Rifugiati Iracheni Fuga 140716150838
IL CONFLITTO 20 Luglio Lug 2014 1459 20 luglio 2014

Iraq, il Qatar offre sostegno all'Isis

Un documento rivela l'impegno di Doha.

  • ...

Alcuni combattenti dell'Isis sono stati addestrati in Qatar. Ma pure in Turchia e Giordania.

Il Qatar ha messo la sua firma nel conflitto iracheno. Almeno secondo un documento diplomatico dell’ambasciata del Qatar in Libia, pubblicato recentemente dall’agenzia iraniana Fars (leggi la traduzione).
Il documento circola in Rete da alcuni mesi ed è stato ripreso da diversi siti, tuttavia è difficile verificarne la veridicità.
Lettera43.it ha contattato l’ambasciata del Qatar in Italia, ma nessuno si è reso disponibile a commentare l’indiscrezione. Nel documento si parla di «1.800 volontari dai Paesi del Maghreb arabo e del Nord Africa pronti per combattere in Iraq, dopo aver terminato l’addestramento nei campi di Zintan, Bengasi, Zauia e Misurata».
LA FIRMA DI AL EMADI. Firmato da Nayef Abdullah al Emadi, incaricato d’affari dell’ambasciata del Qatar a Tripoli, il documento spiega nei dettagli la tecnica utilizzata da Doha: i mercenari sarebbero inviati in tre fasi dai porti libici in direzione della Turchia. Da qui verrebbero condotti in Iraq passando per il Kurdistan iracheno, per dar man forte ai guerriglieri dell’Isis, fondatori del Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi. Un sogno, quello del Califfato, che potrebbe essere meno improbabile di quanto si crede. Soprattutto con la guerra in corso tra Israele e Hamas. Scrive lo scrittore ebreo Marek Halter su La Repubblica: «Al Baghdadi ha una strategia ben precisa. Scatenare l’inferno a Gaza è il diversivo che gli consentirà di penetrare in Giordania. Mentre Israele combatte, lui potrà tranquillamente dirigersi verso Amman per realizzare il sogno del Califfato».
IL SOSTEGNO DI DOHA ALLA FRATELLANZA. In questo groviglio di interessi si sarebbe dunque inserito il Qatar, con il suo supporto ai jihadisti. Del resto l’emirato da alcuni anni si distingue dagli altri Paesi della Penisola Arabica per il notevole attivismo interregionale. L’obiettivo del Qatar è estendere il suo potere in Medio Oriente, mettendo in secondo piano un’altra grande protagonista dell’area, l’Arabia Saudita. «Per raggiungere il suo scopo», spiega il giornalista Naman Tarcha, «Doha ha utilizzato tattiche ben precise. Innanzitutto, ha promosso una politica favorevole a governi di stampo islamista, sostenendo dichiaratamente il movimento dei Fratelli Musulmani in Tunisia, Libia, Egitto e Siria». Poi «ha poi messo a punto un piano militare per finanziare e armare gruppi armati e jihadisti in grado di combattere per destabilizzare i governi che ostacolano le sue mire. Infine, ha agito per tutelare i suoi interessi economici: essendo il principale esportatore di gas naturale, ha provato a impedire l’esportazione di gas dall’Iran, attraverso l’Iraq e la Siria, verso il Mediterraneo».

La mappa di penetrazione in Iraq e Siria dell'Isis (Institute for the study of war).

Campi di addestramento anche in Turchia

Il documento parla solo dei campi libici, ma che l’addestramento avvenga anche in altri Paesi è ormai noto. «In Turchia la presenza di campi d’addestramento è confermata dall’opposizione», afferma Tarcha, «mentre in Giordania si parla di addestramento di ribelli siriani». Inoltre, «Tunisia, Marocco e Algeria hanno smantellato diverse cellule e fermato alcuni predicatori che indottrinavano i giovani per spingerli a combattere. Purtroppo tanti europei», continua Tarcha, «si sono uniti alle file dei jihadisti e oggi l’Europa è molto preoccupata per questa situazione». All’orizzonte si profilano infatti nuove minacce: «La nascita di un nuovo gruppo jihadista, Dilm (Stato islamico della Libia e dell’Egitto, ndr) e la possibilità che questi gruppi si autofinanzino attraverso il traffico di esseri umani dalle coste libiche verso l’Europa».
LE RESPONSABILITÀ DEGLI USA. Un articolo pubblicato sul sito statunitense Wnd rivela che almeno uno dei campi d’addestramento del gruppo iracheno sarebbe situato nelle vicinanze della base militare di Incirlik, vicino ad Adana, in Turchia. Proprio dove si trovano il personale e le attrezzature americani. Racconta Wnd che alcuni funzionari giordani avrebbero incolpato gli Stati Uniti di essere corresponsabili del successo delle operazioni militari dell’Isis. Nulla di sorprendente: non è la prima volta che gli Usa vengono accusati di aver addestrato i loro futuri nemici. Negli Anni 80 finanziarono e aiutarono i talebani a sconfiggere i russi in Afghanistan, ponendo le basi per quel che sarebbe successo in seguito.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso