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RETROSCENA 17 Luglio Lug 2014 1521 17 luglio 2014

Pd, Bersani sfida Renzi sulle riforme

L'ex segretario dem starebbe organizzando la fronda.

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Matteo Renzi.

Per Matteo Renzi si preannuncia un'estate di fuoco. Soprattutto al Senato, dove sarebbero addirittura 35 i parlamentari del Partito democratico pronti ad affossare la riforma di Palazzo Madama, votando a favore dell'elettività dei membri della prossima Camera delle autonomie.
AREA RIFORMISTA, FI, M5S ED EX M5S. La fronda, rimpolpata di bersaniani e dalemiani di Area riformista - questo è lo spiffero che circola nei palazzi - potrebbe provare un'inedita alleanza con i dissidenti di Forza Italia, i grillini e gli ex grillini, senza contare la possibilità che a loro si potrebbero accodare anche malpancisti di Nuovo centrodestra e quelli della fu Scelta civica.
A confermare le voci è un deputato esponente di Ar, che parlando con Lettera43.it prova comunque a minimizzare. «I 35 ci sono se c'è una convergenza con i civatiani. E visto che non abbiamo un testo nostro, sembra logico accodarsi a Mineo, Chiti e gli altri. Ma sono pronto a scommettere che qualcuno si tirerà indietro per paura di essere messo fuori dal partito».
RENZI HA I NUMERI. L'azione della fronda, se mai andasse in porto, non riuscirebbe comunque a bloccare il percorso della riforma (i numeri sarebbero sempre a favore del premier), ma avrebbe inevitabili ricadute politiche sugli accordi.
Prima di tutto sul famoso Patto del Nazareno, da cui tutto ha avuto inizio. Eventualità, questa, che renderebbe felici quei dirigenti che sin da gennaio avevano bocciato quell'intesa con il nemico storico, Silvio Berlusconi.
CIVATI PUNTA ALLA GAUCHE. Dirigenti come Pippo Civati, che sta cercando di riunire sotto un'unica ala quel che resta della gauche del Pd e di Sel che non si è schierata incondizionatamente con il leader, per costruire un'alternativa alla politica di Renzi.
Ma il deputato brianzolo sgrana gli occhi azzurri e sfodera il sorriso delle grandi occasioni quando gli viene chiesto conto dell'indiscrezione sulla «carica dei 35» pronta ad agire al Senato. Segno che di movimenti e sommovimenti non è al corrente, anche se ovviamente non si opporrebbe nel caso le voci fossero confermate dai fatti.
LA RIVINCITA DI BERSANI. Il sospettato numero uno è infatti Pier Luigi Bersani, che di Renzi non è esattamente un estimatore. L'ex segretario del Pd viene descritto in gran forma e «tornato saldamente al timone dell'opposizione interna».
Martedì 15 luglio, nella mattinata che ha preceduto la riunione di deputati e senatori dem, Bersani è apparso sereno e sorridente, tanto da ridere di gusto quando alcuni colleghi ironizzavano sull'oggetto della riunione: «Discussione sui 1000 giorni» trasformandolo in «1000 giorni di me e di me».
GLI INCONTRI DI STUMPO E MIGLIAVACCA. Inoltre, nelle ultime settimane, e in particolare negli ultimi giorni, i suoi storici colonnelli, Nico Stumpo e Maurizio Migliavacca, hanno avuto lunghi colloqui con esponenti delle varie anime del partito, dai civatiani ai cuperliani, dai Giovani turchi ai lettiani. E nessuno di loro, finora, ha fatto uscire un solo fiato sul contenuto di questi incontri.
Nella fenomenologia del Pd, di solito si tratta di indizi importanti che fanno pensare a una strategia, che potrebbe anche essere quella dei 35. Ma in questa precisa epoca storica, in casa dem potrebbe anche trattarsi di una tempesta in un bicchiere. Di plastica, ovviamente.

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