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EUROPA 15 Luglio Lug 2014 1002 15 luglio 2014

Commissione Ue, Juncker è presidente

Con 422 voti a favore l'europarlamento ratifica la nomina del lussemburghese.

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Il presidente della Commissione Ue in pectore Jean-Claude Juncker.

Alla fine Jean-Claude Juncker ce l'ha fatta. Nonostante il timore dei franchi tiratori e le condizioni poste dall'S&D capitanato da Gianni Pittella, il parlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo lo ha eletto con 422 voti favorevoli (250 i contrari).
Il voto a scrutinio segreto lasciava infatti spazio alle scelte individuali e al 'voto di scambio', soprattutto tra i tra i socialisti e i liberali, che avevano promesso di votare Juncker a patto di ottenere un tornaconto nella partita delle nomine che si giocherà nel vertice straordinario di mercoledì sera 16 luglio sera Bruxelles.
LE CONDIZIONI DELL'S&D. Il 'sì' dei socialisti è stato indispensabile. E non sarà un assegno in bianco. A partire dal piano di investimenti pubblici e privati per la crescita - confermato «senza ombra di dubbio» - e che il commissario per gli Affari economici sarà un socialista.
Gli S&D vogliono, insomma, avere certezza sulla linea della flessibilità nell'applicazione delle regole del Patto di Stabilità e crescita.
Tra le richieste avanzate invece dai liberali, quella di ottenere un posto di peso tra i 'top job' che saranno discussi nel vertice di mercoledì.

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14.37 - DIALOGO CON LA GRAN BRETAGNA. «Ho chiarito perfettamente in numerose occasioni che vogliamo fare un accordo equo con la Gran Bretagna», ha detto Juncker, «Negozierò con David Cameron e con gli altri».

14.31 - NESSUNA PROMESSA AI FRANCESI. Juncker nega che alla Francia sia stata promessa la commissione per gli Affari economici e monetari, alla quale aspirerebbe il francese Pierre Moscovici. E nega che ai Paesi siano stati promessi altri portafogli. Per quanto riguarda invece il gender balance e la promessa di mettere più donne a capo delle varie commissioni, il neo presidente ha confermato che per ora «solo 3-4 candidati di sesso femminile sono state proposte per la Commissione dagli Stati membri».

14.20 - JUNCKER NON PARLA DI MOGHERINI. Subito dopo l'elezione il presidente dell'esecutivo Jean Claude Juncker conferma l'intenzione di procedere alle nomine un passo alla volta: «Dei commissari discuteremo ad agosto» dice, lasciando quindi intendere che durante il vertice straordinario del 16 luglio si parlerà solo del presidente del Consiglio europeo. E sulla nominea dell'Alto rappresentante per la politica estera dice: «Non voglio commentare la proposta italiana», riferendosi alla querelle sulla nomina di Federica Mogherini, osteggiata dai paesi dell'Est.

14.18 - SCHULZ: PASSO STORICO PER LA DEMOCRAZIA UE. «Il giorno che viviamo oggi si scrive nel libro della storia della Ue». Così Martin Schulz nella conferenza stampa dopo il voto di fiducia che ha eletto Jean Claude Juncker presidente della Commissione europea. Schulz ha definito il processo di nomina un «passo storico per le democrazia europea».


13.47 - JUNCKER È PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE. «Con questa votazione si conclude un processo storico», dice Schulz, «ovvero l'elezione del presidente della Commissione. Hanno votato 729 deputati, schede bianche 47 e quindi considerate astensioni, 10 schede nulle». Stando «al trattato Ue il presidente della Commissione deve essere eletto a maggioranza assoluta, 376 sì. Juncker ha preso 422 voti a favore, voti contrari 250». Il parlamento europeo «ha accettato il candidato proposto dal Consiglio europeo», ha detto Schulz, che ha augurato «in bocca al lupo a Juncker per il lavoro che lo attende». Applausi in aula.


12.58 - AL VIA LO SPOGLIO. Il presidente del parlamento Schulz ha dichiarato conclusa la votazione e ha sospeso la sessione in attesa dei risultati.

12.32 - INIZIA LA VOTAZIONE. Il presidente del parlamento ha sorteggiato gli scrutatori (tra questi un deputato dell'Ukip si è rifiutato di svolgere la funzione perchè «contrario al voto segreto»), si è assicurato che tutti i parlamentari avessero la scheda di voto e ha aperto la votazione.


