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INTERVISTA 18 Luglio Lug 2014 1822 18 luglio 2014

Processo Ruby, Pecorella: «Berlusconi assolto perché non fa più paura a nessuno»

L'ex avvocato del Cav Pecorella sulla sentenza in Appello al Processo Ruby:

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Si è detto «commosso» e ha dedicato addirittura «un pensiero di rispetto» alla magistratura perché «la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli».
Silvio Berlusconi ha commentato così l’assoluzione in Appello nell’ambito dell’inchiesta Ruby, arrivata venerdì 18 luglio. Una sentenza che ha annullato la condanna a 7 anni in primo grado e che potrebbe avere ripercussioni sul filone “bis” del processo – la sentenza è attesa per il 13 novembre – che vede imputati Emilio Fede e Lele Mora (condannati a 7 anni in primo grado) e Nicole Minetti (5 anni).
«BERLUSCONI NON FA PIÚ PAURA». Nella nota che ha diramato, il leader di Forza Italia ha rivolto un «caloroso ringraziamento» ai suoi avvocati, compresi Niccolò Ghedini e Piero Longo che però, dopo il pronunciamento dei giudici della Corte d’Appello di Milano, sono a detta di molti i veri sconfitti.
Franco Coppi, già avvocato di Giulio Andreotti e Gianni De Gennaro, è invece il trionfatore della vicenda.
Tutto merito suo, dunque? Per Gaetano Pecorella, ex avvocato di Berlusconi e parlamentare per 4 legislature nelle file del centrodestra, la realtà è un’altra: l’ex Cav è diventato «la stampella di Renzi». Politicamente, dice contattato da Lettera43.it, «non fa più paura a nessuno».

Gaetano Pecorella, ex avvocato di Silvio Berlusconi ed ex parlamentare di Forza Italia e Pdl.

DOMANDA. Si aspettava una sentenza simile?
RISPOSTA. Si tratta di un fatto sorprendente perché le carte processuali erano le stesse del primo grado. Se è possibile passare da una condanna a molti anni a un’assoluzione con formula piena vuol dire che c’è qualcuno nella magistratura che sbaglia e che lo fa in maniera clamorosa.
D. Per il reato di concussione «il fatto non sussiste», per la prostituzione minorile «non costituisce reato».
R. Ogni epoca ha le sue sentenze. Se Luigi XIV fosse giudicato oggi nessuno lo condannerebbe alla ghigliottina. Siamo in una fase in cui i voti di Forza Italia sono decisivi per la stabilità del Paese…
D. È la sconfitta di una certa magistratura da sempre ostile all’ex premier?
R. Può essere la sconfitta di una certa avvocatura che ha dichiarato guerra alla magistratura, così come quella di una certa magistratura in perenne conflitto con Berlusconi. Può anche essere che l’uomo Berlusconi, oramai, non fa più paura a nessuno.
D. Addirittura?
R. Berlusconi è diventato una stampella di Matteo Renzi e della maggioranza. Quello di oggi non è più il leader che comandava o bloccava le riforme. La sua non è un’opposizione.
D. Gli avvocati Ghedini e Longo sembrano i veri sconfitti, mentre Coppi è l’unico trionfatore. Lei ha definito quella dei primi due una «strategia difensiva sbagliata». È ancora di questo avviso?
R. Personalmente non mi piace schierarmi con un avvocato o con un altro. Certo è che, se dobbiamo guardare i risultati, ha avuto ragione Coppi.
D. Hanno vinto i suoi toni “morbidi”.
R. Le carte, come detto, erano le stesse. Ciò vuol dire che in primo grado qualcosa nella strategia difensiva non ha funzionato. Le dichiarazioni fatte da Berlusconi, che ha detto di avere fiducia nella magistratura, gli sono state suggerite da Coppi.
D. Questa sentenza potrà avere delle ripercussioni sul cosiddetto “Ruby bis”?
R. A mio avviso non c’è alcun rapporto fra i due processi.
D. Il motivo?
R. In questo si discuteva di una concussione, che nell’altro processo non c’è, e di un rapporto che la protagonista ha negato di aver avuto. Nel processo che vede imputati Fede, Mora e Minetti si parla di favoreggiamento della prostituzione: non si tratta solo di Ruby ma di quelle che vengono definite «cene eleganti».
D. Arrivati a questo punto, secondo lei, Berlusconi potrebbe lasciare la politica?
R. È difficile da dire. Da una parte egli ha ancora un grande consenso, dall’altra è un ostacolo: finché resterà al suo posto non nascerà mai una grande formazione di centrodestra rinnovata nelle idee e negli uomini.
D. Quando ha lasciato il Pdl, lei se l’è presa con le dinamiche vigenti nel partito e con la mancanza di democrazia interna. Qualcosa è cambiato?
R. C’è un tentativo di cambiamento e la dimostrazione è stata la nascita del Nuovo Centrodestra di Alfano. All’interno di Forza Italia, però, i tentativi di alcuni esponenti di spicco come Fitto, volti a creare delle alternative e un dibattito, vengono cassate e stigmatizzate come atti di ribellione e infedeltà. Fino a quando non si capirà che il partito cresce sono attraverso il dibattito e il cambiamento, come avvenuto nel Pd, non si andrà da nessuna parte.

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