Matteo Renzi 140725222906
MAMBO 27 Luglio Lug 2014 1042 27 luglio 2014

Perché Renzi dovrebbe staccare la spina

Cercano di paragonarlo a Berlusconi. E parlano di rischi per la democrazia. Allora si vada al voto.

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Il premier Matteo Renzi.

Gli avversari di Renzi possono essere relativamente soddisfatti. Dopo tutto questo ambaradan parlamentare è sparito il merito della discussione che sarebbe in sé abbastanza semplice: non più biparlamentarismo perfetto, senato delle regioni e autonomie locali, legge elettorale anti-porcellun ma senza preferenze. Qui dentro c’è l’intera storia recente della sinistra riformista e anche buona parte delle richieste dei movimenti anti-sistema che si sono affacciati sulla scena negli ultimi anni.
L'ANOMALIA DI UN PAESE. Invece il tema è ridiventato l’anomalia italiana, cioè la anomalia di un paese che dalla Resistenza in poi convive con lo spettro della dittatura incombente. Se guardiamo con una certa serenità alla nostra storia abbiamo attraversato periodi assai burrascosi portando sempre in salvo la democrazia. Non sono state sufficienti bombe, stragi, delitti politico-mafiosi, le grandi organizzazioni militari di sinistra e i gruppi stragisti di destra, né Cosa nostra, né la ndrangheta né la camorra.
LA RESISTENZA DOPO MANI PULITE. Non è stata distrutta la democrazia anche quando, dopo Mani Pulite, è andato a picco un vecchio sistema politico. Di tutti questi anni non solo ciascuno di noi conserva un proprio ricordo e opinione personali ma essi costituiscono altri e nuovi capitoli della lunga storia “non condivisa“ degli italiani. Tuttavia la democrazia c’è sempre stata. Il carattere da avanspettacolo che sta assumendo l’attuale battaglia delle opposizioni, compresi i firmatari dei soliti appelli e lo stesso Nichi Vendola, sta nel fatto che si grida alla pericolo democratico quando non esiste alcun pericolo e visibilmente gli italiani hanno paura per la propria esistenze materiale e per quella dei propri figli ma non temono, giustamente, di poter finire nelle mani di un dittatore tanto meno fiorentino.
LA POCHEZZA DI UNA CERTA SINISTRA. La sostituzione del renzismo al berlusconismo come mostro di stagione rivela la pochezza culturale di una certa sinistra di tradizione e di movimento. Non sanno come andare avanti se non gridano che i barbari sono alle porte. Non viene da questi mondi, nei quali ormai si inscrive l’ex rivoluzionario movimento di Grillo, alcuna proposta innovativa ma solo la voglia di cambiare poco o nulla, di lasciare le cose come sono, hai visto mai che cambiando le cose molti degli attuali vocianti protestatari finiscano per trovarsi ai giardinetti a parlare di battaglie senza senso?
RENZI STACCHI LA SPINA. Personalmente credo che Renzi dovrebbe staccare la spina. Porti al voto questo esercito di disperati, li aiuti a radunarsi e a mettersi insieme e poi, elettoralmente parlando, li bastoni. Farei una campagna elettorale dai toni persino divertiti lasciando a loro il culto del dramma, delle parole forti, delle missioni salvifiche. L’Italia se non recupera un po’ di buonsenso e di ironia, se non rivela al mondo che non è un paese di “tragediatori” e di vittime di associazioni segrete, di generali felloni, di presidenti che tramano eccetera eccetera, non ce la farà.
IL PARAGONE CON BERLUSCONI. L’operazione mostrificazione di Renzi non procede con la stessa forza di quella usata contro Berlusconi. Il vecchio ex cavaliere dava spunti per paure e spettri. Questo ex ragazzo fiorentino è solo un po’ sfottente, ha una compagnia di giro francamente leggerissima (ho difeso la Boschi e continuerò a farlo, ma siamo sicuri che con un ministro/a più esperto/a, al Senato la navigazione non sarebbe stata più facile?), ma non rappresenta un pericolo per la democrazia.
SMETTIAMO DI FARCI DEL MALE. La democrazia la stanno minacciando tutti assieme, maggioranza e opposizione, se non decidono di farla finita con questo Vietnam parlamentare che sta sfibrando l’Italia e gli italiani. Se non c’è margine di manovra sul Senato e sulla legge elettorale, si vada al voto. Così smettiamo di farci del male e di farci ridere dietro.

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