrugginita macchina della diplomazia internazionale s'è messa in moto. Resta da vedere se riuscirà a ottenere qualche risultato. E soprattutto in quanto tempo. Le bombe su Gaza continuano a cadere.

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