Katainen 140527182501
EUROPA 19 Luglio Lug 2014 1945 19 luglio 2014

L'Ue a Renzi: «Il Patto non si tocca, ora riforme»

Katainen sferza Renzi: «Fai le riforme».

  • ...

Il finlandese Jyri Katainen.

Niente scappatoie per il Patto di stabilità, ora l'Italia vari le riforme.
Non ha usa mezzi termini il nuovo commissario europeo per gli Affari economici e monetari, il finlandese Jyrki Katainen, nell'intervenire nel dibattito su un possibile allentamento delle norme di rigore.
«DISCUTERE DI STABILITÀ È PERICOLOSO». Nessuna «interpretazione creativa» del Patto di Stabilità, «la cosa più importante per l'Italia è quella di attuare finalmente le riforme».
Discutere di una maggiore flessibilità «è pericoloso, un dibattito sbagliato», ha detto il politico scandinavo in un'intervista al giornale tedesco Die Welt nel numero del 20 luglio.
Ma immediata, e altrettanto dura, è stata la risposta del governo, attraverso il sottosegretario con delega all'Ue Sandro Gozi: «Con tutto il rispetto per Katainen, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in Europa non lo dice il commissario pro tempore finlandese, ma il Consiglio dell'Unione europea. E il Consiglio ha parlato chiaro su crescita e flessibilità, di solo rigore l'Europa non campa».
Poi ha rincarato: «L'austerità è una ricetta sbagliata e rischiosa. Non so se Katainen se ne è accorto, ma se ne sono accorti milioni di europei alle urne». Tra l'altro, ha aggiunto Gozi, «mi sorprendono le divergenze e il contrasto di opinioni tra lui e il presidente Juncker».
Il commissario europeo ha spiegato di voler «evitare qualsiasi ipotesi sulla possibilità di trovare un modo creativo per eludere il Patto, per l'Italia è più importante varare le riforme».
«NO ALLA CRESCITA DEL DEBITO». In risposta alle richieste di flessibilità avanzate dal premier Matteo Renzi, Katainen ha ricordato che «i due precedenti governi italiani hanno varato importanti riforme e l'attuale esecutivo ha obiettivi ambiziosi. Ma sarebbe d'aiuto se si realizzasse ciò su cui si è già trovato un accordo».
«Le medicine fanno bene solo se vengono assunte», ha commentato l'ex premier finlandese.
Katainen si è confermato contrario a misure di stimolo dell'economia che passino attraverso una crescita del debito: «Le possono varare solo quei Paesi che possono permetterselo. E nell'Eurozona ci sono Stati vulnerabili che non possono farlo. La loro crescita debole non è solo un problema ciclico, ma il risultato di una scarsa competitività».

Conti dello Stato, corsa contro il tempo del governo

Insomma: il deficit sotto il 3% è un totem, la riduzione del debito un obbligo. Ma nella difficile alchimia dell'equilibrio dei conti pubblici, la necessità assoluta per l'Italia è anche il reperimento di risorse da destinare a misure concrete capaci di rilanciare la crescita.
E, come testimonia l'uscita di Katainen, buona parte della partita il governo italiano deve giocarsela a Bruxelles.
17 MILIARDI DALLA SPENDIG REVIEW. Per questo, partendo dalla 'base' spending review guidata dal commissario Carlo Cottarelli, dalla quale l'esecutivo stima di poter recuperare 17 miliardi nel 2015 (4,3 già impegnati), allo studio dei tecnici di Palazzo Chigi e del ministero dell'Economia ci sono almeno due capitoli che rappresentano ipotesi possibili da contrattare proprio in Europa: i costi delle riforme e la riduzione del cofinanziamento dei fondi Ue.
La prima ipotesi, già citata dallo stesso ministro Pier Carlo Padoan, è quella di considerare il costo di attuazione e magari del primo periodo, di riforme che solo in seguito porteranno entrate o risparmi.
Una battaglia difficile, come del resto quella di chiedere a Bruxelles di poter ridurre la partecipazione italiane (attualmente al 50%) al finanziamento dei fondi comunitari.
Questo potrebbe essere un tema sul tavolo già all'Ecofin informale in programma a settembre a Milano.
TORNA LA LOTTA ALL'EVASIONE FISCALE. Altro forte impegno per il governo nei prossimi mesi, sarà sul fronte della lotta all'evasione, che nei primi 4 mesi del 2014 ha fatto registrare un +21,1% rispetto allo scorso anno, quando già si era registrato un incasso record: 13,1 i miliardi sottratti all'erario recuperati in totale nel 2013.
Ora l'obiettivo sono 15 miliardi. Considerando i risparmi sul debito dovuti al calo-spread come non strutturali, un altro capitolo da cui attingere dovrebbe essere quello derivante dalla riforma della pubblica amministrazione.
Difficile fare una stima di ciò che si potrebbe risparmiare in termini di costo del lavoro, razionalizzazione e acquisti, ma è chiaro che alla volontà di creare una macchina dello Stato più efficiente, si unisce la necessità di renderla meno costosa. Sul fronte acquisti, per esempio, la Consip è già ala lavoro da tempo, e ha stimato in 2,6 miliardi i risparmi possibili solo dagli acquisti attraverso le proprie convenzioni.

Correlati

Potresti esserti perso