12.15 - JUNCKER RINGRAZIA LE PEN PER IL NON VOTO. Il candidato Juncker interviene cinque minuti solo per dire che non condivide la decisione del voto segreto, ma con una battuta conclude: «Capisco che ci sia perché altrimenti i cittadini saprebbero che alla fine Farage vota per me». Infine si rivolge al leader francese del front Nacional: «Grazie onorevole Le Pen che non voterà per me, non voglio il voto di chi spinge ed esclude». Con un applauso in aula si conclude il dibattito. Tra 10 minuti si vota la fiducia al lussemburghese.

12.06 - PER MARINE LE PEN C'È MENO DEMOCRAZIA. Marine Le Pen parla della «solita divisione della torta da parte dei soliti gruppi politici», e aggiunge, «Non crediate che i popoli europei avrebbero scelto Juncker o Schulz, che nei paesi dell'Ue sono perfetti sconosciuti». Per Le Pen Juncker «è un nulla che pretende di imporre la sua volontà ai nostri cittadini, questa è una mancanza di democrazia. E dopo Barroso con lei continuerà la disgrazia dei popoli», continua. ma «noi combatteremo contro di lei, saremo scrupolosi osservatori, lei è sotto sorveglianza. Tutti i patrioti di Europa la terranno sotto controllo senza tregua».

12.00 - FARAGE: MA QUALE DEMOCRAZIA. Nigel Farage, presidente dell'Efdd, non darà il suo voto a Jean Claude Juncker: «Nessun cittadino sapeva chi fosse Juncker quando ha votato, il suo nome non è comparso su nessuna scheda elettorale. E Schulz ha preso il premio di consolazione ed è diventato di nuovo presidente del parlamento. Facciamo finta che ci sia democrazia, ma pensiamo al processo in cui ci lanciamo. Ci hanno chiesto di votare tutti e quanti candidati abbiamo? Uno!», esclama Farage, «Tempi sovietici. E peggio ancora: sarà un voto segreto. I nostri cittadini dopo averci eletto non sapranno come voteremo. Questo è un enorme insulto ai nostri elettori», continua.
«Lei è un manovratore politico, con un sense of humor apprezzabile», dice rivolgendosi a Juncker, «ma io non ho creduto per niente a quello che ha detto», conclude il leader dell'Ukip.

11.53 - I VERDI DIVISI, VOTANO SÌ E NO. «Siamo divisi, molti di noi dicono che il meccanismo che lo porta qui oggi è un primo passo democratico», dice Philippe Lamberts, leader dei Verdi, «per questo alcuni di noi la sosterranno, altri invece non hanno fiducia, soprattutto vedendo chi la sostiene», dice Lamberts. «Le tre principali famiglie che la sostengono oggi sono al potere da decenni, se avessero voluto fare qualcosa lo avremo già visto».

11.50 - LA SINISTRA EUROPEA GUE DICE NO. «Vorrei placare l'euforia che si respira qua dentro, vorrei mettere un po' d'acqua nel nostro vino», così esordice il leader della Gue, Gabriele Zimmer. «Noi come gruppo non la voteremo ma la giudicheremo in base al suo operato quotidiano».

11.45 - I LIBERALI SOSTENGONO JUNCKER. «Votando Juncker oggi, diciamolo una volta per tutte, stabiliamo una vera democrazia europea dove sono gli elettori a decidere». Per questo, dice il leader dell'Alde Guy Verhofstadt: «Il mio messaggio va a quei deputati dei grandi gruppi che vogliono votare contro Juncker, perchè facendo così si mettono dalla parte degli antieuropei e contro i cittadini».
L'Alde dice sì perché condivide il programma sull'immigrazione «finalmente parliamo d'immigrazione legale, argomento tabù finora», e il promesso equilibrio nella Commissione tra uomini e donne. Poi chiede a Juncker: «Crei una visione che vada verso una maggiore integrazione dell'Ue. Se farà questo ci troverà sempre dalla sua parte». Infine un appello: «Non fare come il tuo predecessore, non telefonare a Berlino, usa il tuo diritto d'iniziativa».

