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TRATTATIVE 17 Luglio Lug 2014 2154 17 luglio 2014

Legge elettorale, M5s al Pd: «Vogliamo le preferenze»

Legge elettorale, M5s e Pd più vicini. Poi le altre riforme.

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Il vertice tra Pd e M5s per discutere di legge elettorale (17 luglio 2014).

Continua a essere un matrimonio difficile, ma non impossibile. Matteo Renzi e Luigi Di Maio si sono incontrati di nuovo faccia a faccia, tre settimane dopo la riunione del Nazareno, per trovare la quadra sulla riforma elettorale.
Si sono scambiati frecciate e accuse, ma alla fine entrambi hanno lasciato più di un segnale di apertura.
RENZI: «PASSI AVANTI». Partito democratico e Movimento 5 stelle possono trovare un'intesa sulla legge elettorale. E magari allargarla anche al nodo delle riforme.
A tendere un ramoscello d'ulivo è stato il premier che, a sorpresa, ha riconosciuto «i passi avanti» dei pentastellati e non ha escluso un nuovo patto sulla legge elettorale: «Un giro ufficiale di consultazioni con tutte le altre forze politiche che stanno consentendo di fare una riforma costituzionale ed elettorale».
In particolare, si tratta di una apertura al confronto sulle preferenze, punto fermo dei pentastellati, che a loro volta hanno concesso margine di trattativa sul doppio turno.
UN INCONTRO «ANDATO BENE». L'incontro alla Camera «è andato bene», per ammissione degli stessi protagonisti.
I grillini, con Luigi Di Maio sempre più a suo agio nei panni di numero tre del Movimento, hanno portato al tavolo una proposta scritta in cinque punti: voti di preferenza; stop ai condannati in parlamento; no alle candidature plurime; nessuno sbarramento; e infine doppio turno di lista.
L'idea è quella di un primo turno proporzionale senza sbarramento e un eventuale secondo turno con un premio di maggioranza al 52%.

Renzi prima ascolta, poi parla

Il premier Matteo Renzi.

Renzi ha seguito la prima parte dell'incontro un po' in disparte e in silenzio per dare spazio al resto della delegazione Dem (Speranza, Serracchiani, Bressa e Moretti). Il Pd non ha bocciato le proposte della controparte pur ponendo paletti all'esuberanza 5 stelle.
IL PREMIER «SCETTICO». È stato lo stesso premier a sottolinearlo: «È oggettivo che si sono fatti passi avanti», ha detto, «ma dovete anche capire che talvolta si è un po' scettici sulla vostra reale volontà. Il punto vero è capire se sulle preferenze riusciamo a trovare un punto di caduta o meno».
Il presidente del Consiglio, in particolare, ha guardato con interesse alla «idea di Toninelli di dare il premio» di maggioranza «alla lista», ma ha aggiunto: «Capisco che alcuni partiti possano avere dei dubbi: Forza Italia può essere intenzionata a dire di sì, più difficile che lo siano Italia Popolare o Sel».
GIRO DI CONSULTAZIONI ENTRO IL PRIMO AGOSTO. Ed è proprio questa la novità: riaprire il dibattito sulla legge elettorale. «Da qui al primo agosto o comunque al momento in cui la riforma costituzionale sarà approvata al Senato», ha rimarcato, «facciamo un giro ufficiale» di consultazioni anche «con tutte le altre forze politiche».
È un'apertura di credito al M5s. D'altronde, «tra la nostra proposta e la vostra non c'è il Rio della Amazzoni, c'è un ruscello che non è detto che riusciremo a colmare. Capiremo se nei testi, potremo trovare un punto di equilibrio».

Il M5s: «Di riforme parliamo dopo la legge elettorale»

Luigi Di Maio, deputato del M5s.

Il M5s, al di là dei soliti toni ruvidi, non ha chiuso. «Con i nostri e vostri voti», ha risposto Di Maio, «possono diventare legge le preferenze e l'intervento sull'immunità parlamentare». Quanto alle riforme, «dopo la legge elettorale, se volete ne parliamo».
«NO A SENATO NON ELETTIVO». Poi ha precisato: «Non siamo assolutamente d'accordo sul Senato non elettivo» ma «ciò non vuol dire che non possiamo votare insieme l'abolizione dell'immunità parlamentare. Vediamo se tengono fede agli impegni di fine tavolo».
L'apertura del Pd al M5s appare un avviso agli alleati in vista delle votazioni sulle riforme costituzionali: è la logica del «doppio forno». Allo stesso tempo, però, Renzi ha messo in difficoltà il Movimento 5 stelle.
GRILLINI SPACCATI ALL'INTERNO. I grillini, infatti, sono spaccati al loro interno: molti non gradiscono il protagonismo di Di Maio e l'ipotesi di «accordi con i partiti del sistema». Renzi lo sa: «È andata molto bene», ha detto a fine incontro. «Il problema è se Di Maio li porta tutti. Vediamo che succede al loro interno».
Ancora più esplicito Roberto Giachetti: «Viste le reazioni, le due linee nel M5s sono evidenti. Penso Di Maio faccia sul serio. Per il bene della politica va aiutato».

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