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ANALISI 15 Luglio Lug 2014 0620 15 luglio 2014

Europa, Mogherini: candidatura con riserva

Gli ostacoli del ministro a Bruxelles.

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Il ministro degli Esteri Federica Mogherini.

Ministro degli Esteri a 40 anni, iperattiva nei viaggi, candidata dall'Italia alla poltrona di Alto rappresentante della politica estera dell'Unione europea (Pesc) al posto della baronessa Catherine Ashton.
In meno di sei mesi, dagli scranni della Camera occupati dai pupilli di Dario Franceschini (Pd) Federica Mogherini ha scalato i gradini della Farnesina e, spinta dal premier Matteo Renzi, vuole diventare “ministro” degli Esteri dell'Ue. Peccato che quando preme al massimo l'acceleratore, il suo passaggio sollevi polveroni.
DALL'EST AL MEDIO ORIENTE. In partenza per il focolaio israeliano (dal 15 al 17 luglio), con tappa finale in Egitto (18 e 19 luglio), Mogherini è di ritorno da una caldissima visita in Ucraina e Russia (dal 7 al 10 luglio), suggellata dall'invito in Italia al presidente russo Vladimir Putin, nell'autunno prossimo.
Quando c'è da trattare e mostrare preparazione, la titolare della Farnesina è sempre in prima linea. A scanso di equivoci, a maggio Mogherini era volata Oltreoceano tra gli obamiani di Washington e New York, con tappa intermedia a Londra, a discutere di Siria.
Ma l'agenda a 360 gradi del ministro italiano non basta a sgombrare il campo dai sospetti di partigianeria nei confronti del Cremlino.
LA BUCCIA DI BANANA RUSSA. Tanto è scivolosa la diplomazia, che è bastato il disco verde a Putin per il gasdotto South Stream, a sollevare una fetta importante di Paesi dell'ex Urss contro la «Mogherini filorussa». Non a caso come ha fatto notare Jean-Claude Juncker il 15 luglio, la titolare della Farnesina è «un buon candidato ma ha contro 10-11 Paesi».
Questione di interessi nazionali, per l'Italia come per la Polonia e le Repubbliche baltiche. Appunto per questo, pur facendosi pubblicità, a giudizio di chi si intende di diplomazia la responsabile della Farnesina sarebbe essere «più cauta». Ce la farà, con questa fretta, a scalare i piani di Bruxelles?

Un ministro poco noto per un 'ministero Ue' debole: la poltrona di Ashton

Ex alti diplomatici che mantengono relazioni con la Farnesina raccontano a Lettera43.it che effettivamente Mogherini, al ministero, si è imposta come una guida «seria, esigente, preparata».
Qualcuno, però, nei corridoi, storce il naso, perché, «nonostante tutto l'impegno e la bravura possibili», il suo nome - al contrario del profilo di Emma Bonino - «non ha ancora un rilievo internazionale».
L'ex ministro degli Esteri rimpiazzata da Mogherini sarebbe candidabile al posto di Ashton, se davvero al Pesc si volesse dare, per la prima volta, la funzione di un vero ministero dell'Ue, emanatore di una politica estera forte.
UN “MINISTERO” DEBOLE. Se invece l'Alto rappresentante deve restare la poltrona debole qual è, «come è nell'interesse di Stati Uniti e Gran Bretagna», allora effettivamente, è il ragionamento, «un nome poco conosciuto come quello di Mogherini andrebbe bene».
L'attacco al capo della diplomazia italiana, però, è arrivato dall'Inghilterra, attraverso le pagine del Financial Times: fonti della diplomazia Ue hanno rivelato manovre dell'ultim'ora di Estonia, Lituania e Polonia (l'ala dura sulle sanzioni alla Russia), per bloccare la sua candidatura.
Per i tre Stati che si ribellarono all'Urss, appoggiati «tacitamente» da non meglio precisate altre nazioni, Roma sarebbe addirittura la capofila dei governi che vogliono «bloccare misure più dure verso Mosca».
FEDERICA SNOBBA BRUXELLES. Neanche a Bruxelles, comunque, risulta che la titolare della Farnesina brilli nel toto-nomine per il posto, finora poco appetibile, di Ashton: la sua calorosa accoglienza al Cremlino avrebbe ulteriormente diviso i 28 già spaccati sulla gestione della crisi ucraina.
Una gelo, però, che è reciproco. Questo luglio, i ministri del semestre italiano presentano il loro programma all'europarlamento e, tra tutti, l'unico ad aver rimandato l'intervento al 2 settembre è stata proprio lei.
Certo, di mezzo ci sono i tour nell'Est Europa e in Medio Oriente. Ma anche Cesare La Mantia, docente di Scienze internazionali e diplomatiche all'Università di Triste e Gorizia, è d'accordo con altri diplomatici interpellati: «L'Italia», dice, «non conta molto nella mediazione per i conflitti in Medio Oriente».

Un asse Italia-Russia per far leva su Bruxelles: gli interessi di Roma

Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini.

Sulla Russia, la situazione è un po' diversa, e non solo per l'Italia. «In diplomazia non ci sono filorussi o atlantisti. Ci sono solo ministri e diplomatici che, come Mogherini, si muovono per portare avanti gli interessi dei loro Stati», spiega La Mantia, specializzato nella transizione degli ex Paesi sovietici e di area russa.
Nel caso del South Stream, per esempio, «gli interessi coinvolgono direttamente anche la Francia e la Germania, non unicamente l'Eni».
L'ALA DURA DELL'EX URSS. Contro Mogherini, «c'è invece quella parte circoscritta dell'Est, storicamente in rapporti più stretti con l'Urss e oggi propugnatrice delle politiche più aggressive contro la Russia di Putin, anche per interessi economici contigui, in campo energetico, a quelli statunitensi», precisa l'esperto.
In particolar modo la Polonia sul suo territorio ha i maggiori giacimenti di gas, da sfruttare, da scisti. E gli Usa sono un partner fondamentale per il comparto del fracking. Ecco spiegata la levata di scudi contro il via libera italiano al gasdotto di Russia e Ue che, Bulgaria esclusa, aggira i Paesi dell'Est.
Più in generale, non è escluso che il dialogo tra Roma e il Cremlino nasconda una «strategia di rafforzamento tra i due Paesi, più che altro per influenzare le dinamiche di politica interna italiana, sempre più legate, con il governo Renzi, agli sviluppi europei», conclude l'esperto.
CONCERTAZIONE EUROPEA. È comunque presto però per capire come andrà a finire. «A Bruxelles le politiche non si impongono ma si concordano, ancora siamo in una fase esplorativa. La porta per Mogherini resta aperta». Ma per La Mantia «non è detto che, anche nel semestre europeo, i margini per l'Italia siano meno stretti». Anche ex diplomatici, «sperano, ma dubitano». E, alla fine dei conti, forse il ministro degli Esteri avrebbe dovuto muoversi con «maggiore cautela».

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