11.40 - ECR, IL TERZO GRUPPO, DICE NO AL CANDIDATO. Dopo Pittella parla il leader del gruppo dei conservatori Ecr, Syed Kamall che ha deciso di non sostenere Juncker: «Noi vogliamo che ci dica in che cosa crede davvero», esordisce, «in realtà non ce lo dirà, perché l'accordo è già stato fatto e il bottino è stato diviso», dice riferendosi al patto tra S&D, Alde e Ppe.

11.30 - SÌ DEI SOCIALISTI, MA NON È UN ASSEGNO IN BIANCO. «Noi non abbiamo vinto le elezioni ed è giusto che sia lei il candidato», dice Pittella. «Nei prossimi mesi verificheremo i programmi. Il controllo del parlamento sull'operato della Commissione sarà rafforzato», avverte il leader dei socialisti. «Il nostro sostegno non è solo un omaggio obbligato alla nuova democrazia parlamentare», sottolinea. «Abbiamo chiesto più crescita, un'Europa più sociale. Lei ci ha dato le cifre e ci ha convinto», dice Pittella che annuncia «per questo la votiamo», ma «sulla flessibilità saremo intransigenti».

11.28 - ELEZIONE E PACCHETTO NOMINE: MOGHERINI IN FORSE. Mentre il parlamento discute la nomina del presidente della Commissione, continunano le indiscrezioni sul pacchetto delle nomine. Per il ruolo chiave di 'ministro degli esteri' Ue, Federica Mogherini è considerata «un buon candidato», ma «ha dieci-undici paesi contro». Lo riferiscono fonti vicine a Jean Claude Juncker riportando la determinazione del presidente designato a delineare la squadre dei commissari «entro fine luglio, primi di agosto».

I FRANCHI TIRATORI DEL PARTITO SOCIALISTA. Il nuovo leader del Partito socialista spagnolo (Psoe), Pedro Sanchez, ha annunciato sul suo profilo Twitter, che i 14 eurodeputati del suo partito voteranno 'no' a Jean Claude Juncker come presidente della Commissione europea, «perché è il padre delle politiche di austerità». La presa di posizione del successore di Rubalcaba è stata aspramente criticata dal Partido popular spagnolo, secondo il quale non votare Juncker sarebbe «una violazione degli impegni internazionali presi dal Psoe e una decisione sbagliata».


11.25 - SALVIAMO GAZA, DICE PITTELLA. «A Gaza c'è la guerra che fa migliaia di vittime tra civili. Dobbiamo fermare questa guerra, nessuno può chiudere gli occhi alla guerra. In Siria, a Gaza, in Ucraina, la guerra che pensavamo di aver esorcizzato, è tornata», inizia così l'intervento del presidente dell'S&D Gianni Pittella. «Ma questa guerra è uno specchio perché richiama il senso profondo, la ragion d'essere dell'Ue, che è un progetto di civilizzazione, di pace, di solidarietà. Come prima azione di questa legislatura dobbiamo lavorare per imporre il cessate il fuoco a Gaza».
Pittella spiega poi la sua visione: «È più importante l'ordine dei conti pubblici o l'ordine delle nostre vite?», si chiede Pittella, «cinque anni fa c'era Barroso, la crisi era cominciato e già alcuni ne preannunciavano la fine. Invece la crisi è ancora qui».


11.05 - OMAGGIO FINALE AI GRANDI EUROPEI. Juncker conclude il suo intervento, durato poco meno di un'ora, facendo un omaggio a i grandi della storia: «Vorrei rendere un omaggio a Jaques Delors che è stato un grand presidente della Commissione. Vorrei rendere omaggio a François Mitterand, che ha detto che i nazionalismi portano alla guerra, Mitterand aveva ragione», dice, «E vorrei rendere omaggio a Helmut Kohl, che è stato nel corso della mia vita il più grande europeista che ho avuto la fortuna di conoscere. Facciamo come loro; avevano pazienza, coraggio, determinazione. Cerchiamo di fare come loro. Presidente, deputati, possiamo fare grandi cose insieme per l'Europa, per i cittadini, per il mondo», conclude. Tutti aplluadono al discorso di Juncker.

