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DIBATTITO 24 Luglio Lug 2014 1650 24 luglio 2014

Riforme, Renzi: «Nessun golpe, decidono i cittadini»

Linea dura del premier e Boschi: «Ostruzionismo blocca il Paese».

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Matteo Renzi.

Rimanda fermamente al mittente le accuse di golpe il premier Matteo Renzi. Ribattendo alle opposizioni il segretario del partito Democratico afferma che: «Noi rispondiamo ai cittadini, loro vogliono le riforme e a loro, con il referendum, spetterà il giudizio finale».
Il premier ha concordato in mattinata la linea dura con il ministro Maria Elena Boschi ed il capogruppo Luigi Zanda, senza lasciarsi impressionare dalla protesta 'strumentale' delle opposizioni che sono salite in serata al Colle.
«RIFORME PER RILANCIARE L’ITALIA». Per il Renzi la partita delle riforme è cruciale su troppi tavoli per aprire a rinvii o a mediazioni estenuanti. In Europa per dimostrare la credibilità, prima di tutto sua, e cercare di incidere sulla flessibilità necessaria a rilanciare la crescita che, ammette Renzi, stenta a riprendere.
«OSTRUZIONISMO CONTRO LA VOLONTÀ DEI CITTADINI». Ma prima di tutto in Italia. «Io ho preso un impegno con i cittadini, quel 40,8%, che mi hanno votato. E su quell'impegno mi gioco la carriera», è la determinazione del premier. Che ai suoi ha ribadito, quando anche le ultime porte di trattativa sembrano essersi chiuse, la linea: alcuni margini di confronto ci sono ma «l'ostruzionismo non esiste, chi fa ostruzionismo va contro la volontà dei cittadini».
«NON SAREMO OSTAGGIO DI POLITICI NOMINATI». La decisione della tagliola sui tempi, spiegano ambienti governativi, non è stata presa per timore sull'esito del voto, ma per evitare di essere in balia di una lunga estate o, peggio, di un rinvio a settembre. Per dimostrare che sono i cittadini, non politici spesso nominati o «alla ricerca di visibilità», l'unico referente del premier, Renzi decide nel pomeriggio di confermare in ogni caso il referendum popolare sulle riforme.
«RIFORMA DEL SENATO, POI SALVIAMO L’ITALIA». Il presidente del consiglio tira dritto: «Io non mi faccio fermare, la riforma del Senato è solo l'antipasto, la prima tappa di un percorso che prevede la rivoluzione nella pubblica amministrazione, il jobs act, la riforma della giustizia dei cittadini». Per questo il premier reagisce con fastidio ma senza turbarsi alla salita al Colle delle opposizioni per protestare contro la decisione di contingentare i tempi sul ddl costituzionale e chiudere l'8 agosto.
«GRILLINI BANDERUOLE». I renziani contrattaccano: «Non si è mai visto un dibattito così ampio, dentro e fuori le sedi parlamentari, su provvedimenti che il paese aspetta da 20 anni e che, in ogni caso saranno sottoposti al giudizio degli elettori con il referendum, il massimo istituto democratico». Certo, la protesta al Colle, capitanata dai grillini, è per Renzi un ostacolo sul confronto aperto con M5S sulla riforma elettorale: «non si può dialogare con chi oscilla, oggi vuole le riforme e domani no».

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