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PALAZZO MADAMA 23 Luglio Lug 2014 1858 23 luglio 2014

Riforme, esame emendamenti al via: stallo in Senato

Appena tre voti in un giorno.

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Il capogruppo del Pd al Senato, Luigi Zanda, e il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi.

Quasi tre ore per votare altrettanti emendamenti. Considerando che ce ne sono quasi 8 mila, il viaggio in Senato delle riforme non è cominciato nel migliore dei modi possibili.
Le uniche proposte di modifica passata al vaglio di Palazzo Madama, riguardano il voto degli italiani all'estero.
ZANDA: «GRASSO INTERVENGA». Ma sono i tempi a preoccupare il Partito democratico: «È un'ora e mezza che stiamo discutendo e abbiamo votato un solo emendamento», ha sbottato Luigi Zanda. «Il presidente Grasso ha parlato di armonizzazione o di altra pratica. Ci dica se dobbiamo procedere con questo ritmo di lavori. Su una questione di questa rilevanza soffermarsi un'ora e mezza ci dice molto sul nostro futuro».
La seduta è stata interrotta per convocare la Giunta per il Regolamento, chiamata a decidere sull'ammissibilità delle richieste di voto segreto. Dal presidente del Senato Pietro Grasso, alla fine, è arrivato l'ok, ma solo sugli articoli del disegno di legge Boschi che riguardano i diritti civili e le funzioni delle Camere.
Il presidente del Senato ha preso la decisione basandosi sui principi dell'articolo 113 del regolamento di Palazzo Madama. Il voto segreto «è sempre ammissibile», ha spiegato, «laddove si faccia riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche». Voto non palese anche «sui soli emendamenti riferiti alle funzioni delle Camere, presentati agli articoli 1 e 18 del ddl Boschi, e non al procedimento legislativo (art.10)».
920 RICHIESTE DI VOTO SEGRETO. Erano state 920 le richieste di voto segreto avanzate da Movimento 5 stelle, Sinistra ecologia libertà e Forza Italia: «Un numero che non ha precedenti nella prassi parlamentare», ha detto Grasso. «Sull'opportunità di voto non palese i gruppi si sono divisi: le opposizioni, compresa Forza Italia, hanno detto sì. La maggioranza aveva perplessità». E ha concluso: «Abbiamo stabilito un principio per materia, in base al quale di volta in volta si potrà stabilire quali emendamenti saranno oggetto di voto segreto. Gli uffici stanno preparando un elenco che sarà distribuito».
Ha fatto scalpore la scelta del Movimento 5 stelle di appoggiare lo scrutinio segreto: «Pur essendo noi favorevoli al voto palese, in questo caso, a Regolamento vigente, ci siamo espressi a favore della possibilità del voto segreto», ha spiegato il membro grillino nella Giunta del Regolamento, Maurizio Buccarella.
Immediato l'intervento di Grillo: «Il M5S è da sempre per Il voto palese. In data 17 settembre 2013 il Movimento ha depositato una proposta di modifica del regolamento del Senato atta a prevedere il voto palese per ogni tipo di deliberazione».

Renzi minaccia le elezioni: è polemica

Matteo Renzi.

In mattinata il presidente del Consiglio aveva avvertito di nuovo che il governo non avrebbe fatto passi indietro e le riforme non si sarebbero fermate, minacciando il ritorno alle urne in caso contrario, scatenando reazioni polemiche.
«Non si fa la riforma del parlamento sotto il ricatto delle elezioni anticipate. Ha niente da dire Napolitano? Chi è che scioglie le Camere? Napolitano o Renzi?», ha sbottato Renato Brunetta via Twitter mentre il senatore dissidente del Pd Corradino Mineo su Facebook ha criticato il calendario: «Ieri la conferenza dei capigruppo non se l'è sentita di imporre la ghigliottina al dibattito sulle riforme, sarebbe stata una primizia assoluta, ma ha condannato l'Aula di Palazzo Madama a qualche settimana di lavori forzati».
VENDOLA DA NAPOLITANO. Le opposizioni, insomma, non sembrano voler mollare. «Il muro contro muro della ministra Boschi non ci porta molto lontano. Se prevarrà la propaganda governativa noi continueremo la nostra limpida battaglia», ha ammonito Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia libertà. «Al Senato Sel ha solo sette senatori ma sa usare bene tutti i legittimi strumenti parlamentari in difesa dei diritti dei cittadini».
Una delegazione del partito, il 23 luglio, ha incontrato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, aprendo a una collaborazione solo nel caso in cui il governo decidesse di mostrarsi disponibile al dialogo: «Siamo andati a spiegare le nostre ragioni al capo dello Stato, di chi rivendica il diritto a rompere il muro dell'ostruzionismo che il governo fa nei confronti del Senato, nei confronti del parlamento e delle forze lì rappresentate. Una riforma costituzionale che rende più deboli i cittadini e più forti i potenti e gli esecutivi. Insieme a una riforma elettorale che fa vincere un criterio ipermaggioritario, per cui c'è una piccola quota di italiani che può decidere tutto».
«IL GOVERNO ASCOLTI LE MINORANZE». Vendola ha aggiunto: «Chiediamo al governo di usare nei prossimi giorni l'esercizio dell'ascolto delle minoranze e dell'opposizione. Per un'interlocuzione più rispettosa: meno propaganda e un po' più di approfondimento. Se il tema è cambiare l'archittettura istituzionale dello Stato e addirittura la Costituzione vale la pena allora farlo mettendo in campo una conoscenza e una cultura del dialogo che finora dalle parti del governo è mancata nel modo piu' assoluto».

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