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RETROSCENA 23 Luglio Lug 2014 0700 23 luglio 2014

La sfida di Renzi: senza riforme si va al voto

Renzi ai suoi: «O si cambia o si va alle elezioni anticipate».

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Matteo Renzi.

Il tempo delle trattative è finito. Per Matteo Renzi la partita delle riforme è un gioco da vincere a tutti i costi. Se l'ostruzionismo, che finora ha bloccato l'avanzamento dei lavori nel pantano degli emendamenti, dovesse proseguire a oltranza il premier ha già pronta la sua strategia: tornare alle urne. Forte del 40% dei consensi toccato col Pd alle elezioni europee e convinto che ogni giorno che passa corrisponda «a un punto guadagnato nei sondaggi», il presidente del Consiglio ha svelato la sua strategia ai fedelissimi: «O il parlamento dimostra di essere capace di cambiare facendo le riforme o si condanna da solo e si torna a votare».
IL VOTO SU GALAN RALLENTA I LAVORI. Il retroscena è stato svelato dal quotidiano La Repubblica dopo l'ennesima giornata di ingessamento dei lavori in Aula, conclusa con zero voti sulla legge costituzionale, che ha spinto la conferenza dei capigruppo a prolungare l'orario di lavoro dei parlamentari imponendo sedute notturne dal 28 luglio.
A rallentare, ancora una volta, i lavori di Palazzo Madama si spiega è il voto sull'arresto di Giancarlo Galan. O meglio l'aut-aut imposto da Renato Brunetta che ha remato contro il patto del Nazareno nella capigruppo: o si vota il rinvio o saltano le riforme.
Infatti alla Camera l'arresto viene votato, Galan si trasferisce al carcere di Opera e al Senato Forza Italia si vendica votando contro le tappe forzate del nuovo calendario dei lavori. Calendario che passa con appena 5 voti di scarto, ma tanto basta a dimostrare a Renzi che il braccio di ferro in Aula può vincerlo anche senza l'appoggio di Silvio Berlusconi e della Lega.
ELEZIONI ANTICIPATE PAVENTATE DA GIACHETTI E ORFINI. In questo scenario per il premier quella delle elezioni anticipate si sta trasformando in una prospettiva concreta. Andare alle urne con la legge proporzionale uscita dalla Consulta e contare sul consenso del presidente del Consiglio.
Roberto Giachetti è tornato il 22 luglio a indicare questa strada. E a sorpresa l'opzione è stata rilanciata dal presidente del Pd Matteo Orfini, esponente della minoranza lealista, dirigente che ormai si confronta ogni giorno con il premier. «Tutti devono sapere che comunque si vota», ha detto Orfini a In Onda su La7. «O le riforme o alle elezioni anticipate. Sappiamo che questa legislatura è legata alle materie istituzionali. Se non vanno in porto, la legislatura finisce», ha spiegato.
Se i sondaggi dicono la verità, il Pd può puntare alla maggioranza assoluta in entrambi i rami del parlamento. E a quel punto procedere senza più intoppi sulla strada del cambiamento.

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