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MEDIAZIONE 19 Luglio Lug 2014 2217 19 luglio 2014

Gaza, colloqui per la tregua per fermare Israele

Il 20 luglio Abu Mazen incontra Khaled Meshaal a Doha.

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Presidente dell'Anp Abu Mazen.

Gaza è sotto assedio. I palestinesi soffrono e muoiono. E sembra esserci un'unica soluzione oer fermare l'azione militare di terra israeliana: la tregua. Il presidente palestinese, Abu Mazen, lo sa, e per questo ha in programma per il 20 luglio un incontro a Doha (Qatar) con il capo politico di Hamas in esilio, Khaled Meshaal.
Lo ha riferito un responsabile palestinese coperto dall'anonimato.
HAMAS DETTA LE CONDIZIONI. Hamas intanto ha reso noto di aver consegnato a Egitto, Qatar, Turchia, Lega Araba e al presidente Abu Mazen la sua lista di condizioni per una tregua con Israele.
A parlare per il movimento è stato il portavoce Fawzi Barhum. È la prima volta che il presidente dell'Anp viene pubblicamente citato come una una sorta di rappresentante unitario dei palestinesi al tavolo negoziale.
RICHIESTE APPROVATE A RAMALLAH. A Ramallah, Yasser Abed Rabbo, segretario generale dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) diretta da Abu Mazen ha approvato le richieste di Hamas. «Le richieste della resistenza sono anche le nostre», ha detto Rabbo, «se Gaza viene colpita lo sono tutti i palestinesi».
Il tutto in un contesto di tensione sempre più alta, con Israele che ha intensificato la caccia ai tunnel di Hamas, nella convinzione che da lì arrivi, insieme ai razzi, il pericolo maggiore.
DUE SOLDATI ISRAELIANI MORTI. Il 19 luglio due soldati israeliani sono morti nel contrastare il tentativo di un commando di Hamas di infiltrarsi, proprio attraverso un tunnel, nel Sud di Israele. Al secondo giorno dell'operazione terrestre, i morti nella Striscia sono circa 100 per un totale complessivo, secondo i media, di oltre 340 (alcuni delle stesse famiglie) e 2.270 feriti, mentre Israele ha visto salire a cinque le sue vittime complessive, compresi i due soldati e un civile colpito da un razzo nel Neghev.
Se la guerra sembra prendere il contorno della scontro diretto, non è cambiato il quadro complessivo che vede il susseguirsi di raid sulla Striscia (450 gli obiettivi colpiti) e la pioggia di razzi nel Sud e nel Centro di Israele (57 solo il 19 luglio).

La mediazione egiziana verso il fallimento

Una famiglia palestinese in fuga da Gaza.

Dal 17 luglio, invece, la diplomazia sembra silente e stenta a raggiungere almeno il risultato primario del cessate il fuoco.
Da un lato c'è la mediazione egiziana, accettata da Israele, respinta da Hamas, ma condivisa dalla comunità internazionale e a quanto appare anche dal leader palestinese Abu Mazen. Dall'altro la fazione islamica ha fatto sapere le sue condizioni per un cessate il fuoco e che, a suo dire, sembrano appoggiate da Qatar e Turchia e a conoscenza degli Usa.
Tra le condizioni, la riapertura del valico di Rafah con l'Egitto, la liberazione di tutti i detenuti arrestati in Cisgiordania dopo il rapimento dei tre ragazzi ebrei, la rimozione del blocco di Gaza.
ATTESO L'ARRIVO DI BAN KI-MOON. Il 20 luglio, nella regione è atteso l'arrivo del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, nel tentativo di smuovere le acque, mentre già la sera del 19 il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius - per il quale il cessate il fuoco è «urgente e imperativo» - ha incontrato il primo ministro Benyamin Netanyhu.
Da Israele l'attenzione è rimasta concentrata sul campo. Secondo il portavoce militare sono stati scoperti 34 tunnel, cinque di questi costruiti per raggiungere il territorio israeliano. E proprio da uno di questi ultimi un commando di nove uomini di Hamas ha tentato di infiltrarsi la mattina del 19 luglio nella zona di Eshkol, a circa 15 chilometri dal confine Sud della Striscia. Il contatto è avvenuto con una pattuglia dell'esercito in perlustrazione contro la quale - hanno riferito fonti militari - è stato aperto il fuoco con mitragliatori e missili anti tank.
UCCISO UN UOMO DEL COMMANDO. Nella risposta della pattuglia un uomo del commando è stato ucciso mentre gli altri si sono dileguati tornando indietro. L'esercito ha il sospetto che l'obiettivo del gruppo fosse quello di compiere «un massiccio attacco terroristico» nei confronti di una delle comunità israeliane vicine. Già in mattinata Hamas aveva annunciato che propri uomini erano «dietro le linee nemiche» e lo stesso ministro israeliano per la Sicurezza Yitzhak Aharonovich ha confermato la «scaramuccia».
Nello circostanza - ma si è saputo solo nel pomeriggio - sono appunto morti i due soldati e altri quattro sono stati feriti. Ma scontri diretti sembrano siano avvenuti anche nel Nord della Striscia e l'esercito ha anche denunciato che dirigenti di Hamas si nascondono sotto l'ospedale di Shifa a Gaza City, nel cui obitorio peraltro si svolgono scene dantesche e in cui ci sono solo venti celle frigorifere per le decine di morti che continuano ad arrivare.
HAMAS HA USATO UN ASINO CARICO DI ESPLOSIVO. Nella guerra in corso Hamas, secondo quanto ha annunciato il portavoce militare, ha fatto ricorso anche a un asino carico di esplosivo, mandato contro i soldati a Rafah nel Sud della Striscia: non è la prima volta che i palestinesi ricorrono a questi sistemi.
La crisi umanitaria per la popolazione di Gaza intanto peggiora sempre di più: secondo l'Unrwa, il numero degli sfollati è salito a 55 mila ed è probabile che aumenti. L'esercito ha infatti ordinato lo sgombero di vari campi profughi nella Striscia, che potrebbero presto diventare zone di combattimento.

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