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ECOLOGIA 19 Luglio Lug 2014 1430 19 luglio 2014

Clima-Energia, il target divide l'Unione europea

L'obiettivo per il 2030 balla tra il 27 e il 29%. Sfida all'ultimo voto.

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Il presidente della Commissione Ue in pectore Jean-Claude Juncker.

Ancora prima di nascere, il nuovo target europeo per il 2030 sull'efficienza energetica semina discordia fra i 28 Stati membri dell'Unione.
Il piano deve essere presentato mercoledì 23 luglio dall'esecutivo Ue, in una comunicazione ad hoc. Per l'Unione dei 28 si tratta del terzo dei tre obiettivi che rientrano nel pacchetto 'clima-energia' 2030, che include già il 40% di riduzione di Co2 e il 27% di energia da rinnovabili.
A pochi giorni dal lancio, la cifra di un target «indicativo e non vincolante, continua a ballare fra il 27% e il 29%», hanno riferito fonti Ue.
DECISIONE LAST MINUTE. All'interno del collegio dei commissari europei si prospetta quindi una lotta all'ultimo voto e una decisione assolutamente 'last minute'. Il paradosso è che il neopresidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha già espresso una posizione sicuramente più ambiziosa.
«Per me un target vincolante del 30% sull'efficienza energetica è il minimo», ha detto agli eurodeputati. «È vero che la comunicazione arriva adesso, ma è il frutto di un lavoro iniziato da tempo e il target proposto sarà quello considerato più ragionevole», hanno commentato fonti comunitarie. Se poi il nuovo presidente dell'esecutivo Ue dovesse decidere di cambiare le carte in tavola «avrà cinque nni per lavorare su eventuali aggiustamenti», hanno aggiunto le stesse fonti.
INCOGNITA NUOVO PARLAMENTO. Senza contare l'incognita della posizione del nuovo Europarlamento. Il principale scoglio è far passare la proposta fra gli Stati membri, con tante posizioni diverse e blocchi a geometrie variabili a seconda dei singoli obiettivi: Co2, rinnovabili ed efficienza energetica. Non solo, a monte bisogna fare i conti con l'approccio all'intero pacchetto del gruppo di Visegrad, composto da Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, a cui spesso si agganciano Bulgaria e Romania, contrario ai target e più concentrato sul problema della sicurezza energetica, complice la crisi ucraina, oltre che sul rilancio della competitività dell'industria europea, un tasto caro anche all'Italia che adesso guida la presidenza di turno.
SI CERCA UN ACCORDO IL PIÙ AMPIO POSSIBILE. Sulla carta, i Paesi più forti in termini di voti, Germania in primis, potrebbero agevolmente conquistare una maggioranza di blocco in Consiglio, ma l'Unione europea, specie su politiche di lungo periodo, cerca di non procedere a strappi. «Non è solo un problema di numeri, ma politico», hanno riferito fonti Ue, secondo cui «in un momento storico come quello che stiamo attraversando non ci si limita alla conta dei voti, si cerca di includere nelle decisioni i Paesi dell'Est».
Il caso Mogherini nel puzzle delle euronomine insegna. L'unica cosa certa alla fine è la scadenza di ottobre per trovare l'accordo, «un obiettivo strategico della presidenza italiana», hanno riferito fonti della stessa presidenza. All'Italia si aggiunge la Francia, che nel 2015 ospita una conferenza Onu cruciale sul clima e non si può permettere di arrivare senza un impegno comune a livello Ue. Il risultato è che si prospetta un'estate molto 'calda' per gli sherpa emissari dei leader Ue e per l'Italia, con il difficile compito di trovare il compromesso fra i 28.

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