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PROFILO 23 Luglio Lug 2014 0606 23 luglio 2014

Nomine Ue, Élisabeth Guigou: l'anti Mogherini

Chi è la candidata francese agli affari Esteri.

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Elisabeth Guigou è tra i possibili candidati al ruolo di Alto rappresentante degli Affari esteri europei.

Che il clima attorno al nome di Federica Mogherini in Europa si sia molto raffreddato, lo si è capito limpidamente dal giro di telefonate intercorso il 20 luglio sulla crisi ucraina. Un gabinetto a tre tra Francia, Gran Bretagna e Germania ha tagliato fuori la candidata ufficiale del partito socialista alla poltrona di Alto rappresentante degli Affari esteri europei, a ridosso del Consiglio Ue del 22 luglio da lei stessa presieduto.
Sgarbo plateale, insomma, arrivato mentre nei corridoi di Bruxelles iniziava a circolare con sempre più insistenza un altro nome candidato al ruolo di Lady Pesc.
FERMEZZA CON PUTIN. Élisabeth Guigou, 68enne presidente della commissione Esteri dell'Assemblea nazionale francese, non ha mai nascosto l'ambizione di entrare nella commissione di Jean-Claude Juncker. Ma dopo le polemiche sulla linea di vicinanza alla Russia del ministro italiano, le sue quotazioni sono in rialzo. Sulla crisi ucraina, la bionda outsider può vantare, infatti, più esperienza del ministro italiano, fermezza nei confronti di Vladimir Putin e attenzione alle richieste dei Paesi dell'Est.
IL GIOCO DELLE POLTRONE. La sua nomina, inoltre, ha incassato il sostegno di un peso massimo europeo come Elmar Brok, il tedesco presidente della commissione Affari esteri del parlamento di Strasburgo vicino alla cancelliera Angela Merkel. Al punto che, mentre la stampa italiana limita l'eventuale esclusione di Mogherini ai rapporti con il Cremlino, quella francese vede dietro alla nuova candidata uno scontro tra Parigi e Berlino sull'arrivo di Pierre Moscovici alla direzione Affari economici.

La negoziatrice di Maastricht che piace al consigliere di Merkel

Elisabeth Guigou, candidata al ruolo di Alto rappresentante degli Affari Esteri Ue.

Alle dicerie sul suo conto, Élisabeth Guigou, è di certo abituata. Quando nel 1990 fu nominata da François Mitterand capo di governo della Repubblica francese, prima donna a ricoprire l'incarico, un deputato velenoso sibilò: «È arrivata Madame de Pompadour», riferimento per nulla velato alla potente favorita di Luigi XV.
Dotata di una bellezza capace di resistere al tempo, uscita dalla prestigiosa scuola di amministrazione dell'Ena, Guigou è arrivata rapidamente al vertice della macchina dello Stato, per poi lasciare il passo a socialisti più giovani e rampanti.
ESPERTA DI AFFARI EUROPEI. A 37 anni, era consigliera del presidente Mitterand con la delega alle questioni economiche e finanziarie internazionali, tre anni dopo responsabile del comitato interministeriale per le quesioni economiche europee, e ancora nel 1988 capo del coordinamento della politica francese verso i Paesi dell'Europa dell'Est.
Tra il 1990 e il 1993, gli anni dei negoziati sul trattato di Maastricht, le venne affidata la delega agli Affari europei, passò poi al timone del ministero della Giustizia e, per ultimo, nel 2002 agli Affari sociali nel governo di Lionel Jospin.
IL RISCATTO NEL 2012. Frequentatrice degli ambienti di Bruxelles, ex vicepresidente del parlamento di Strasburgo, con il tempo il suo nome ha perso appeal sul fronte nazionale, al punto da essere bocciata nella corsa a sindaco per la città di Avignone. Nell'ultima tornata elettorale del maggio 2012, però, è arrivato il riscatto: l'elezione all'assemblea nazionale dove ha preso il timone della commissione Affari esteri.
IL SOSTEGNO DI BROK. Da allora nelle sue interviste ha sempre lasciato intendere la sua disponibilità per una candidatura alla Commissione europea.
Prima di tutto sottolineando la sua esperienza: «Ero consigliere della commissione di Jacques Delors già negli Anni 80», ama ricordare, rammentando poi gli anni al parlamento europeo, quando a fianco di Elmar Brok, popolare, federalista e fidato consigliere di Merkel, rappresentò Strasburgo nelle trattative dell'accordo di Amsterdam. La stima di allora sembra non essersi intaccata, visto che Brok, già sostenitore dell'ex premier italiano Enrico Letta, la sponsorizza come candidata «altamente qualificata».

La formula vincente del triangolo di Weimar: Francia, Germania e Polonia

Elisabeth Guigou, la candidata outsider e l'ex ministro francese all'Economia, Pierre Moscovici sulle pagine di Paris Match.

Guigou, del resto, è abile a evitare gli ostacoli. Il Fiscal compact? «Non ci piace quel Trattato, è eredità di Sarkozy, ma non bisogna amare un accordo per ratificarlo: è parte di un'intesa ed è solo il primo passo», ha dichiarato nel 2012. Sull'austerity promuove il compromesso e cita Tommaso Padoa-Schioppa: «Agli Stati il rigore, all'Europa la crescita».
COORDINAMENTO ECONOMICO. Sulla politica estera ha posizioni più chiare. «Avremmo dovuto dire che non intendiamo accettare l'Ucraina come membro dell'Ue e ancora meno come membro della Nato», ha dichiarato parlando del fallito summit di Vilnius.
L'occupazione della Crimea? «Una aggressione deliberata e mai vista dalla Seconda Guerra mondiale». In ossequio al protagonismo della République, però, preferisce una politica europea fatta di sanzioni economiche. Negli interventi diplomatici «ci sarà un Paese o dei Paesi che si impongono», ha dichiarato ai giornalisti, «le cose però non devono essere viste in termini di 'concorrenza' ma di 'complementarietà'».
L'ASSE CON VARSAVIA E BERLINO. La mossa vincente Guigou l'ha fatta a maggio 2014, quando un cronista di Euractive le ha chiesto se la politica estera francese non fosse troppo filorussa per permetterle di diventare Lady Pesc, ha risposto citando il triangolo di Weimar, cioè il coordinamento di politica estera tra Francia, Germania e Polonia, nato sotto la presidenza Sarkozy e intervenuto anche per fermare i combattimenti a Kiev. «La Francia aveva una posizione centrale tra la Polonia, che ancora sente la minaccia russa alla sua sicurezza e la Germania, che ha delle relazioni politiche ed economiche intime con la Russia», ha dichiarato, portandolo implicitamente a modello della sua linea. Un bel biglietto da visita da spendere. E utile a far quadrare le altre caselle della partita Ue.
LA TRIBUNE: RICATTO SU MOSCOVICI. Secondo il quotidiano economico La Tribune, infatti, l'ipotesi di avere un francese agli Affari economici è difficile da mandare giù per Berlino. Per nominare Pierre Moscovici la Germania chiederebbe in cambio la garanzia del rigore: un alto «prezzo da pagare per la crescita francese e europea». E a quel punto, ha ragionato il giornale d'Oltralpe, anche Matteo Renzi, «isolato, non potrebbe che piegarsi al governo tedesco». Al contrario se Guigou divenisse Alto rappresentante degli Affari esteri, Roma potrebbe chiedere «come compensazione» la presidenza del Consiglio europeo, «probabilmente con Massimo D'Alema».
Insomma, il possibile stop alla candidatura di Mogherini sembra condizionato da veti incrociati. Con un'Unione europea ridotta ai versi del poeta: «Codesto oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo».

@GioFaggionato

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