Pietro Grasso 140509185432
REPLICA 25 Luglio Lug 2014 1323 25 luglio 2014

Riforme, Grasso si difende: «Io giudice imparziale»

Grasso si difende: «Uno scontro che indigna».

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Il presidente del Senato Pietro Grasso.

Pietro Grasso passa al contrattacco. Preso di mira pure dal Partito democratico per aver autorizzato il voto segreto su molti emendamenti, il presidente del Senato ha parlato di «indegne polemiche» e ha detto la sua. «Come presidente, ho ben chiaro il mio ruolo di garante sia della maggioranza che delle opposizioni e continuerò a operare in tal senso. So bene, per esperienza, che il ruolo del giudice imparziale è tra i più esposti a critiche, ma questo non ha mai intaccato la mia terzietà prima e non lo farà neanche ora».
«NESSUN MARGINE CONCESSO». Entrando nel merito dello scontro tra maggioranza e opposizione, con tagliole e marce sul Quirinale, la seconda carica dello Stato ha puntualizzato: «Sui criteri che mi hanno ispirato nella scelta di concedere il voto segreto su ben specifici emendamenti, la risposta è molto semplice: il regolamento non lascia alcun margine di interpretazione prevedendo che, su richiesta di 20 senatori, sono effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni relative alle norme sulle minoranze linguistiche».
«PREVISTO IL CANGURO». Ma la seconda carica dello Stato non cerca certo lo scontro con il suo partito e ha sottolineato anche come, «vista la mole abnorme di richieste» abbia «previsto la possibilità di adottare la regola del cosiddetto 'canguro' che, in parole semplici, permetterà di votare le parti comuni degli emendamenti una sola volta, riducendo drasticamente il numero delle deliberazioni con voto segreto».
A Grasso è stato contestato anche il suo giudizio non positivo sul ddl quando questo è arrivato a palazzo Madama.
«FAVOREVOLE ALLE RIFORME». Ma il presidente del Senato ha fatto intendere di essere favorevole a «queste riforme attese da decenni, largamente condivise» e ne ha indicato i punti essenziali: «Superamento del bicameralismo paritario, nuovo equilibrio tra i due rami del parlamento, snellimento del processo legislativo e riduzione del numero dei parlamentari. Io ho espresso la mia opinione costruttiva durante i giorni in cui il progetto iniziale è stato aperto a qualsiasi contributo e prima che questo venisse depositato in Senato'. 'Ho ritenuto mio dovere, in quel momento, segnalare i punti di forza e di debolezza della proposta del governo, specificando che da presidente del Senato, una volta iniziato l'iter parlamentare, non sarei più intervenuto, come del resto ho fatto».
E ancora: «A proposito di tempi, ostruzionismo e contingentamento voglio dire che lo spettacolo offerto dal duro scontro politico di questi giorni mi ha molto addolorato e, in alcuni momenti, indignato. Non è questa l'immagine che la politica, e questa istituzione in particolare, deve dare al Paese».
«PROVOCAZIONI LASCINO SPAZIO A CONFRONTO». «La rappresentazione plastica del muro contro muro», ha aggiunto, «dell'indisponibilità a sentire le ragioni dell'altra parte, le accuse, le iperboli e le provocazioni devono lasciare il posto al confronto e alla ricerca di soluzioni condivise. In una parola: al ritorno alla politica». Anche perché «sono queste le riforme attese da decenni e largamente condivise, soprattutto nelle loro linee essenziali: superamento del bicameralismo paritario, nuovo equilibrio tra i due rami del parlamento, snellimento del processo legislativo e riduzione del numero dei parlamentari».
«RIFORMA DELLA GIUSTIZA E LOTTA ALLA CORRUZIONE». Grasso è poi tornato a invocare una pronta riforma della giustizia e una costante lotta alla corruzione. «La profonda crisi che l'Italia affronta», ha detto, «non solo economica e politica ma anche etica, richiede interventi di diverso genere: liberalizzazioni, privatizzazioni, riforma mercato del lavoro, revisione spesa pubblica, modernizzazione della Pubblica amministrazione. Ma anche la riforma della giustizia e la lotta alla corruzione».
«STOP AI VITALIZI PER I CONDANNATI». L'ex magistrato ha concluso:«Ho proposto in Consiglio di presidenza di prevedere nei regolamenti del Senato sui vitalizi e le pensioni dei senatori la cessazione di qualsiasi erogazione nei confronti degli ex senatori condannati in via definitiva per fatti di mafia, di corruzione e per altri reati gravi».

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