11.00 - JUNCKER: FIERO DELL'EUROPA E DELL'EURO. Juncker ha parlato del ruolo dell'Alto rappresentante per la politica estera, dell'importanza del suo ruolo, che va intensificato. «Vorrei parlare di una politica industriale che avremo dovuto mettere in atto in Europa, avrei voluto parlare dell'Ucraina», dice, «e plaudo al popolo ucraino che è un popolo europeo e ha un suo posto in Europa. Avrei voluto spiegare nel dettaglio perché in tutti i Paesi si devono istituire il reddito minimo. Avrei voluto parlare di Africa, del fatto che sino a quando ogni sei secondi una persona muore di fame, perderemo sempre».
Juncker conlude dicendo «Siamo fieri dell'Europa, del fatto che nel corso degli anni 90 abbiamo riconciliato la storia e la geografia europea senza armi. E smettiamola di parlare di Paesi membri nuovi e vecchi». Infine conclude: «Siamo fieri di aver varato la moneta unica, che non divide l'Europa ma protegge l'Europa. Protegge l'Europa», ripete. Applausi in aula.
«E la Grecia?», dice, «Non voleva uscire dall'eurozona».
In aula alcuni deputati criticano la difesa dell'euro da parte di Juncker. Schulz prende la parola: «Non è necessario interrompere l'oratore in questo modo».

10.50 - NESSUN ALLARGAMENTO NEI PROSSIMI 5 ANNI. Gli «attuali negoziati» per l'allargamento della Ue «continueranno», in particolare per i Balcani occidentali «che hanno bisogno di una prospettiva europea, ma non ci sarà alcun ulteriore allargamento nei prossimi cinque anni». È scritto nel documento sulle priorità politiche inviato stamani da Juncker ai parlamentari europei.

10.45 - ENERGIA E UNIONE MONETARIA «Un obiettivo vincolante di efficienza entro il 2030 è il minimo, non possiamo far finta di essere leader nel cambiamento climatico se non diventiamo più efficienti nell'efficienza energetica». Juncker parla anche di «mercato interno, che va completato, dobbiamo integrare le nuove norme in materia bancaria, migliorare il funzionamento della nostra economia. Juncker si dice «favorevole a una tassazione sulle transizioni finanziarie».
Per l'unione economica e monetaria: la crisi non è finita. Finchè ci saranno milioni di persone disoccupate, per questo dobbiamo coordinare meglio le nostre politiche economiche, serve una governance economica, dobbiamo essere rigorosi.

10.43 - FAVOREVOLE AL NEGOZIATO TRANSATLANTICO. Sono favorevole al Ttip, ritengo che le due più grandi democrazie del pianetea devono cordinare le loro forze, detto questo l'accordo non sarà siglato a ogni prezzo. Non rinunceremo alle nostre norme in materia di salute, in materia sociale, ai nostri requisiti sulla protezione dei dati. Juncker parla di trasparenza: se non pubblichiamo i documenti relativi ai negoziati, questo negoziato fallirà presso i parlamenti nazionali, l'opinione pubblica e questo parlamento europeo. Non dobbiamo dare l'impressione di non essere trasparenti».
IMMIGRAZIONE E DIRITTI. «Nominerò un commissario per la protezione della carta dei diritti fondamentali», dice Juncker. Poi parla di immigrazione. «Serve un politica comune per quanto riguarda l'immigrazione, in materia di asilo», perché «è una immigrazione regolare ciò di cui l'Europa avrà bisogno per i prossimi 50 anni. I problemi dell'immigrazione non sono solo dell'Italia, della Grecia, ma di tutti», dice, e annuncia che nominerà «un commissario speciale per l'immigrazione che lavori insieme a tutti gli stati membri e con i paesi terzi più interessati».

