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PROFILO 18 Luglio Lug 2014 1501 18 luglio 2014

Israele: Avigdor Lieberman, il falco che vuole rioccupare Gaza

Di origine russa. Guarda a Putin. E vuole la divisione etnica di Israele.

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Il suo nome non figura tra i tanti che speravano nel cessate il fuoco. L'uomo alla guida della diplomazia israeliana non ha spazio in agenda per le richieste di pace che riempiono strade e social network. Mentre le ambasciate dei Paesi arabi discutevano le condizioni di una possibile tregua, il capo degli Affari esteri di Israele aveva già nel cassetto il programma per l'invasione di terra della Striscia di Gaza. L'operazione Margine protettivo arrivata all'undicesimo giorno e a oltre 250 vittime, nei suoi piani ha un solo sviluppo: invadere la Striscia, occuparla militarmente, eliminare Hamas. I carri armati israeliani potrebbero fermarsi prima, ufficialmente a colpire i tunnel tramite i quali l'organizzazione paramilitare fa passare le armi, ma è certo che Avigdor Lieberman può prendersi oggi la sua rivincita.
PROTAGONISTA DELLA VIRATA A DESTRA DI TEL AVIV. Nel 2009, mentre Tel Aviv, Washington e Ramallah intessevano faticosamente una nuova cornice per i negoziati di pace ad Annapolis, il responsabile degli Esteri spiegava come Israele avrebbe dovuto trattare gli 1,7 milioni di palestinesi della Striscia: «Come fecero gli Stati Uniti con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale», ricorrendo insomma alla distruzione nucleare. Per i pochi parlamentari impegnati a dialogare con l'organizzazione paramilitare di Hamas invocava la condanna a morte. E quando cinque anni fa le truppe israeliane entrarono a Gaza City per poi lasciarla dichiarò il fallimento della politica: «Non hanno permesso all'esercito di completare l'operazione».

 Avigdor Lieberman, ministro degli Esteri di Israele (Gettyimages).

Lieberman, arrivato dalla Moldova per sostenere l'identità di Israele

L'abitudine alla violenza di pensiero e di azione deve essergli rimasta da quando da giovane faceva il buttafuori nelle discoteche per ragranellare un po' di soldi. Poi la vita gli ha riservato compiti ben più prestigiosi. Al punto da essere diventato scomodo per il primo ministro Netanyahu.
Quando a giugno Lieberman ha riproposto la soluzione finale contro la Striscia - dobbiam smetterla di «esitare e farci domande» - il premier gli ha contrapposto la linea del tatticismo, molto più utile a vincere la guerra dell'opinione pubblica. Ma il ministro degli Esteri sembra pronto a giocarsi una partita personale.
Arrivato dall'ex repubblica sovietica di Moldova, Lieberman ha avuto il tempo di scalare la scena politica israeliana in tempo per diventare il riferimento dei tanti ebrei russofoni arrivati con la disgregazione dell'Urss negli Anni 90, una massa critica capace di far diventare il russo la seconda lingua dello Stato di Davide e di condizionarne identità e politica.
SIONISTA DAGLI ANNI 80. Tra i fondatori negli Anni 80 del Forum sionista per l'ebraismo sovietico, quando l'impero comunista si sgretolava, lui era già direttore generale del Likud, il partito conservatore al governo, e poi dirigente nell'ufficio dell'allora giovane Netanyahu.
La sua ascesa politica è iniziata nel decennio spezzato dall'assassinio di Yitzhak Rabin quando il tentativo più serio di pace tra israeliani e palestinesi è stato interrotto senza mai essere più ripreso.
Nel 1999, a quattro anni dall'attentato del leader labourista, forte della virata a destra dello scenario politico, Lieberman si è portato in prima fila, fondando il partito nazionalista, laico e sionista Israel Beitenu: Israele è la nostra casa.
CONTRO IL RITIRO DA GAZA. Alle elezioni di quell'anno riuscì a guadagnare quattro seggi e un posto da ministro in tutti i governi da allora in poi. Nel 2000 fallivano le trattative di Camp David, poi scoppiava la seconda Intifada, la guerra in Libano e il conflitto con Gaza. Più arretravano i negoziati, più Lieberman avanzava.
Dal 1999 al 2002 è stato ministro delle Infrastrutture, dal 2003 dei Trasporti, nel 2004 si è scontrato contro Ariel Sharon, il falco dei falchi, contestandolo da destra e opponendosi al ritiro da Gaza. E si è guadagnato nel 2006 il posto da vicepremier, poi di ministro degli Affari strategici e infine degli Esteri. La sua carriera è decollata quando il processo di pace è affondato.

 Avigdor Lieberman e Benjamin Netanyahu (Gettyimages).

L'idea dell'uniformità etnica dei due Stati

I detrattori dicono che il suo modello sia la Russia di Putin, antiliberale e autoritaria. Di certo tra le sue prime preoccupazioni c'è il potenziamento dell'apparato dello Stato e della forza d'urto dell'esercito di Tel Aviv. Non a caso i suoi nemici sono gli ultraortodossi esentati dal servizio militare, simbolo per una parte crescente della popolazione israeliana di una casta privilegiata. E soprattutto gli 1,4 milioni di arabi israeliani considerati dal suo partito una minaccia interna alla esistenza e all'identità di Israele per la loro cattiva abitudine di mescolarsi e spesso anche sposarsi alla popolazione ebrea.
COLONO IN CISGIORDANIA. Le sue più forti proposte politiche, tutte fallite alla prova del parlamento, sono l'istituzione di un giuramento di lealtà allo Stato, l'abolizione delle manifestazioni arabe nell'anniversario della fondazione di Israele e soprattutto un piano per riunire gli israeliani di origine araba ai palestinesi di Cisgiordania e per far rientrare parte degli ebrei delle colonie attraverso lo scambio di territori. Il risultato sarebbe sì la formazione di due Stati differenti ma con popolazioni etnicamente uniformi.
Peccato che lui stesso abiti su un terreno sottratto ai palestinesi a Nokdim, sulle colline a Sud di Betlemme, dove sarebbe nato Gesù e sorgono gli insediamenti dei coloni israeliani.
LO SCONTRO CON NETANYAHU. Pur provocando qualche imbarazzo nella comunità internazionale, l'oltranzismo non gli ha impedito di conquistare la poltrona di ministro degli Esteri. E nemmeno le accuse di corruzione da cui è stato recentemente assolto. Netanyahu ha aspettato che la vicenda giudiziaria si concludesse e lo ha pazientemente riaccolto nel governo. Del resto i due fino all'attuale scontro sulla gestione della crisi con Hamas avevano stretto un patto di ferro. Ora però sembrano battersi tra loro: da appassionato giocatore di tennis, il falco Lieberman sembra intenzionato a vincere la sua partita interna: dimostrare che non ci sono soluzioni intermedie con Hamas. E oggi tirando una boccata di sigaro, avrà aspettato di vedere il fumo alzarsi ancora nel cielo sopra la Striscia.

  • La mappa interattiva delle colonie israeliane nella West Bank (Peace Now).

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