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POLITICA 21 Luglio Lug 2014 2214 21 luglio 2014

Riforme, ostruzionismo padrone: rinviato il voto in Aula

Slitta la votazione in Senato.

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Maria Elena Boschi con Roberto Calderoli.

Altro che sassi da superare facilmente, come aveva detto Matteo Renzi. Il macigno dell'ostruzionismo sui binari delle riforme costituzionali ha stoppato subito il treno del governo. Nel giorno in cui dovevano iniziare le votazioni in Senato, il fronte dei dissidenti l'ha fatta da padrone e lo slittamento è arrivato di conseguenza.
M5s, Sel, Lega, frondisti di Fi e Gal, ma anche del Pd, hanno fatto capire che non molleranno facilmente: sfrutteranno ogni secondo a disposizione per la discussione sui 7.850 emendamenti al testo. Ma il governo non si fa impressionare: «Non abbiamo paura del confronto», ha detto il ministro Maria Elena Boschi. «Manterremo la promessa di cambiare». E anche se ha messo in conto «una settimana in più», ha confermato l'obiettivo del via libera del Senato entro l'estate.
M5S ALL'ATTACCO. «Metteremo sui binari del treno delle riforme un sasso, due sassi, centomila sassi», assicura battagliero il capogruppo M5s Vito Petrocelli. Che schiera i grillini in prima linea nella battaglia al ddl costituzionale del governo. Fin dalla mattina il presidente del Senato Pietro Grasso, che non ha abbandonato l'Aula per tutta la giornata, ha dovuto fronteggiare gli interventi a raffica dei 5 Stelle. Boschi ha poi replicato alle accuse di una svolta autoritaria in atto: «Si tratta di una allucinazione, è una bugia e le bugie in politica non servono», ha detto. E i 5 Stelle sono esplosi in una contestazione che ha richiesto l'intervento di Grasso.
POTREBBERO SERVIRE TRE MESI. Il premier e i suoi ministri vanno avanti decisi sulla via tracciata. Ma i dissidenti si sentono forti dei calcoli che indicano che con 7.800 emendamenti da discutere e votare ci potrebbero volere tre mesi per arrivare alla fine. E anche se si decidesse di applicare una 'tagliola' alla discussione, servirebbero più di 130 ore di votazioni, 15-18 giorni d'Aula. Di qui all'8 agosto di giorni ce ne sono 14 e alcuni dovranno essere usati per approvare con la fiducia ben quattro decreti in scadenza.
Nel pomeriggio si sarebbe dovuto iniziare a votare l'articolo 1 del ddl e invece gli interventi sui singoli emendamenti (2.190, il 95% dei quali ostruzionistici), ha impedito che si voti prima del 22 luglio.
FINOCCHIARO APRE A MODIFICHE. Come di prassi, al momento del voto la presidenza potrà usare le tecniche a disposizione (dallo 'scavalco' al 'canguro') per accorpare e velocizzare gli scrutini. E la conferenza dei capigruppo, se qualcuno la chiederà, potrebbe decidere di contingentare i tempi per la discussione. Ma neanche questo potrebbe bastare. «Servono risposte politiche», ha detto il correlatore Roberto Calderoli. Mentre la relatrice Anna Finocchiaro ha aperto a modifiche su quattro punti (referendum, competenze del Senato su Ue e bilancio, platea di elezione del capo dello Stato). Qualche modifica in Aula si può fare, con l'accordo di tutti, hanno fatto sapere da Palazzo Chigi, purché non si stravolga l'impianto.

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