10.35 - IL PACCHETTO DELLA CRESCITA SUL TAVOLO. Juncker continua il suo intervento in tedesco e spiega il suo modello di crescita. «Mettere le persone al centro della società. In Europa c'è un 29esimo Stato dove abitano i disoccupati giovani, quelli che restano emarginati. Io vorrei che questo 29esimo Stato diventasse un normale Stato e propongo un programm di investimenti ambizioso, che vorrei fosse pronto entro febbraio 2015.
Nei prossimi tre anni, 300 miliardi di euro devo essere mobilitati per investimenti pubblici e privati». Juncker parla di «investimenti coordinati nelle infrastrutture di trasporto, centri industriali, banda larga», dice, «Abbiamo bisogno di investimenti per la ricerca, lo sviluppo, e le energie rinnovabili, che non sono un giochetto per chi vuole fare il buono ecologicamente, ma sono la presmessa per l'Europa di domani». Appalusi in aula.
«il Patto di stabilità non lo modificheremo», annuncia, perché «la stabilità è stata promessa con l'introduzione della moneta unica e io non violerò questa promessa» ma il vertice di giugno «ha constatato che ci sono margini di flessibilità che devono essere utilizzati: lo abbiamo fatto nel passato e lo faremo anche di più nel futuro».

10.30 - PIÙ GIOVANI, MENO BUROCRAZIA. Juncker propone che la Garanzia giovani venga estesa sino ai 30 anni di età. Poi parla di piccole medie imprese e del principio della sussidiarietà, «ne parliamo dal trattao di Maastricht, ma parliamo di più di quello che facciamo per smantellare la burocrazia».
Sul patto di stabilità promette: «Io non violerò le regole e le promesse».
LA CRISI E LA TROIKA. Juncker parla del suo lavoro come presidente dell'Eurogruppo durante la crisi: «Abbiamo riparato un aereo mentre lo stavamo pilotando e la zona euro è rimasta in piedi. Per più di un anno speculatori, molti col sorriso sulle labbra, hanno puntato sul crollo della zona euro, ma non è stato così», poi ammette, «certo abbiamo fatto degli errori, perchè riparare un aereo che brucia mentre lo stai pilotando non è facile, ci si brucia le mani». Quindi una prossima Troika? «Per ora non è prevista, in futuro non ci saranno programmi di adeguamento senza un'analisi approfondita dell'impatto sociale». Ci deve essere sempre, secondo Juncker, «un piano B». «La Troika va ripensata, riorientata, resa più democratica, più politica e parlamentare e lo faremo». Ancora applausi in aula.

10.25 - JUNCKER PARLA DI EUROPA, CONCORRENZA E RIFORME. Juncker continua il suo discorso parlando «la lingua dei campioni del mondo», dice. E inizia in tedesco: «L'Europa ha bisogno di riformarsi, lo status quo non è possibile. Dobbiamo affrontare i rischi per rendere l'Europa più concorrenziale. Le regole del mercato interno non devo valere di più di quelle sociali. Benessere per tutti deve essere la massima della nostra politica economica e sociale. Non ha fallito l'economia sociale di mercato ma chi ha fatto la sola politica dei profitti». E propone: «Io vorrei essere un presidente del dialogo sociale».

10.15 - IL DISCORSO DEL CANDIDATO. «Oggi dobbiamo rispondere alle domande dei cittadini, alle loro paure, ai loro bisogni. E ai lori sogni, perchè in Europa c'è ancora spazio per i sogni», dice Juncker, che si rivolge ai deputati parlando in francese. «Siete il primo parlamento che elegge nel vero senso della parola, il presidente della Commissione. Avete dato il vero significato all'articolo 17 del Trattato di Lisbona, che senza la vostra insistenza sarebbe rimasta lettera morta. Avete difeso il principio democratico e avete fatto bene. Avete svolto un lavoro nobile. Il parlamento e la Commissione sono le due istituzioni per eccellenza e quindi è normale che entrambi intrattengono relazioni di lavoro e rapporti privilegiati.
Saremo attori comunitari, non contro il Consiglio dei ministri: l'Europa non si costruisce contro gli Stati e nemmeno contro le Nazioni. Noi parlamento e Commissione agiremo nell'interesse generale
La commissione sarà politica molto più politica e voglio che lo sia. Farò in modo che il registro delle lobby sia reso pubblico e obbligatorio. Vorrei che anche le altre istituzioni ci seguano in questa prospettiva». I deputati applaudono.

10.00 - INIZIA LA SEDUTA. Il presidente del parlamento europeo Martin Schulz invita i colleghi a sedersi: «Apro la riunione», dice e spiega: «Il Consiglio nella prorpia riunione ha nominato un candidato con una votazione che si è svolta per la prima volta, il candidato è Jean Claude Juncker, a cui ora do la parola». E prima «faccio a Juncker i miei complimenti per la nomina», conclude il presidente.

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