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NOMINE 16 Luglio Lug 2014 2312 16 luglio 2014

Nomine Ue, vertice a vuoto: decisioni rinviate

Nomine rinviate a fine agosto.

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da Bruxelles

Doveva essere un summit straordinario per decidere i vertici delle istituzioni Ue. E si è concluso con un nulla di fatto. L'unica decisione presa è stata quella di rinviare tutto a un altro vertice, previsto per sabato 30 agosto.
«PAUSA DI RIFLESSIONE». Insomma un buco nell'acqua. Ma al Consiglio europeo, i diplomatici preferiscono definirla una «pausa di riflessione» necessaria per arrivare a una soluzione equilibrata e condivisa. «Un accordo globale», come l'ha definito il presidente del Consiglio Herman Van Rompuy nella conferenza stampa finale tenuta all'una di notte.
Nonostante negli ultimi giorni l'obiettivo dichiarato fosse quello di nominare almeno l'Alto rappresentante alla politica estera prima della pausa estiva, i 28 capi di Stato e di governo hanno dovuto fare marcia indietro per mancanza di una direzione comune.

La poltrona contesa di Mrs Pesc

Federica Mogherini, ministro degli Esteri italiano.

Un finale che la cancelliera Angela Merkel aveva preannunciato ancora prima dell'inizio dei lavori: «Può benissimo essere che stasera ci sia solo una prima discussione e che non vengano prese decisioni», ha detto al suo arrivo a Bruxelles, sottolineando di essere «a favore» dell'affrontare «in modo globale» la questione.
INCONTRI INSUFFICIENTI. Non sono bastati gli incontri bilaterali che il presidente del Consiglio Van Rompuy ha avuto nel pomeriggio con i capi principali dei governi per ottenere un accordo almeno sulla nomina dell'Alto rappresentante. Troppe le posizioni contrastanti. Ed è proprio su Mrs Pesc che la discussione si è arenata.
Davanti alle numerose bocciature che già in questi giorni erano arrivate da vari Paesi nei confronti della candidata italiana Federica Mogherini, a nulla è valsa la voce grossa del partito socialista europeo che nel pomeriggio ha giocato al rialzo chiedendo la presidenza del Consiglio Ue per la candidata danese Helle Thorning Schmidt, sia Lady Pesc con la titolare della Farnesina.
«La nostra posizione è conosciuta da tempo: vogliamo sia il Consiglio che Mrs Pesc. Mogherini è una candidatura molto concreta», ha detto il socialista Martin Schulz, appena rieletto presidente del parlamento europeo grazie all'accordo tra Ppe, S&D e Alde. «La candidata italiana ha il mio sostegno», ha ribadito il presidente francese François Hollande.
«Al Ppe andrebbe la presidenza dell'Eurogruppo e la presidenza della Commissione», ha spiegato il capogruppo S&D Gianni Pittella. Peccato che dopo qualche ora è la stessa danese a smentire la proposta: «Non sono candidata».
UNA QUESTIONE DI COMPETENZE. La partita delle nomine non è solo una questione di spartizioni politiche e geopolitiche. A spiegarlo è la presidente della Lituania Dalia Grybauskaité: «La scelta dell'Alto rappresentante non è una questione di scelta tra Paesi ma di competenze». Per il leader lituano deve avere: «Esperienza di politica estera, essere neutrale e riflettere le posizioni di tutti e 28 gli Stati membri». Ma soprattuto è l'avvertimento lanciato: «Non deve essere filo-Cremlino».
La leader baltica non ha citato Mogherini, tuttavia il suo intervento arriva dopo il veto espresso in modo esplicito dal premier lituano Algirdas Butkevicius nei confronti della titolare della Farnesina. «I paesi baltici e la Polonia», ha aggiunto parlando alla radio lituana, «insisteranno sulla neutralità dei candidati per questa posizione. «Vediamo che alcuni candidati esprimono apertamente le loro opinioni pro-Cremlino. Naturalmente, tali candidati sono totalmente inaccettabili per il nostro gruppo di paesi», ha avvertito Grybauskaite, ex commissario europeo per il Bilancio.

