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INTERVISTA 23 Luglio Lug 2014 0750 23 luglio 2014

Domenico Scilipoti: «Berlusconi è il mio leader eterno»

Il giudizio di Scilipoti sul centrodestra.

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Senatore, medico ginecologo e agopuntore, nemico delle multinazionali farmaceutiche e delle banche contro cui ha lanciato decine di anatemi, esposti, denunce.
Domenico Scilipoti, 57 anni, nato a Barcellona Pozzo di Gotto, l’uomo che nel 2010 - da inventore dei cosiddetti «responsabili»- abbandonò, insieme con l'amico Antonio Razzi, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro per trasferirsi al Gruppo misto salvando il governo Berlusconi IV, ribadisce a Lettera43.it che il suo leader «resterà per sempre Silvio», in quanto egli incarna «l’unica figura di leader che il centrodestra sa esprimere».
«ALFANO, UN CAPETTO». E gli altri? «Da Angelino Alfano in giù», spiega, «trattasi di capi e capetti che faranno bene a convertirsi quanto prima lungo la via di Damasco».
Dicono che sulla riforma del Senato Scilipoti sarebbe pronto a votare no, disubbidendo alla volontà del leader di Arcore che invece intende discuterne in Aula.
E sulle parole intercettate di Emilio Fede - «La vera storia della vicenda Berlusconi», disse l'ex direttore del Tg4 al suo personal trainer, «mafia, mafia... soldi, mafia, soldi» - dice: «Da quel poco che so, sono le solite fandonie».

Domenico Scilipoti, parlamentare di Forza Italia.

DOMANDA. Dopo l’assoluzione di Berlusconi per il caso Ruby vede più praticabile una riunificazione del centrodestra italiano?
RISPOSTA.
Confrontarsi sarebbe utile.
D. Però?
R. Ci vuole prima un’autocritica per gli errori commessi.
D. Quali errori e da parte di chi?
R. Quelli del Nuovo centrodestra non hanno voluto aspettare e fare quadrato attorno a Berlusconi.
D. E poi?
R. Hanno accelerato sui dissensi. E pronunciato parole dure, che hanno lasciato il segno.
D. Insomma, Alfano e gli altri facciano mea culpa.
R. Sì. Come Saulo, lungo la via di Damasco.
D. Saulo?
R. Paolo di Tarso.
D. Che c’entra san Paolo?
R. Lui crollò a terra. E gli fu concesso di ascoltare la voce di Gesù che chiedeva: «Perché mi perseguiti?». Fu allora che, commosso e pentito, Paolo si convertì.
D. Dunque, è una piena conversione che pretendete da quelli di Ncd?
R. Urge un ripensamento. Per tutti. Ma che sia sincero, profondo, definitivo.
D. Come quello di san Paolo?
R. Con una differenza non da poco: lui non ebbe mai la fortuna di conoscere Gesù Cristo in persona.
D. Invece, ad Alfano e ai suoi è accaduto?
R. Embè, sì. Ma per carità, non mi faccia dire altro. Se no, poi, mi accusano di esagerare con la devozione per Berlusconi.
D. Parla di lui come di un Essere Superiore.
R. In futuro, tutti faranno bene ad ascoltarlo con più attenzione.
D. Tutti i leader, intende?
R. Leader? Non vedo leader. Quelli di Ncd sono solo capi.
D. Angelino Alfano non è un leader?
R. Il leader sa parlare alla Base. E fare marcia indietro, se necessario.
D. E allora?
R. L’unico leader è il mio. Gli altri sono capi. Anzi, capetti.
D. E il presidente Matteo Renzi?
R. È un capetto, anche lui. Pretende di imporre le decisioni senza discuterle. Parla troppo. E conclude poco.
D. Invece?
R. Papa Francesco ci ha sollecitato a fare l’interesse del Paese. E a non dire mai bugie.
D. Allora dica la verità: è vero che, in nome del pontefice, starebbe per votare contro la riforma del Senato disubbidendo a Berlusconi?
R. Ho presentato 60 emendamenti. E ho citato Carlo Goldoni e l’Arlecchino servitore di due padroni.
D. A quale proposito?
R. Per spiegare che quelli di consigliere regionale e di senatore sono ruoli diversi. E non sovrapponibili.
D. Perché?
R. Perché è come se io pretendessi di fare bene il medico mentre lavoro nell’Aula del Senato: un’impresa impraticabile.

«La riforma del Senato? Renzi non sia un presuntuosetto»

D. Lei ha detto: «Mi sembra di tornare al 14 dicembre 2010, quando Fini tese l’imboscata e Scilipoti mollò l’Idv per salvare Berlusconi dalla sfiducia». Confessi, suvvia: voterà contro la riforma del Senato contro al suo mito?
R. La riforma non abbassa il numero dei parlamentari. E concede troppo potere alla Camera dei deputati. Non mi piace che il Banco faccia da asso pigliatutto.
D. Dunque, voterà no?
R. Renzi venga in Aula, selezioniamo gli emendamenti su cui discutere. E confrontiamoci da pari a pari.
D. Se non lo fa?
R. Vuol dire che davvero è un presuntuosetto.
D. Conversioni a parte, il centrodestra in Italia tornerà unito o no?
R. Penso a una grande coalizione formata da gruppi che imparino a dialogare.
D. Dunque, ciascuno resterà a casa propria?
R. Il Ncd sta al governo, noi no. E non vogliamo andarci.
D. Che cosa pensa dei ministri ex amici suoi?
R. Maurizio Lupi non guarda con adeguata attenzione ai problemi del Sud. Il suo modello è vecchio. Veste bene, ma sotto non c’è nulla.
D. E di Alfano?
R. Sono contro i doppi incarichi.
D. Che voto dà a Beatrice Lorenzin, il ministro per la Salute?
R. La sanità italiana era un fiore all’occhiello in Europa. Ora, inseguendo la produttività a ogni costo, è in forte affanno.
D. Di sera, prima di addormentarsi, pensa mai al dopo-Berlusconi?
R. È lui il nostro leader. E lo sarà ancora per molti anni.
D. Auguri. Ma dopo che accadrà?
R. Bisogna preparare 20 o 30 giovani in grado di diventare dirigenti e governare alla pari le sorti del futuro partito.
D. Entro quanto tempo?
R. Nei prossimi due o tre mesi molte cose saranno più chiare.
D. Che fine faranno quelli che ha definito «gli attuali capetti» del centrodestra?
R. Spero che si incamminino in fretta lungo la via di Damasco. E senza crisi epilettiche.
D. Che cosa si augura per loro?
R. Che, come san Paolo, ascoltino la voce di colui che proviene da dove so io. E diventino uomini nuovi.

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