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SCENARIO 18 Luglio Lug 2014 2128 18 luglio 2014

Assoluzione Berlusconi, il patto del Nazareno si rafforza

La sentenza Ruby rasserena gli animi del Pd.

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Il premier Matteo Renzi.

Il tavolo delle riforme? «Ci dispiace, ma non c'è più tempo». Ventiquattro ore dopo il lungo incontro in streaming con Matteo Renzi, il Movimento 5 stelle ha cambiato idea. Ringrazia e se ne va.
Non c'è più spazio per un confronto sulla legge elettorale e le riforme, sentenziano i grillini, che si dicono pronti a votare sì alle preferenze in Aula, ma chiudono a ogni mediazione. La «patologia del conducator» di Beppe Grillo prevale sulla linea del dialogo perseguita da Luigi Di Maio.
Ma il premier Matteo Renzi non si è scomposto e vede le riforme in dirittura d'arrivo.
L'ASSOLUZIONE SMINA LE RIFORME. A maggior ragione nel giorno in cui a sminare il percorso del patto del Nazareno è intervenuta l'assoluzione di Silvio Berlusconi in appello nel processo Ruby.
Nel travagliato percorso delle riforme, la data del 18 luglio era segnata in rosso sul calendario: il timore era che una condanna nel processo Ruby potesse provocare una reazione scomposta di Berlusconi. Da Milano è giunta invece l'assoluzione piena. E il leader di Forza Italia vede rafforzate le ragioni della scelta riformatrice che lo ha portato a siglare il patto con Renzi.
«Avanti con più serenità», «il percorso politico di Forza Italia non cambia», ha dichiarato.
E il Pd ha tirato un sospiro di sollievo: «Le catastrofi di tanti Nostradamus», ha esultato il senatore renziano Andrea Marcucci, «non si avverano».
RENZI OTTIMISTA. La rotta non cambia. Renzi, commentando in serata con il suo entourage l'impatto della vicenda sulle riforme, ha sottolineato: «Siamo in dirittura, lavoriamo sodo per portare a casa il risultato».
Di lavoro, è consapevole il premier, ce n'è ancora da fare, visto il macigno dei 7 mila emendamenti che grava sui lavori d'Aula. Ma resta la persuasione, spiegano fonti Pd, di poter concludere la prima lettura entro l'inizio di agosto.
Anche se il presidente del Senato Piero Grasso, preoccupato di «mantenere il sottile equilibrio tra la fretta del governo» e lo spazio a un dibattito che non sia «sterile ostruzionismo», è «pronto a chiudere il Senato solo a Ferragosto se serve».
DISSIDENTI IN DIFFICOLTÀ. Certo, l'assoluzione di Berlusconi «rafforza la strada per cambiare con coraggio il Paese», ha sottolineato anche il leader di Ncd Angelino Alfano. Mentre il fronte trasversale dei senatori 'dissidenti' vede restringersi il proprio spazio di manovra.
Non rinunceranno a dare battaglia, ma se Fi serra i ranghi l'impresa di rompere le maglie del ddl del governo si fa più ardua. I 'frondisti' azzurri assicurano che il loro stringersi attorno al Cav per festeggiare l'assoluzione non vuol dire che il dissenso sia rientrato. Al contrario, spiegano, ora che non incombe più il 'macigno' Ruby, proveranno a convincere Berlusconi a fermarsi a riflettere e discutere delle tante cose da cambiare.
Il M5S CHIUDE LA PORTA. Maggiore rassegnazione a una «inesorabile» tenuta del patto del Nazareno si registra invece tra i parlamentari grillini. «Il patto dà i suoi frutti, assolto il pregiudicato», hanno sentenziato sui social network. E sembra già complicarsi il dialogo in corso tra M5s e Pd, quando una nota firmata sul blog di Beppe Grillo dalla delegazione guidata da Luigi Di Maio, ha chiuso la porta a una trattativa che sulla legge elettorale sembrava avviata.
I grillini ringraziano Renzi per l'apertura sul tema delle preferenze e dell'immunità ma lo invitano a non «chiedere il permesso al pregiudicato» Berlusconi. E, con improvvisa inversione a U, dichiarano: «Non c'è più tempo» per tenere aperto il tavolo sulle riforme. «Saremo pronti a votare la legge elettorale, inclusiva delle preferenze, direttamente in Aula».
GRILLO, LA «PATOLOGIA DEL CONDUCATOR». Il Pd, scettico fin dall'inizio sulla tenuta della 'linea' del dialogo incarnata da Di Maio, si stupisce per la tempistica, ma non ha dubbi nel valutare cosa sia accaduto. Ha vinto la «patologia del conducator» di Grillo, ha osservato Debora Serracchiani. E Renzi ha commentato con i suoi: «Non hanno fatto a tempo a sedersi al tavolo che subito è arrivata la sconfessione a mezzo blog».
Ma non è ancora detta l'ultima parola, osservano al Nazareno: il seme del dialogo era innestato, può ancora portare qualche frutto. Ma comunque si mettano le cose, «il Pd andrà avanti per la sua strada».

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