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POLITICA 20 Luglio Lug 2014 2125 20 luglio 2014

Riforme, in Senato cominciano le votazioni

Al via il voto degli emendamenti in Aula.

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Maria Elena Boschi e Matteo Renzi.

Ultimo giro di boa per le riforme. Lunedì 21 luglio è previsto che nell'Aula del Senato inizi il voto sui quasi 8 mila emendamenti, fase che richiede circa due-tre settimane.
Ma il premier Matteo Renzi ha spiegato che è questa la «settimana decisiva» e gli ostruzionisti non riusciranno a fermare il percorso del governo. Sulla stessa linea il ministro Maria Elena Boschi, secondo cui «il tempo delle trattative è finito» e il voto finale è atteso entro il 10 agosto.
Intanto il M5s ha rilanciato sulla legge elettorale, chiedendo al Pd di rispondere a sei quesiti come condizione per riaprire il tavolo.
IMMUNITÀ E TITOLO V. Nel pomeriggio del 21 luglio è previsto che inizino le votazioni. Sono attesi gli ultimi interventi della discussione, tra cui quello del vicecapogruppo del Pd Claudio Martini, e poi le repliche dei due relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, e del relatore di minoranza, Loredana De Petris di Sel, che ha presentato 5.900 emendamenti. Segue la replica del ministro Boschi. Da Martini si attendono aperture sul Titolo V, che potrebbero far rientrare la Lega tra i favorevoli alle riforme; il Carroccio ha infatti improvvisamente virato, dopo il suo sì in Commissione al ddl. L'intervento di Calderoli darà diverse indicazioni in tal senso. Invece Finocchiaro e Boschi dovrebbero anticipare le soluzioni di alcuni punti che devono essere limati, anche se su di essi non si vota il 21 luglio: immunità, poteri del Senato sul Bilancio dello Stato, Titolo V.
SEL HA PRESENTATO 5.900 EMENDAMENTI. Infine da De Petris si capirà se continuerà lo scontro totale. In questi giorni, infatti, maggioranza e governo stanno facendo pressing su Sel: se presentate 5.900 emendamenti, è il ragionamento, allora non volete discutere del merito; se invece li limitate a un centinaio, si può discutere su alcune cose. Ma non sull'impianto, e cioè su un Senato eletto dai Consigli regionali. Punto messo in discussione dai frondisti di Forza Italia.
TAGLIO DEL NUMERO DEI DEPUTATI. Renzi ha paragonato l'ostruzionismo a chi mette «un sasso sui binari». Il governo, ha detto, reagirà: «Con determinazione toglieremo il sasso e andremo avanti» perché «non è possibile che una minoranza blocchi la maggioranza dei cittadini». Oltre alla pioggia di emendamenti e all'ostruzionismo, i problemi del governo riguardano alcuni emendamenti specifici su cui oltre agli oppositori (Sel, M5s ed ex M5s), ai frondisti di Fi e ai dissidenti del Pd, potrebbero convergere dei senatori che sostengono il ddl Boschi. I primi emendamenti del genere sono quelli che tagliano il numero dei deputati dagli attuali 630 a quote variabili tra i 500 e i 315; taglio su cui il governo ha espresso parere negativo. I dissidenti dei vari partiti sperano che se passa la sforbiciata, poi alla Camera verrà cambiato il testo per riportare il numero dei deputati a quota 630, allungando così i tempi di approvazione e mettendo ulteriori bastoni tra le ruote delle riforme.
IL M5S PROPONE SEI PUNTI AL PD. Per quanto riguarda la riforma elettorale M5s, con un post sul blog di Grillo firmato anche da Luigi Di Maio, si chiede al Pd di chiarire sei punti per tornare a parlare: dalle soglie al premio di maggioranza, dal doppio turno alle preferenze. E su queste anche Pier Luigi Bersani ha chiesto che vengano previste nell'Italicum.

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