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GOVERNO 23 Luglio Lug 2014 1926 23 luglio 2014

Riforme, Matteo Renzi pronto alle elezioni anticipate

Per la prima volta pensa al voto anticipato.

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Matteo Renzi.

Il gigante scopre di avere piedi di argilla. Mentre nel Pd continua il casting per la parte di Bruto, Matteo Renzi cerca di mettere il giubbino anti-coltellate per difendere la sua riforma del Senato.
Finora, però, il premier non è riuscito a portare a casa nessun risultato e la situazione inizia a farsi incandescente dalle parti di Palazzo Chigi.
Ormai il golden boy dem non nasconde più la sua irritazione, e lascia che il suo inner circle faccia trapelare la notizia che stavolta è «davvero arrabbiato».
«MAI VISTO COSÌ INCAVOLATO». Un suo fedelissimo compagno di viaggio sin dai tempi della Provincia di Firenze, rivela a Lettera43.it: «Non ho mai visto Matteo così incavolato. E per la prima volta gli ho sentito dire, sul serio, che se la musica non cambia, si va alle elezioni anticipate».
In pratica, se non può cambiare lo spartito almeno cambia i musicisti, nella speranza che la melodia sia totalmente differente dall’attuale.
Ma, per riuscire nel suo intento, occorre che una serie di pezzi si incastrino perfettamente in un puzzle complicatissimo.
Assodato che dalla Ue non avrà alcun tipo di agevolazione, al premier italiano serve soprattutto il via libera di Giorgio Napolitano per rispedire l’Italia alle urne.
ALL'ORIZZONTE UNA MANOVRA DA 23 MLD. Ma il presidente della Repubblica da quell’orecchio proprio non ci sente. O, almeno, non ci sentirà fino al prossimo mese di dicembre, quando il semestre di presidenza italiana del Consiglio d’Europa non sarà terminato.
Inoltre, ormai nei corridoi di Montecitorio si è ufficialmente aperto il toto-manovra, con tanto di scommesse (si fa per dire) sull’entità del provvedimento economico, che con molta probabilità dovrà essere varato entro ottobre.
Al momento, i soliti bene informati indicano in 23 miliardi di euro la cifra da trovare prima della conclusione dell’anno.
Soldi che potrebbero essere racimolati in due tranches, una più pesante con la nota di aggiornamento al Def e una più leggera da inserire nella Legge di Stabilità.

Nel Pd i renziani accusati di «arroganza e spocchia»

Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani.

«Vedrete che Renzi addosserà la colpa del suo fallimento su di noi», si lamenta un deputato della minoranza Pd che fa capo ad Area Riformista.
«Ci manderà al voto e in parlamento ci metterà solo persone di sua fiducia, automi pronti a pigiare i tasti verde e rosso a suo piacimento».
Ma alle accuse dell’opposizione interna fanno da scudo le delusioni dei renziani. «Dopo la vittoria alle Europee ci eravamo illusi che il Congresso fosse finalmente finito, invece siamo ancora lì a farci la guerra tra renziani, bersaniani, dalemiani e civatiani. Una roba assurda, degna del peggior Pd».
SI ACUISCONO I DISSAPORI NEL PARTITO. Eppure il premier qualche errore di valutazione lo ha commesso. E ora rischia di pagarlo caro.
Ai cosiddetti “frenatori” non è andato giù l’atteggiamento dell’inquilino di Palazzo Chigi, ma a far traboccare il vaso sono stati, a detta loro, «l’arroganza e la spocchia di alcuni fedelissimi del segretario».
Una civatiana dal passato orgogliosamente comunista rivela infatti che «di Matteo conoscevamo il carattere, ma che anche ragazzini alla prima esperienza vengano a fare la morale a noi, che lavoriamo da anni sul territorio e nelle istituzioni, sembra la trama di un brutto film di quart’ordine».
DEADLINE PER LE RIFORME FISSATA PER IL 31 AGOSTO. La fonte poi aggiunge un aneddoto per chiarire le sue parole: «Ricordo ancora quando un esponente di AreaDem, ormai fedele a Renzi anche più degli stessi renziani, durante una riunione di gruppo intimò ad alcuni di noi di “tacere” perché altrimenti non avremmo avuto nemmeno una speranza di finire nelle prossime liste elettorali. Questo è un atteggiamento spregevole: io, come molti altri miei colleghi, veniamo dal mondo del lavoro, mentre molti di loro campano e hanno campato solo di politica».
Tralasciando le questioni interne al Pd, da fonti vicine al Nazareno filtra infine un’indiscrezione su una sorta di deadline per le riforme, che Renzi avrebbe fissato nella fine del mese di agosto.
Stando ai rumors, il premier sarebbe pronto a consegnare le sue dimissioni in bianco nelle mani di Napolitano se per quella data non sarà stata approvata in prima lettura il ddl Boschi.
E a quel punto sì, che le elezioni anticipate sarebbero davvero inevitabili.

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