Renzi: «L'Italia chiede soltanto rispetto, non una posizione o un'altra»

Il premier italiano Matteo Renzi con Angela Merkel.

Una posizione condivisa anche dal presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo, il tedesco della Csu, consigliere di Angela Merkel, Elmar Brok. Che sulla Mogherini ha aggiunto l'ultima stoccata: «Di più inesperto c'è solo il ministro ungherese (Tibor Navracsics, nominato il 6 giugno scorso, ndr)».
RENZI SBOTTA. Commenti e reazioni che non sono piaciuti al premier Matteo Renzi, l'ultimo ad arrivare al vertice di Bruxelles e il primo a mostrare un viso contrariato davanti alle telecamere: «L'Italia chiede soltanto rispetto, non una posizione o un'altra», ha commentato, «chiediamo il rispetto che spetta a tutti i Paesi e ad uno fondatore della Ue come il nostro. Ci hanno fatto venire qui per un accordo che non c'era. La prossima volta basta un sms, almeno risparmiano i costi dei voli di Stato».
Il pressing dei Paesi dell'Est, in particolare baltici e Polonia, si è fatto sentire. E ha inevitabilmente creato una battuta d'arresto nelle ambizioni del premier italiano. Pur sottolineando che l'Italia non vuole giocare una partita delle poltrone ma vuole e lavora per un disegno più ampio di svolta dell'Europa, il premier è sembrato deciso a far valere il suo 'peso': quel risultato elettorale - che tra i corridoi di Bruxelles gli è valso il soprannome di 'mister 40%' - che lo vede leader del primo partito in Europa. E primo ministro di un Paese che ha sconfitto l'euroscetticismo nelle urne.
IL PREMIER SUPPORTATO DALLE URNE. Una vittoria che potrebbe dare a Renzi la possibilità di spingere ancora per ottenere la poltrona di Mrs Pesc («nessuno ha posto un veto sulla candidatura italiana», ha specificato Renzi all'uscita dal summit) e fare un nome per il successore di Van Rompuy. Altra carica rivendicata dai socialisti, ma che per ora tra gli italiani ha visto emergere solo il nome di Enrico Letta: l'ennesimo rumor che da mesi si sente nei palazzi romani e bruxellesi, accompagnato ogni volta da puntuali smentite. Secondo il portavoce del presidente uscente Herman Van Rompuy, di Letta oggi non si è neanche parlato.
Alla fine l'unica decisione presa è quella sull'Ucraina: i leader Ue hanno dato mandato «di allargare le basi legali per un indurimento delle sanzioni nei confronti di 'entità', incluse quelle russe, che sostengono materialmente o finanziariamente azioni che minano o minacciano la sovranità ucraina, la sua integrità territoriale o indipendenza» e stabiliscono che entro fine luglio «il Consiglio adotti gli strumenti legali necessari ed individui una prima lista di persone o entità».
STOP A NUOVE OPERAZIONI FINANZIARIE IN RUSSIA. Il Consiglio ha chiesto di considerare «la possibilità di colpire individui o entità che forniscono sostegno materiale o finanziario ai decisori russi responsabili dell'annessione della Crimea o della destabilizzazione dell'Ucraina orientale». Si chiede inoltre a Bei e Berd «di sospendere la firma di nuove operazioni finanziarie in Russia» e si invita la Commissione a «rivedere i programmi di cooperazione Ue-Russia, con la prospettiva di prendere decisioni caso per caso, sulla sospensione della loro attuazione». Così è scritto nelle conclusioni del consiglio sull'Ucraina.
LA CRITICA: VERTICE ORGANIZZATO MALE. Per il pacchetto nomine bisognerà invece aspettare fine agosto. Un peccato come ha sottolineato lo stesso Renzi all'uscita dal summit: «Oggi potevamo decidere qualcosa, se la riunione fosse stata organizzata meglio», ma purtroppo «non c'è stato l'accordo», è la 'frecciatina tricolore' lanciata al padrone di casa Van Rompuy, «mi sono permesso di dirgli che se la prossima volta ci manda un messaggino risparmiamo».

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