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ANALISI 22 Luglio Lug 2014 0600 22 luglio 2014

Cgil, Camusso e la crisi del sindacato

La debolezza di corso Italia e la battaglia di Susanna.

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Matteo Renzi? «Rompa gli indugi e non porti ai lavoratori delle fabbriche in difficoltà solo parole». Marianna Madia? «Evidentemente ha avuto paura di venire qua e di confrontarsi sulla sua riforma». Maurizio Lupi? «La smetta di tirare la corda in Alitalia con i suoi prendere o lasciare».
SUSANNA ALZA I TONI. Dura, ai tavoli industriali come nella gestione della sua confederazione, Susanna Camusso lo è sempre stata. Ma mai come oggi la segretaria generale della Cgil mostra un certo gusto nell’alzare i toni. Aumentare i decibel nel dibattito pubblico servirà forse a dimostrare al mondo che corso d’Italia esiste ed è l’unica e ultima organizzazione pesante e diffusa rimasta in attività sul territorio.
Ma così si finisce anche per ostentare la grande crisi che vive il sindacato: l’assenza della costruzione di spazi di manovra e l’impossibilità di darsi un ruolo nella Terza Repubblica renziana, che ha abolito la concertazione.

Susanna Camusso.

Emblematico, al riguardo, quanto è successo nella vicenda Alitalia. Da mesi, e sottotraccia, il segretario confederale Fabrizio Solari stava lavorando con l’amministratore delegato Gabriele del Torchio su una strategia per salvare la compagnia. Se da un lato era chiaro che Air France si sarebbe presto sfilata, dall’altro i potenziali acquirenti (non soltanto Etihad) avevano fatto sapere che non era competitiva una compagnia con oltre 13 mila dipendenti.
IL TAVOLO CON POLETTI. Per questo, circa due settimane fa, era scesa in campo direttamente Camusso per ideare con il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, una soluzione ponte: mandare per un anno in cassa integrazione i 2.251 lavoratori in esubero secondo gli arabi, per aver tutto il tempo di ricollocarli fuori dal perimetro aziendale o accompagnarli verso la pensione.
Poi, quando c’era soltanto da firmare l’accordo, la Cgil si è ritrovata sola: il boss di Etihad James Hogan ha imposto a Del Torchio di fare un passo indietro; il ministro dei Trasporti, Lupi, ha smentito il collega del Lavoro.
CISL E UIL SI SFILANO. Cisl e Uil si sono affrettati a cedere sulla Cig e ad accettare un’intesa sugli esuberi molto vicina ai desiderata dell’azienda (980 lavoratori in mobilità, 681 ricollocati altrove tramite spin off aziendali). E a Camusso non è restato che prendere le distanze da tutto e tutti.

Giuliano Poletti e Susanna Camusso.

Ma la Cgil, e non soltanto in Alitalia, non vuole tornare agli anni dell’Aventino. Infatti, con la Magliana, ha firmato il contratto e il patto sul costo del lavoro. Perché Camusso vuole finalmente liberarsi dell’eredità lasciatale da Guglielmo Epifani: una confederazione che pur di salvaguardare la sua unità interna si è appiattita sulle istanze dei massimalisti (Fiom in testa), è uscita dai tavoli che contano e ha saputo soltanto mischiare azione sindacale e lotta politica. Anche per sfruttare e coprire il vuoto lasciato dalla sinistra tradizionale.
LA SFIDA CON LANDINI. Due le date di questa svolta. Ad aprile la Camusso ha accettato la sfida del segretario della Fiom e ha tenuto e vinto un referendum sul Testo unico sulla rappresentanza siglato con Confindustria e gli altri sindacati. Dimostrando che corso d’Italia ha la forza di far passare le sue istanze anche senza l’apporto dei metalmeccanici.
A maggio, durante l’ultimo congresso, è riuscita a far approvare la sua linea con un risultato bulgaro. Ha rimesso al centro l’unità sindacale; ha difeso l’articolazione di potere della Cgil che trae un suo riconoscimento dal basso (con le assemblee) e non dall’alto (con le primarie volute da Landini). Ha ribadito il ruolo del sindacato, come bussola negli interessi e nelle istanze di un mondo del lavoro sempre più frammentato.

Maurizio Landini e Susanna Camusso.

Allontanato lo spettro di Landini, questa piattaforma ora va riempita di contenuti. Ciò vuol dire tenere il sindacato tra i firmatari dell’accordo al tavolo dell’Elettrolux. Oppure lanciare la proposta di utilizzare i dividendi di Eni ed Enel per aggiornare il vecchio «lavorare tutti e lavorare meno».
CONTRO LA RIFORMA DELLA PA. O ancora organizzare una campagna nazionale contro la riforma della pubblica amministrazione. Che secondo Camusso è soltanto comunicazione, visto che non «basta un pin e tutto magicamente viene risolto. Un conto è determinare un cambiamento concreto della condizione dei cittadini, un altro è ottenere un peggioramento delle condizioni dei lavoratori».
Questo è il presente. Poi, se in autunno l’Europa costringerà Renzi a fare una manovra bis e la piazza tornerà in fermento, allora si potrà anche tornare a parlare di concertazione.

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