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ESTERI 22 Luglio Lug 2014 0611 22 luglio 2014

Cina: il Partito lancia la rieducazione comunista

Pechino annuncia un programma di educazione ideologica.

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da Pechino

L'emblema del Partito comunista cinese.

Una botta di marxismo per impedire che il funzionario «sia disorientato e si perda» è la ricetta della autorità cinesi contro il virus dell'ideologia occidentale e, soprattutto, contro la corruzione.
Pechino ha annunciato un intenso programma di educazione ideologica destinato ai membri della macchina statale per rafforzare la loro fede nel comunismo.
Il dipartimento Organizzazione del Partito ha spiegato che i profondi cambiamenti socio-economici avvenuti in patria e all'estero hanno portato sempre più «distrazioni» tra i pubblici ufficiali, che scontano un certo «declino morale». Secondo il comunicato, «la convinzione dei funzionari può determinare l'ascesa o la caduta del Partito e del Paese». Gli uomini che guidano la Cina devono quindi mantenere le proprie convinzioni marxiste «per evitare di perdersi nella richiesta di democrazia occidentale, valori universali e società civile».
LA PIAGA DELLA CORRUZIONE. Nella voce «declino morale» rientrano dunque sia la corruzione interna sia il cedimento alle ideologie provenienti da Ovest. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Tuttavia, il Global Times, quotidiano noto per le posizioni nazionaliste, ha intervistato un anonimo professore di Scienze politiche d'accordo sul fatto che la Cina dovrebbe stabilire «un proprio sistema di valori fondamentali», ma anche determinato nel sostenere che «il problema attuale non è il risultato della penetrazione dell'ideologia occidentale. La politica di riforma e apertura deve essere applicata non solo alla costruzione materiale della nostra società, ma anche alla vita spirituale e culturale».
IL DRAGONE SENZA ANTICORPI. Criptico, ma non troppo. Il professore prudentemente anonimo dice che se è vero che la Cina si è aperta totalmente al mondo in quanto ad affari e consumi, sul piano culturale e ideologico stenta ancora a fare lo stesso. E, probabilmente, è proprio il cortocircuito creato da un capitalismo di Stato senza gli anticorpi della libera discussione a generare corruzione, protervia, ingiustizia. Detto altrimenti: è un problema interno, i «valori occidentali» non c'entrano.

La fuga degli intellettuali dai 'serbatoi di pensiero'

Il presidente della Cina, Xi Jinping.

Diverse componenti del mondo intellettuale cinese ritengono da tempo che, pur nel contesto dato dal sistema politico in vigore, una maggiore apertura alla discussione fornirebbe al Dragone gli strumenti per affrontare i problemi sociali in modo più flessibile ed efficiente. Gli intellettuali critici si annidano nell'università e nei think tank, proliferati negli ultimi anni anche grazie ai cospicui finanziamenti di un governo alla ricerca di più competenze e più pensiero per affrontare le sfide della globalizzazione.
Tuttavia, all'inizio di luglio, l'Accademia Cinese delle Scienze Sociali (Cass), cioè il maggiore think tank del Paese, ha reso noto che ideologia e disciplina politica devono essere i principali criteri di valutazione sia dei funzionari sia dei ricercatori.
LE FRIZIONI TRA CASS E PARTITO. La dichiarazione è giunta dopo che nei mesi precedenti l'Accademia aveva ricevuto diversi avvertimenti da parte della Commissione centrale per l'Ispezione Disciplinare, l'agenzia anticorruzione del Partito, che aveva lasciato filtrare accuse secondo cui il think tank sarebbe «troppo esposto» a influenze occidentali.
Il caso della Cass rivela che in Cina è in corso un processo di “rettifica ideologica” delle tendenze intellettuali sorte in questi organismi: «Pensate, sì, ma solo ciò che è utile alla stabilità politica».
THINK TANK OVER-POLITICIZZATI. James McGann, direttore dell'istituto interno all'università della Pennsylvania che ogni anno stila la classifica mondiale dei cosiddetti 'serbatoi di pensiero', ha spiegato: «Dopo le 'riforme e aperture' di Deng Xiaoping, molti studiosi sono passati dalle università ai think tank sia per ragioni economiche sia per ragioni di libertà intellettuale».
Il fatto interessante «è che per via del controllo e della sempre maggiore affiliazione alle politiche di governo, ultimamente si sta invertendo la migrazione. Per esempio molti intellettuali lasciano la Cass e entrano all'università proprio perché la Cass sta diventando over-politicizzata».

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