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RETROSCENA 23 Luglio Lug 2014 1811 23 luglio 2014

Europa: Pd, Bonafè scaricata da Renzi e Boschi

La capodelegazione dem è Toia. Guerra tra donne nel Pd.

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da Bruxelles

Simona Bonafè, europarlamentare Pd.

Per mesi nei corridoi di Bruxelles si è sentito fare il suo nome: Simona Bonafè era data all'80% come futuro capo-delegazione del Pd al parlamento europeo. La deputata varesina avrebbe dovuto prendere il posto di David Sassoli, non solo perché la più votata del partito alle Europee ma perché donna e renziana.
TOIA PER IL DOPO SASSOLI. Invece l'ennesimo colpo di scena nelle nomine europee in salsa renziana è arrivato il 22 luglio, quando dei 31 eurodeputati piddini, 19 hanno scelto Patrizia Toia per sostituire Sassoli, ormai vicepresidente dell'Assemblea.
La cattolicissima europarlamentare milanese, ex senatrice della Margherita, alla sua terza legislatura europea è stata eletta a scrutinio segreto e ha ottenuto la maggioranza rispetto all'altro candidato, Antonio Panzeri.
IL PASSO INDIETRO DI SIMONA. Bonafè non si era neanche proposta come candidata. La sua è stata una rottamazione silenziosa. «Si è fatta due conti», raccontano a Bruxelles, «e ha capito che non ce l'avrebbe fatta con i voti». Un passo indietro a cui Bonafè è stata costretta una volta capito che da Roma non sarebbe arrivato il sostegno necessario per la sua nomina.
Ufficialmente il partito spiega la scelta di Toia come «necessaria e funzionale» al periodo. «È un momento delicato», dicono da Roma, «con la presidenza italiana del semestre, il partito è ancora più sotto i riflettori, non possiamo permetterci di fare sperimentazioni».

Bonafè tagliata fuori da Boschi

Maria Elena Boschi con la deputata Pd Simona Bonafé, a Firenze.

Come a dire: meglio l'usato sicuro che una parlamentare alle prime armi. Toia permette infatti al Pd di continuare a sostenere una politica all'insegna del gender balance (la parità di generi). E «grazie alla sua esperienza», sostengono nel partito, «può subito prendere in mano il lavoro della delegazione, di cui è già stata vicepresidente».
QUESTIONE DI ESPERIENZA. Un lavoro molto tecnico, tengono a precisare, «non solo politico». E che richiede una «certa conoscenza dell'attività parlamentare», raccontano al 15esimo piano del palazzo Altiero Spinelli, occupato quasi interamente dalla delegazione Pd.
Qui tra le grandi vetrate e i lunghi corridoi la parola «esperienza», sbandierata questa volta come una qualità necessaria per avere un ruolo europeo, stride come gesso sulla lavagna. Soprattutto davanti al caso Mogherini, la cui candidatura come Lady Pesc non è stata certo ritirata da Renzi per quella «mancanza di esperienza» che molti Stati membri le hanno recriminato.
L'ESCLUSIONE DAL GIGLIO MAGICO. Due pesi e due misure che non convincono alcuni piddini. In realtà, insinua qualcuno, «il vero motivo è che Bonafè si è allontanata dal giglio magico perché troppo autonoma».
Una lettura che però qualcuno non condivide. C'è chi facendo una rima azzardata riassume l'operazione Bonafè con la parola autodafé. «Non lo ha deciso lei, dal giglio magico è stata allontanata per una questione di dinamiche interne femminili», si sussurra negli ambienti dem.
SCONTRO TRA PRIME DONNE. Insomma dietro a tutto ci sarebbe uno scontro tra signore. «La prima donna del partito è Maria Elena Boschi e a quanto pare non va d'accordo con Simona», è la spiegazione.
Così a spuntarla è stata il ministro per le Riforme, «la renziana di ferro». E in seconda battuta Toia, che dopo aver votato nelle prime primarie Pier Luigi Bersani ha poi appoggiato e sostenuto Renzi. Al contrario del cuperliano Panzeri.
CIVATIANI E RENZIANO UNITI. Una scelta quella della Toia che se da un lato ha reso evidente la «bocciatura» di Bonafè e quindi la spaccatura interna sulle nomine, ha allo stesso tempo riunito i civatiani e i renziani. Con i voti dei quattro eurodeputati di Pippo Civati - Daniele Viotti, Elena Gentile, Elena Ethel Schlein, Renata Briano - è infatti stata raggiunta una maggioranza consistente, 19 a 11, a favore di Toia.

Elettori civatiani e web contro «l'omofoba e integralista» Toia

Patrizia Toia, capo-delegazione del Pd al parlamento europeo.

Un risultato che però ha aperto un'altra polemica dentro il partito, ma soprattutto tra gli elettori civatiani, che in Rete si sono scatenati contro il voto della cattolica Toia perché nel 2013 a Strasburgo si espresse contro la relazione Estrela sull'aborto.
«Civatiani e sinistra Pd votano l’omofoba Toia in Europa», ha twittato Elfo Bruno. «Il grandissimo Civati, gayfriendly di facciata, fa votare come capodelegazione del Pd al parlamento Ue, la nota omofoba Toia», scrive IlfidadiLapo. E ancora: «Il Pd s'è giocato il mio voto: non si elegge un'integralista omofoba come la Toia a capodelegazione in Europa», rincarala dose Tossina_libera.
LA RASSICURAZIONE DI VIOTTI. A calmare i civatiani non è stata sufficiente la spiegazione dell'europarlamentare Viotti che sul suo profilo Twitter ha scritto di aver votato Toia «perché era candidata che univa di più la delegazione. Ruolo politico spetta a Pittella». Né è sufficiente far notare che anche il precedente capo-delegazione Sassoli votò contro la relazione Estrela. E soprattutto che non sono solo i quattro civatiani ad aver votato Toia.
LA DIFESA DI PATRIZIA. Una polemica che la neo capo-delegazione conosce bene. «Mi hanno cucito addosso questa etichetta dell'omofoba, ma si tranquillizzino tutti, non lo sono affatto», dice Toia a Lettera43.it. «Basta pensare che ho votato il rapporto Lunacek per difendere i diritti Lgbt, perché anche se non la penso come loro rispetto la libertà di pensiero e il pluralismo. Libertà che tutelerò anche all'interno della delegazione».
Secondo l'ex Dl «dobbiamo far squadra per cambiare le politiche europee, ma ognuno ha il diritto di pensare e lottare per ciò in cui crede». E sull'appoggio ricevuto dai civatiani conclude: «Sono persone egregie. Niente può ledere la potenza delle battaglie che ognuno di loro vorrà combattere».
Per ora a perdere la prima è stata solo Bonafè.

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