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CONDIZIONI 18 Luglio Lug 2014 1428 18 luglio 2014

Gaza, Israele-Hamas e la bozza di tregua dell'Egitto

L'intesa vuota proposta da Il Cairo.

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Il nuovo presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

Mentre i tank di Tel Aviv invadono la Striscia di Gaza, l'Egitto è tornato a chiedere a Israele e Hamas di accettare la proposta di tregua redatta dai mediatori de Il Cairo, sulla quale il 17 luglio si sono arenate le trattative causando nuovi morti.
ACCUSE INCROCIATE. Secondo il ministro degli Esteri egiziano, i negoziati sono stati sabotati da Turchia e Qatar, Stati amici dei Fratelli musulmani che con Morsi avevano mediato l'ultima crisi israelopalestinese ma i cui vertici sono stati letteralmente decapitati dopo il colpo di Stato dei generali del Cairo.
Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha replicato, accusando a sua volta il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi di essere, di fatto, dalla parte di Israele: la sua offerta su Gaza, ha lasciato intendere Erdogan, sarebbe stata in realtà un doppio gioco.
Ma cosa dice realmente il documento proposto dall'Egitto?

La bozza di tregua prevede solo la vaga «apertura dei valichi»

Un tank israeliano nella Striscia di Gaza.

«Appartenendo all'Egitto una responsabilità storica, e dato il nostro credo nell'importanza di raggiungere la pace nella regione, proteggendo le vite degli innocenti e mettendo fine allo spargimento di sangue, l'Egitto chiede a Israele a tutte le fazioni palestinesi di mettere in atto un immediato cessate il fuoco», esordisce la bozza della tregua.
LE TRE CONDIZIONI. E poi elenca le tre condizioni da rispettare. In primo luogo, «Israele dovrebbe cessare tutte le ostilità contro la Striscia di Gaza via terra, mare e aria e impegnarsi ad astenersi dal condurre incursioni di terra contro Gaza e di mettere nel mirino i civili». In secondo luogo, «tutte le fazioni palestinesi a Gaza dovrebbero cessare le ostilità dalla Striscia di Gaza contro Israele per terra, mare, aria e sottoterra, e impegnarsi ad astenersi dal lanciare tutti i tipi di razzi e da attaccare le frontiere o colpire i civili». E, infine, «i valichi devono essere aperti e il passaggio delle persone e dei beni attraverso le frontiere deve essere facilitato una volta che la sicurezza sul campo si è stabilizzata».
NEGOZIATI A IL CAIRO. Pochi punti scarni a cui si aggiunge una seconda parte dell'accordo che definisce i termini di attuazione dell'intesa. La casella dell'ora e del giorno del cessate il fuoco è lasciata vuota pronta da compilare. Poi però ci sono dei paletti precisi.
«La tregua deve scattare entro 12 ore dall'accettazione incodizionata dell'accordo da parte di entrambe le parti». A qual punto «alti delegati del governo israeliano e delle fazioni palestinesi dovrebbero essere ospitati al Cairo entro 48 ore per concludere i negoziati per consolidare il cessate il fuoco». E ancora: «Il dialogo deve essere portato avanti con entrambe le parti separatemente ( in accordo con le intese sottoscritte a Il Cairo nel 2012). Entrambe le parti devono impegnarsi a evitare ogni azione che può minare l'accordo». L'Egitto, è la conclusione del documento, «deve avere garanzie da entrambe le parti», sia sull'impegno a rispettare l'intesa sia sulla consapevolezza che essa fallisce nel momento in cui viene messa a rischio da azioni unilaterali.
MEDIAZIONE VANA. La bozza dunque non dice niente di preciso sull'apertura dei valichi: lascia in realtà tutto al negoziato tra le parti.
Difficile che fosse firmata in tempi rapidi. E infatti la mediazione egiziana è stata vana.

Le richieste di Israele e Gaza fuori dal documento

Soldati israeliani nella Striscia di Gaza (18 luglio).

Per Israele ogni progetto di tregua deve necessariamente includere la distruzione concordata degli arsenali di Hamas e dei suoi tunnel offensivi. Obiettivo che il governo di Tel Aviv indica proprio come il motore dell'invasione della Striscia di Gaza. Israele, inoltre, è disposto ad astenersi dall'aprire il fuoco verso Gaza, ma solo su una rigida base di reciprocità.
IL NODO RAFAH E I RAZZI. Dal canto suo è noto da giorni che Hamas chiede che il valico di Rafah diventi una zona di transito internazionale, ma esclude anche di rinunciare al suo potenziale offensivo. Sulla stampa araba è circolata una presunta proposta dei miliziani in 10 punti, altrettanto difficile da realizzare, ma sopratutto mai confermata.
È invece ufficiale che Hamas chiede anche la liberazione immediata di centinaia di militanti arrestati in Cisgiordania durante l'operazione di polizia alla ricerca degli assassini dei tre ragazzi israeliani uccisi a giugno. Ma anche questo punto non viene toccato nel documento egiziano ed era invece al centro dei colloqui intensi avvenuti al Cairo.
IL RUOLO DELLA FRATELLANZA. Inoltre, nonostante gli egiziani abbiano rivendicato il loro ruolo storico nei negoziati tra Israele e Palestina le condizioni politiche sono cambiate.
Il 15 luglio l'ex segretaria di Stato americana Hillary Clinton aveva parlato in un'intervista dell'ultima trattativa avvenuta nel 2012. «Morsi fu in grado di convincere i gruppi di Hamas a rispettare l'accordo. Ma ora non c'è più», aveva constatato Clinton con pessimismo. Insomma, con questi dati di partenza - una bozza di tregua vuota rispetto alle richieste dei due contendenti e negoziata con uno Stato considerato 'nemico' da una delle due parti - le condizioni per una tregua forse non ci sono mai state.

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