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EDITORIALE 18 Luglio Lug 2014 1456 18 luglio 2014

Processo Ruby, Berlusconi assolto segna la fine di Forza Italia

Con l'assoluzione in Appello nel Processo Ruby il Cav non ha più bisogno della politica per difendersi.

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Silvio Berlusconi e Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori (foto Getty).

Assolto perché il fatto (anzi, i fatti: concussione e prostituzione minorile) non sussistono.
Silvio Berlusconi tira un sospiro di sollievo, e con lui Matteo Renzi che adesso vede diradarsi le ombre sul patto del Nazareno.
Un patto su cui, fino a pochi minuti prima del pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, i frondisti di Forza Italia ancora sparavano a palle incatenate. Ora c’è da giurare che riforma del Senato e Italicum procederanno speditamente, poichè il Berlusconi “immacolato” finità per tagliare le unghie anche alla minoranza interna del Pd.
SENTENZA DI PORTATA STORICA. La sentenza del 18 luglio ha un valore epocale: mette fine all’era giustizialista e contemporaneamente al ruolo di vittima designata che il Cav ha brandito in ogni sua pubblica apparizione.
Ora non ci sono più alibi, dall’una e dall’altra parte: se sconfitta sarà, Silvio dovrà solo recriminare sugli errori della sua strategia politica. E i suoi detrattori non si sentiranno più rinfacciare la mano loro data da una magistratura compiacente.
D’ora in avanti le toghe non saranno più rosse, tra gli azzurri tornerà in spolvero il refrain della «giustizia giusta», che fa sempre effetto pur essendo una mera tautologia, e persino la distinzione tra falchi e colombe non avrà più ragion d’essere.
IL CAV NON HA PIÙ BISOGNO DELLA POLITICA. Ma se Berlusconi incassa una vittoria di non poco conto, a perdere e a temere per il futuro è tutto il suo partito. Senza il fiato sul collo della giustizia l’ex presidente del Consiglio non ha più motivo di restare in politica e così difendersi.
Vent’anni fa era sceso in campo non perché mosso da idealità liberali e riformatrici, ma solo ed esclusivamente perché gli equilibri che si andavano delineando nel dopo Tangentopoli costituivano una esiziale minaccia alla sopravvivenza delle sue aziende.
Una volta salvate e fatte prosperare, il Cav in politica ci è rimasto per difendersi dall’attacco dei magistrati che gli contestavano una serie di reati (per uno, frode fiscale, è stato definitivamente condannato) commessi nella sua attività imprenditoriale antecedente alla discesa in campo.
E poi, la parte più corposa e mediaticamente ghiotta, la spregiudicatezza troppo borderline delle sue «cene eleganti», uno scandalo iniziato con l’improvvida apparizione al compleanno di una ragazza di Casoria e finito tra i maldestri cascami della nipote di Mubarak, ossia quella Ruby minorenne a sua insaputa per la quale si era visto condannare a 7 anni in Primo grado.
FORZA ITALIA ORA RISCHIA IL CROLLO. Risolti i suoi problemi con la giustizia (sempre che non ne spuntino di nuovi, ma il clima non pare avvalorare l’ipotesi), trovato sulla sponda opposta un interlocutore cui riconosce quel quid tanto cercato tra i suoi, Silvio può dormire sonni tranquilli.
E magari godersi quegli ozi che la sua ancora immensa ricchezza gli consente, tanto più alla vigilia degli 80 anni, che sono sempre tanti anche per un eternamente giovane o, come ebbe a dire il suo medico, uno «tecnicamente immortale» come lui.
La cosa creerà non pochi problemi al partito, che senza il suo mentore non vale tanto di più degli scissionisti di Alfano, ma non si può avere tutto.
E, soprattutto, non si può pensare che Berlusconi potesse costituire all’infinito una cash cow da mungere o da cui ottenere posti al sole.
Si sa che per lui avere un partito - Forza Italia, poi Pdl, poi di nuovo Forza Italia - è stato come prendere un taxi, da cui può ora scendere visto che è al riparo e non ha più nulla da temere.
Ma è stato un viaggio che è durato vent’anni, un tempo lunghissimo in cui chi lo ha accompagnato ha goduto di agi e prebende che ne hanno cambiato in meglio la vita.
Chi si accontenta gode, e di godimento (per sé e per i suoi sodali) il Cavaliere non è stato certo avaro.

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