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EUROPA 15 Luglio Lug 2014 0943 15 luglio 2014

Nomine Ue, Juncker: voto di fiducia al parlamento

Il presidente in pectore: «Priorità lavoro e crescita. Pronti 300 mld».

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Il presidente della Commissione Ue in pectore Jean-Claude Juncker.

La nuova Unione europea è arrivata già al suo primo ostacolo da superare. Martedì 15 luglio il parlamento - che si riunisce in plenaria dalle 12.30 - deve votare la fiducia a Jean-Claude Juncker, il candidato su cui è stata trovata l'intesa del Consiglio europeo, come nuovo presidente della Commissione Ue.
PACCHETTO DA 300 MLD. Nel suo discorso all'Aula, il lussemburghese indicherà che la sua «prima priorità» è quella di «rafforzare la competitività e stimolare gli investimenti». E «nei primi tre mesi» presenterà un «ambizioso pacchetto per lavoro, crescita e investimenti» che attraverso la Banca europea degli investimenti (Bei) e il bilancio europeo «mobilizzerà fino a 300 miliardi di euro in tre anni».
STOP ALL'ALLARGAMENTO. Sempre secondo le anticipazioni del dicorso di Juncker, si è appreso che il presidente della Commissione in pectore ritienevuole continuare con gli «attuali negoziati» per l'allargamento della Ue, in particolare per i Balcani occidentali «che hanno bisogno di una prospettiva europea». Ma, sempre da quanto si è appreso, il lussemburghese ha deciso che «non ci sarà alcun ulteriore allargamento nei prossimi cinque anni».
INCOGNITA IN AULA. Teoricamente la maggioranza delle larghe intese Ppe-S&D-Alde è blindata, con 479 possibili «sì», quando la maggioranza assoluta richiesta è a quota 376 su 751 aventi diritto al voto (assenti e astenuti valgono come voti contro). Ma non manca il timore dei franchi tiratori: a far montare le inquietudini tra i socialisti e gli appetiti tra i liberali, legate alla partita delle nomine che si deve giocare nel vertice straordinario di mercoledì 16 luglio a Bruxelles è il voto a scrutinio segreto.
RISERVE DEI SOCIALISTI. Per avere la certezza di ottenere la fiducia, Juncker s'è visto alla vigilia del voto con il presidente del parlamento europeo e poi il capogruppo dei socialisti Gianni Pittella. Il «sì» dei socialisti è indispensabile per superare il primo scoglio. E il S&D ha precisato che l'ok non è da considerarsi un assegno in bianco, tanto che la riserva socialista deve ancora essere sciolta.
A interessare, infatti, è la cifra del piano di investimenti pubblici e privati per la crescita che deve essere confermata «senza ombra di dubbio», è stata la richiesta di Pittella.

Alla ricerca di una cinquantina di voti per la sicurezza

Gianni Pittella, presidente dei socialisti europei.

Chi ha certamente intenzione di frenare Juncker sono i laburisti britannici, gli spagnoli del Psoe, i socialdemocratici svedesi e danesi e anche qualche 'dem' italiano. A conti fatti, insomma, al lussemburghese mancano una cinquantina di voti per avere la certezza di arrivare alla Commissione Ue.
Anche perché alcuni esponenti di peso dei popolari hanno fatto notare che il voto di fiducia su Juncker sarà non solo un test sulla tenuta della grande coalizione di legislatura, ma anche sulla presa di Pittella sul gruppo socialista: gli S&D vogliono infatti avere la certezza che sia scelta la linea della flessibilità nell'applicazione delle regole del Patto di Stabilità e crescita.
ALTRI POSTI DA ASSEGNARE. Una volta ottenuta l'approvazione del parlamento Ue, però, sarà già tempo di valutare i posti di peso tra i 'top job' che devono essere discussi nel vertice straordinario del Consiglio europeo.
Secondo il quotidiano polacco Rzeczpospolita, la cancelliera Angela Merkel sosterrebbe la candidatura del premier polacco Donald Tusk per la carica di presidente del Consiglio dell'Unione europea. I liberali propongono l'ex premier estone Ansip, ma tra i popolari la posizione è considerata troppo 'pesante' rispetto al vero ruolo dei lib-dem nella grande coalizione.
MOGHERINI, STRADA IN SALITA. È invece ancora tutta da giocare, secondo le voci che circolano in parlamento, la partita per l'Alto Rappresentante della politica estera e della sicurezza dell'Ue.
Montano le perplessità e si potrebbe profilare una 'squadra': con il portafoglio Esteri alla bulgara Georgieva e all'italiana Federica Mogherini la cooperazione e l'immigrazione, considerate da Juncker punti chiave e operativi.
La titolare della Farnesina è poi considerata troppo filo russa per occupare il ruolo di lady Pesc. Ma per sapere come finirà si deve aspettare il 16 luglio.

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