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VERSO IL VOTO 12 Luglio Lug 2014 2145 12 luglio 2014

Italicum, M5s-Ncd-Lega Nord contro Renzi

Nasce il fronte su preferenze e soglie.

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Il ministro delle Riforme, Elena Maria Boschi.

Ultimo weekend per alleanze e ripensamenti: da lunedì 14 luglio sulle riforme si deve fare sul serio.
È iniziato il countdown per la settimana decisiva al Senato che attende il testo licenziato dalla commissione per gli Affari costituzionali per discuterlo e votarlo.
RENZI È TRANQUILLO. Il premier Matteo Renzi non teme imboscate, almneo sul ddl Boschi.
Perché se è vero che sul nuovo Senato e sulla fine del bicameralismo perfetto nessuno dei ribelli e dei malpancisti della minoranza di Partito democratico, Forza Italia, Movimento 5 stelle, Lega Nord e Nuovo centrodestra ha avuto finora la forza di frenare, si è già saldato un insidioso fronte, deciso ad aver voce in capitolo sull'Italicum, riforma che il presidente del Consiglio vuole mettere in cantiere subito dopo il primo sì sul ddl che rivoluziona Palazzo Madama.
SCONTRO SULL'ITALICUM. Cosa si chiede sulla legge elettorale? Soglie di sbarramento più basse e ritorno alle preferenze. Sono queste i nodi che mettono d'accordo un fronte vasto, che lascia fuori solo il partito di Silvio Berlusconi che ha promesso di rispettare l'accordo del Nazareno.
«Daremo battaglia sulle preferenze, è ridicolo che qualche partito si opponga al diritto dei cittadini di preferire un deputato, dopo che ha dato la sua preferenza per comuni, Regioni ed Europa. Perché no per il parlamento?», ha detto a chiare lettere Angelino Alfano, principale alleato di governo Renzi e leader di Ncd, che ha promesso fedeltà sul ddl Boschi.
M5S CONTRO LA RIFORMA. Anche Stefano Fassina, della minoranza Pd è uscito allo scoperto: «Ritengo che la riforma del Senato possa funzionare solo se vi è una correzione della proposta di legge elettorale: superamento delle liste bloccate, revisione delle soglie di sbarramento e per il premier di maggioranza».
Lega e M5s, poi, non hanno mai fatto mistero di voler riprendere la battaglia sulle preferenze. Forse per questo i pentastellati - in attesa dell'incontro sulla legge elettorale non più confermato da Palazzo Chigi - hanno dissotterrato l'ascia di guerra. E hanno deciso di portare in piazza il leader Beppe Grillo contro il nuovo Senato non elettivo.
ASSE DEI PICCOLI PARTITI. Insomma, se i ribelli sulla riforma di Palazzo Madama sembrano decisi a non ostacolare Renzi, così potrebbero non fare quando sarà il momento di parlare di Italicum.
L'asse M5s-Ncd-Lega si è mostrato in tutta la sua evidenza nelle dichiarazioni fatte dai diversi esponenti dei piccoli partiti, di solito mai d'accordo.
SALE IL DEMOCRATELLUM. «Il Democratellum dei pentastellati può ritenersi condivisibile nel quadro di un mantenimento del sistema proporzionale che garantirebbe ampia rappresentatività in parlamento e di una reintroduzione delle preferenze. Renzi abbia il coraggio di mediare su questi due aspetti», è stato l'invito del vicesegretario dell'Unione di Centro, Antonio De Poli. E il premier, stando alle voci di corridoio, per chiudere sul Senato e portare a Bruxelles la prima intesa sulle riforme sarebbe anche intenzionato a farlo.

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