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INTERVISTA 18 Luglio Lug 2014 1518 18 luglio 2014

Aereo abbattuto, Amanda Paul: «L'Europa fermi Putin»

L'analista chiede pugno duro nei confronti della Russia.

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da Bruxelles

La strage che si è consumata nei cieli ucraini la sera del 17 luglio richiede una risposta forte e decisa. Quella che finora l'Unione europea non è stata capace di dare per scongiurare la morte di 298 persone, uccise da un missile figlio della guerra tra separatisti russi ed esercito ucraino.
«ALL'UE È MANCATO CORAGGIO». A Bruxelles è «mancato il coraggio», dice a Lettera43.it Amanda Paul, analista di geopolitica presso il think tank European policy center, «quello che ora dovrebbe avere per essere una volta per tutte un vero governo dei 28, capace di difendere i suoi cittadini».
Non usa mezze parole Paul, che da anni si occupa di politica europea di vicinato, dei rapporti con la Russia e della risoluzione dei conflitti (Cipro e lo spazio ex sovietico). «L'Unione europea deve avviare al più presto il livello 3 delle sanzioni, perché è chiaro che questo attacco è stato condotto dai separatisti russi, che sono sostenuti dal governo di Mosca», continua Paul, che è anche ricercatrice presso il Centro internazionale di studi di politica a Kiev.
LA GRANDEUR DI PUTIN. La sua denuncia è molto più chiara di quella che è risuonata in queste ultime ore nei palazzi della capitale europea. «La Russia è attivamente coinvolta nel supportare questi terroristi», spiega. L'obiettivo di Putin «è riformare la vecchia Unione sovietica». Per questa ragione «l'Unione deve agire ora, fermare questa situazione prima che sia troppo tardi, senza mezzi termini né mezze misure». Perché «se non attiverà subito le sanzioni darà un messaggio davvero sbagliato».

Amanda Paul.

DOMANDA. Per ora la risposta è stata la richiesta di una indagine internazionale.
RISPOSTA.
L'Unione europea fa sempre inchieste su tutto. Procedimenti che ogni volta prendono troppo tempo. E in questo caso non è proprio la decisione più adatta, perché nell'attesa potremmo perdere il controllo della situazione.
D. In che senso?
R.
Si rischia di sottovalutare la rabbia dell'Ucraina: le forze militari ora potrebbero reagire con forza ed entrare in azione per rimuovere i terroristi dal territorio. La situazione è molto più tesa e pericolosa di quello che si pensa.
D. E l'apertura di un dossier non porterebbe a una soluzione?
R.
No. In Ucraina sono già certi che la responsabilità sia dei ribelli russi, quindi fare una investigazione internazionale serve solo a capire cosa è davvero successo, ma allo stesso tempo bisogna agire in maniera dura contro questo attentato.
D. Ancora una volta Barack Obama detterà la linea Ue?
R.
Sì, penso che gli Stati Uniti agiranno subito, prima di noi.
D. E non si fermeranno a un documento...
R.
Certo, perché non è la soluzione. Quanto durerà l'inchiesta? Questo è il problema. La situazione è già al limite e il coinvolgimento della Russia è fin troppo chiaro. Non possiamo aspettare settimane o mesi prima di avere un rapporto ufficiale.
D. Che tipo di reazione dovrebbe avere l'Ue?
R.
Deve dare subito una risposta più forte e più chiara rispetto a quella data in passato. Una presa di posizione che possa incidere sulla politica del Cremlino nei confronti dell'Ucraina. Anche se questo potrebbe danneggiare l'economia russa, non si può aspettare.
D. Ma l'Europa è pronta?
R.
Deve esserlo. Se non lo facciamo ora, quando? Sono morte troppe persone, cittadini europei e non solo. Ora sono coinvolti anche altri Paesi: il governo malese vuole delle risposte.
D. Finora invece c'è stato solo un reciproco accusarsi tra Russia e Ucraina. A chi chiedere il conto?
R. Prima di tutto a Putin, che deve smettere di sostenere i ribelli, perché senza la tecnologia russa i separatisti non sarebbero stati capaci di causare questo disastro.
D. Insomma è venuto il momento di ascoltare i Paesi dell'Est?
R. I Paesi dell'Est a partire dalla Polonia e dalla Bulgaria conoscono molto bene la Russia. Invece a Ovest molti Paesi come gli Stati Uniti non l'hanno capita neanche dopo questi sette mesi di crisi.
D. A Est deve andare il comando delle operazioni diplomatiche quindi?
R.
Sì, penso che i rapporti e le relazioni dell'Unione europea con l'Ucraina e la Russia debbano essere gestiti dai Paesi dell'Est: devono prendere in mano la situazione e guidare la comunità internazionale in questa crisi perché conoscono meglio la zona, sanno che cosa sta succedendo, chi è Putin, qual è la sua politica.
D. Ha in mente qualcuno in particolare?
R.
In passato i vecchi Stati membri dell'Ue non hanno prestato la giusta attenzione a quello che diceva la Polonia.
D. Cassandra inascoltata?
R.
Hanno sottovaluto quello che stava succedendo perché non hanno capito che Putin sta cercando di riformare la vecchia Unione sovietica. E per riuscirci è pronto a invadere ogni territorio. Le persone che muoiono e moriranno sono solo il prezzo da pagare per ottenere ciò che vuole.
D. Per fermarlo quale Alto rappresentante per la politica estera serve all'Ue?
R.
Di certo non abbiamo bisogno di una seconda Lady Ashton, che ha una personalità molto debole. Ma qualcuno più forte, capace di affrontare con decisione le situazioni e soprattutto non piegarsi davanti a quegli Stati membri che spesso rendono ancora più difficile il lavoro.
D. Ascoltare l'Est, a partire dalla richiesta di non scegliere una persona che sia pro-Cremlino?
R.
Non è solo una questione di idee, ma di conoscenza ed esperienza.
D. La candidata italiana Federica Mogherini potrebbe essere adatta?
R.
No. Prima di tutto per ricoprire quel ruolo c'è bisogno di una persona che abbia maggiori competenze a livello di politica estera, non solo per quanto riguarda i paesi dell'Est, ma in generale.
D. Quindi chi?
R.
Qualcuno come lo svedese Carl Bildt. O il polacco Radek Sikorski, che ha sicuramente un background importante e una forte personalità.

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