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PROFILO 15 Luglio Lug 2014 2048 15 luglio 2014

Gb, rimpasto di governo per sfidare l'Ue

Cameron sceglie un tradizionalista anti Ue.

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William Hague, ex responsabile degli Esteri dell'esecutivo di Cameron.

Un governo su misura in poche ore. David Cameron si è confezionato un nuovo esecutivo e ha cambiato 15 poltrone in un rimpasto che la stampa inglese ha paragonato a una «notte dei lunghi coltelli» e il Labour a un «massacro dei moderati».
Fuori i conservatori di esperienza, dentro nuova linfa, in prima linea giovani donne ed esponenti della destra del partito. Con dimissioni arrivate una dopo l'altra, cinguettate sui social dagli stessi ministri ghigliottinati mentre le teste rotolavano a terra.
L'HOUSE OF CARDS DI LONDRA. Prima fra tutte quella del ministro degli Esteri, William Hague, tra i più abili dirigenti Tory, uscito sconfitto dalla partita europea e finito vittima di un gioco di potere che per ambientazione e cinismo ricorda le pagine di House of cards, il libro del consigliere di Margareth Thatcher, Michael Dobbs, che ha ispirato la serie tivù americana e le cui trame si sviluppano proprio a partire da un mancato rimpasto di governo. Hague va a coordinare il lavoro dell'esecutivo alla Camera dei comuni, con un ruolo importante nell'organizzazione delle prossime elezioni, prima di concludere la sua lunga carriera politica: nel 2015, infatti, ha annunciato che non si ricandiderà.
IL TRADIZIONALISTA HAMMOND. Al suo posto come nuovo volto della Gran Bregna nel mondo, Cameron ha scelto l'attuale inquilino della Difesa, Philipp Hammond: tradizionalista e, soprattutto, euroscettico. Un uomo capace di sfidare lo Ukip, anche senza avere particolare carisma, un tecnico in grisaglia ma contrario ai matrimoni gay e ai tagli alla Difesa. Uno tra i pochi membri dell'esecutivo che un anno fa sosteneva la necessità di lasciare l'Europa se la Gran Bretagna non fosse riuscita a ricontrattare le condizioni della sua presenza in Ue.

Il nuovo ministro degli Esteri: mago dei conti ed euroscettico

Philip Hammond, nuovo ministro degli Esteri inglese.

Cinquantanove anni, studi a Oxford in Filosofia, politica ed economia, una vita divisa tra le stanze del partito e la attività imprenditoriale, Hammond è un uomo schivo. In pochi lo conoscono davvero, a parte la moglie Susan e i tre figli, ma tutti lo descrivono come uno dei politici più efficienti in circolazione. Gran lavoratore, esperto di bilanci e astuto frequentatore dei palazzi, capace di incarnare la figura mitologica dell'inglese 'normale'. E di guidare il ministero della Difesa, in un periodo di tagli e turbolenze internazionali, uscendone indenne. Non lo si incontra nelle salette fumatori dei palazzi di governo, né seduto al tavolino del caffè o del pub a bere il drink. Eppure è il perfetto avversario di Nigel Farage: pieno di contegno, ma molto euroscettico e molto conservatore.
CONTRO I MATRIMONI GAY. Di lui si ricordano la presa di posizione contro il matrimonio gay: «Non avevamo bisogno di spendere un sacco di tempo per questa faccenda, e di sconvolgere un gran numero di persone». Contro i tagli alle forze armate: «Abbiamo dovuto guardare ancora alla spesa sociale». E contro l'Europa: parlando del referendum inglese per l'uscita dall'Unione promesso da Cameron, il nuovo ministro degli Esteri dichiarava nel 2013 che «se la scelta è tra la costruzione Ue esattamente come è oggi e non esserne parte», preferiva la seconda. Tutte posizioni che hanno aumentato le sue quotazioni come papabile leader della destra del partito e quindi anche possibile scomodo avversario dello stesso Cameron.
GOVERNO A PORTE GIREVOLI. In realtà Hammond sognava di fare il segretario del Tesoro nel 2010 e tutto lo avrebbe portato a quella poltrona, se proprio il premier non avesse dovuto offrire agli alleati LibDem la loro quota di potere. Intanto è riuscito a scalare posizioni. E nel 2011, appena si è presentata una casella libera, l'inquilino di Downing Street lo ha premiato con la guida della Difesa e delle forze armate, dove si è distinto per aver salvato il comparto dai tagli, oltre che per avere usato l'areonautica per i suoi viaggi a Bruxelles. Il suo ingresso al ministero degli Esteri coincide con la fuoriuscita dalla compagine governativa di Kenneth Clarke, già cancelliere e ministro dell'Interno, veterano della macchina di Downing Street da oltre 40 anni, dimessosi proprio promettendo battaglia sull'Unione europea di cui resta uno dei pochi convinti sostenitori.

A Bruxelles va Jonathan Hill, fedelissimo di Cameron

Lord Hill, candidato inglese alla Commissione europea.

Cameron, insomma, ha iniziato a preparare il terreno per le elezioni politche del 2015. E ha provato a centrare tre obiettivi in una notte: rifare il trucco al partito Tory, eliminare i possibili competitor interni spostando l'asse di governo a destra e sottrarre consenso allo Ukip anti europeo. Per farlo ha scelto di mandare agli Esteri Hammond e a Bruxelles un suo fedelissimo.
Nel giorno del rimpasto, infatti, è stato annunciato anche il nome del prossimo rappresentante inglese nella Commissione: Lord Jonathan Hill, conservatore di basso profilo, nobile barone come Catherine Ashton prima di lui e pure riluttante a trasferirsi a Bruxelles.
A inizio anno interpellato sulla possibilità di raggiungere i palazzi delle istituzioni Ue, aveva dichiarato di preferire la sua casa nelle isole britanniche. E non per avversione ideologica: tra i Tories molti lo considerano perfino troppo poco euroscettico.
«UN ABILE TECNOCRATE». Il pregio dell'uomo in ogni caso è la lealtà al primo ministro, la stessa che deve avergli fatto piegare la testa e cambiare idea. Secondo le testimonianze raccolte dalla Bbc, Hill è considerato un «tecnocrate straordinariamente abile»: esattamente quello che serve a Cameron per gestire il dossier europeo e strappare un accordo vantaggioso per Londra. Mentre Hammond è destinato a giocare in prima fila pronto magari allo strappo di facciata, dietro di lui ci sarà Hill a intessere le trattative e in caso a ricucire.
«Non credo che il modo di avviare un negoziato sia cominciare dispensando minacce», ha comunque rassicurato il neo ministro degli Esteri. «Il modo per farlo è guardare ai punti su cui c'è accordo e ci sono molte aree su cui la Gran Bretagna non è isolata e per cui altri membri dell'Ue comprendono la necessità di riforme». Al voto inglese del 2015, del resto, manca ancora un anno e c'è tutto il tempo per mostrare la faccia scura del nuovo governo inglese.

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