Gianpaolo Tarantini 121224160442
REAZIONI 19 Luglio Lug 2014 1500 19 luglio 2014

Caso Ruby, Tarantini: «Felice per Berlusconi»

Il faccendiere pugliese: «Nessuna prostituta. Erano cene eleganti».

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Gianpaolo Tarantini.

Soddisfatto e felice. Così Gianpaolo Tarantini ha commentato l'assoluzione di Silvio Berlusconi al processo Ruby. «Sono contento per lui e per i suoi familiari perché è finito il dolore che hanno dovuto provare in questi anni. Non smetterò mai di ripetere che quelle cene alle quali ho partecipato erano incontri assolutamente normali, erano, come scrivete voi, cene eleganti. Poi, se qualche ragazza è rimasta a dormire a casa del presidente, quello è un fatto privato e nella vita privata si fa ciò che si vuole. Quelle ragazze, è certo, non erano prostitute».
IMPUTATO A BARI. Tarantini è tra i sette imputati nel processo barese sulle 26 donne che tra il 2008 e il 2009 ha portato nelle residenze dell'allora presidente del Consiglio. Ed è parte offesa nell'indagine al termine della quale la procura di Bari ha chiesto il processo per Silvio Berlusconi e Valter Lavitola con l'accusa di averlo indotto a mentire alla magistratura barese sulla circostanza che Berlusconi non sapeva che quelle giovani donne fossero escort.
«Non so se l'assoluzione di Berlusconi al processo Ruby avrà qualche riflesso nel processo nel quale sono imputato a Bari, non è ancora cominciato (la seconda udienza si terrà il 23 ottobre, ndr), quindi vediamo cosa accadrà passo dopo passo».
«NON MI HA MAI CHIESTO DI MENTIRE». La stessa cosa 'Gianpi' la pensa dell'udienza preliminare che il 14 novembre è prevista a Bari a carico dell'ex Cavaliere e di Lavitola. I due sono accusati di aver comprato il silenzio di Tarantini versandogli 10 mila euro al mese e 500 mila euro (ma soltanto la metà gli fu effettivamente consegnata da Lavitola) per aiutarlo ad avviare un'attività economica.
«Nel procedimento a carico di Berlusconi a Bari», ha detto Tarantini, «ci sono 1.000 dichiarazioni, 1.000 interrogatori, mille provvedimenti. Ripeto quello che ho sempre detto: il presidente mi ha dato una mano quand'ero in difficoltà, non c'è stata nessuna forzatura, da nessuna parte. Ero in difficoltà e mi ha aiutato. Non c'è nessuna induzione alla falsa testimonianza, sono tutte cavolate. Mi ha solo aiutato e questo lo hanno ripetuto tutte le persone ascoltate dai pubblici ministeri».
«GLI AUGURO DI RITORNARE QUELLO DI PRIMA». E ancora: «Cosa auguro a Berlusconi? Di tornare a essere quello che era e di riacquistare la stessa serenità degli anni in cui l'ho conosciuto. È sempre stata una persona perbene, normale, seria, serena, gioviale, generosa e molto, molto accomodante verso i suoi ospiti». Gianpi ha confessato di aver rotto da tempo con i suoi amici più fidati, quelle con i quali organizzò, secondo l'accusa, nell'estate 2008 i coca-party in Sardegna: Alessandro Mannarini e Massimiliano Verdoscia.
Il trio fu ribattezzato dalla stampa 'I tre moschettieri''. Fu in quella pazza estate che il prode Gianni conobbe Berlusconi a Villa Certosa. «Abbiamo realtà diverse: io vivo e lavoro a Roma, loro sono in Puglia», ha spiegato Tarantini. Nella capitale Gianpi non vuol dire di cosa si occupa. «Vivo con mia moglie, che ora lavora, e con le mie due figlie». Ma ha smentito di aver un rapporto di lavoro con l'emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, uno degli uomini più ricchi del mondo e diventato protagonista del jet set internazionale dopo l'abdicazione in suo favore del padre. «Non sono consulente dell'emiro, sono solo molto amico di un suo parente, nulla di più», ha tagliato corto.

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