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POLITICA 12 Luglio Lug 2014 2200 12 luglio 2014

Riforme, Berlusconi: Ruby non spezza il patto con Renzi

Dettata la linea a Fi. Verdini e Romani contengono i «frondisti».

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Roma: Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa nella sala Aldo Moro della Camera dei Deputati (18 giugno 2014).

La spada di Damocle del processo Ruby non mette a rischio il patto del Nazareno.
Nonostante l'umore nero e la preoccupazione Silvio Berlusconi la linea che il Cavaliere continua a dettare al vertice del suo partito non cambia: nessuna ritorsione a Renzi sul tema della riforme.
Anche perché agli occhi dell'opinione pubblica sarebbe una debacle per Forza Italia, è il ragionamento. Ma al di là dei proclami politici, Berlusconi sa benissimo che non è conveniente, proprio per la sua situazione personale, scendere dal treno delle riforme e venir meno agli accordi con il premier.
POSSIBILE UN SCONTO DI PENA IN CAMERA DI CONSIGLIO. E poi l'inner circle berlusconiano pensa che non sia escluso che dalla Camera di Consiglio del tribunale milanese i giudici possano uscire con uno «sconto» della pena rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero (conferma della sentenza di condanna a 7 anni di reclusione ed interdizione perpetua dai pubblici uffici). Una modifica della sentenza di primo grado migliorerebbe certamente la condizione dell'ex premier in vista dell'esame della Cassazione atteso per l'autunno.
La situazione però resta complicata e non è un caso che molti dentro Forza Italia si domandino, alla luce del rischio di una nuova condanna, cosa ne sarà delle riforme e più in generale del partito, che già non versa in buone condizioni.
CALCOLI SUI «FONDISTI». Secondo Berlusconi quella delle riforme poi è una partita troppo importante per Renzi, e quindi il premier la porterebbe avanti anche senza Fi. Un concetto che lo stesso Cav ha in programma di ricordare martedì 15 luglio nell'assemblea congiunta con i parlamentari azzurri.
Il rischio che l'avvicinarsi della sentenza possa contribuire a surriscaldare gli animi già incandescenti all'interno del partito è una variabile che il Cav vuole evitare. Ecco perché l'attenzione è ora focalizzata sull'obiettivo di far rientrare il dissenso sulle riforme. Il dossier è nelle mani di Denis Verdini, che insieme a Paolo Romani, capogruppo azzurro a palazzo Madama si sta dando da fare per contenere il malumore dei 'frondisti'. Sulla carta sarebbero 22 senatori, anche se a sentire i calcoli che si fanno tra Arcore e piazza San Lorenzo in Lucina gli scontenti delle riforme dovrebbero ridursi al massimo a 10. Ma la confema si avrà solo all'inizio delle votazioni nell'aula del Senato.
TENSIONI PURE NEL CERCHIO MAGICO. Comuqnue che ormai la situazione dentro il partito di Berlusconi sia caotica lo dimostrano anche le tensioni interne al cosiddetto cerchio magico tra l'avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini e Francesca Pascale. A descrivere il pessimo clima che si respira in casa dell'ex capo del governo è, ultimo in ordine di tempo, il Fatto Quotidiano che ha raccontato di un diverbio tra i due, poi smentito da entrambi.

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