Vladimir Putin Presidente 140718130322
ESTERI 18 Luglio Lug 2014 1231 18 luglio 2014

Aereo abbattuto in Ucraina, Putin al bivio

Prendere le distanze dai separatisti. O tirare dritto.

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Vladimir Putin, presidente russo.

Il luogo dello schianto del Boeing della Malaysia Airlines è a una manciata di chilometri dal confine con la Russia, in una delle zone controllate dai separatisti. Sono stati loro ad arrivare per primi, il pomeriggio del 17 luglio, pescando subito tra i rottami fumanti una delle due scatole nere, che avrebbero consegnato secondo le prime notizie già alle autorità russe. La seconda è stata ritrovata invece la mattina del 18 dai soccorritori ucraini che hanno il compito di setacciare la zona del disastro che si estende per una quindicina di chilometri quadrati.
L’analisi delle black boxes potrebbe essere utile per definire la responsabilità dell’accaduto e una delle domande fondamentali in proposito è se la Russia farà muro o collaborerà per chiarire la dinamica.
I SEPARATISTI COLLABORANO. L’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, che era entrata la sera del 17 luglio in contatto diretto con i leader indipendentisti, ha chiesto e ottenuto di isolare l'area della strage e i ribelli si sono impegnati a cooperare con le autorità ucraine e a consentire il libero accesso agli ispettori internazionali. Gesti di buona volontà, che potrebbero celare un segreto. Pur non essendo ancora note le cause ufficiali, la versione più probabile è infatti che l’aereo malese sia stato abbattuto per errore proprio dai separatisti che volevano invece centrare un velivolo militare ucraino. E mentre lo spazio aereo nel Sud Est dell’ex repubblica sovietica è stato chiuso, è iniziata anche una tregua nei combattimenti che dovrebbe durare un paio di giorni, almeno a quanto annunciato dagli insorti.
L'UE SI AVVICINA ULTERIORMENTE A KIEV. Resta da vedere, passato lo choc iniziale, quali effetti avrà la tragedia del volo MH17 nella crisi ucraina. In sostanza, se anche con l’aiuto della Russia sarà chiarita la responsabilità dei ribelli e di Igor Strelkov, il leader che via Vkontakte, il Facebook russo, aveva annunciato l’abbattimento di un aereo da trasporto ucraino nella stessa zona dove poco dopo sarebbe precipitato quello passeggeri malese, la comunità internazionale occidentale si schiererà in maniera ancora più netta a fianco dell’Ucraina, pretendendo da Mosca un distanziamento netto nei confronti della galassia separatista, non solo a parole, ma anche nei fatti.

Putin al bivio: isolamento dei ribelli o accelerazione del conflitto

Petro Poroshenko.

Se i gruppi filorussi non dipendono direttamente dal Cremlino, nelle settimane precedenti l'incidente è risultato evidente come alcune questioni (dalla liberazione degli ostaggi dell’Osce, all’avvio delle tregua e delle prime trattative poi finite nel nulla) siano state gestite con il fiato di Vladimir Putin sul collo.
A questo punto si aprono per il presidente russo due opzioni: rimanere arroccato sulla posizione tenuta sino al 17 luglio, facendo finta che non sia successo nulla e continuando a tollerare il gioco sporco nel Donbass, oppure dare un taglio netto all’opaco cordone che lega Mosca ai ribelli in Ucraina e lasciare che il duello tra potere centrale a Kiev e separatisti si risolva senza intrusioni.
LE PROSSIME MOSSE TOCCANO A MOSCA. In questo caso, Strelkov e compagni, come ammesso recentemente, non potrebbero resistere a lungo. Dopo la perdita di Sloviansk, Kramatorsk e altre roccaforti la resistenza tra Donetsk e Lugansk potrebbe durare poche settimane o un paio di mesi al massimo.
In seguito all’abbattimento del Boeing la pressione sul Cremlino è aumentata in maniera enorme e sebbene Putin non sia il tipo da farsi condizionare troppo dagli avvenimenti esterni le prossime mosse toccano a Mosca.
CANALI DI COMUNICAZIONE APERTI. Dopo l'incidente Vladimir Vladimirovich ha telefonato immediatamente a Barack Obama, non solo per discutere del problema delle sanzioni, che aveva già commentato duramente in precedenza, ma anche per chiarire la vicenda del Boeing malese. Segnale che comunque i canali di comunicazione sono aperti e la collaborazione internazionale rimane all’ordine del giorno. Lo scenario più ottimistico prevede insomma dopo la tragedia uno sviluppo verso la de-escalation, nel quale l’isolamento dei ribelli nel Donbass potrebbe da un lato disinnescare lentamente l’emergenza e dall’altro lasciare a Kiev la sfida per il recupero economico e sociale di un territorio sull’orlo del baratro dopo quattro mesi di guerra. Quello opposto darebbe un’ennesima accelerazione al conflitto, aumentando il rischio di un’ulteriore disgregazione dell’Ucraina.

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