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ACCORDI DIFFICILI 27 Luglio Lug 2014 2223 27 luglio 2014

Riforme, Renzi: «Ridurre il numero di emendamenti»

Il premier: «Su 100 modifiche possiamo parlare, su 8 mila no».

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Il premier Matteo Renzi.

È pronto a scendere in campo, a metterci la faccia in prima persona, a trattare «con calma e perseveranza» per togliere «i sassi dai binari» delle riforme costituzionali.
Matteo Renzi ha teso la sua mano alle opposizioni. Il governo e la maggioranza sono pronti a discutere delle modifiche al loro disegno di legge, ma in cambio chiedono una drastica riduzione degli 8 mila emendamenti ostruzionisti presentati, per scendere a un centinaio su cui poter lavorare insieme.
OBIETTIVO 8 AGOSTO. L'obiettivo è quello di chiudere entro l'8 agosto, e per riuscirci il premier non ha escluso un giro di incontri con i leader di partiti di maggioranza e opposizione, a partire da Silvio Berlusconi, che potrebbe vedere a strettissimo giro di posta.
«Ogni giorno di ostruzionismo ci 'regala' un punto di consenso, ma» è «una ferita inferta all'Italia e al Senato», è il pensiero del premier.
Le riforme istituzionali restano infatti per Renzi uno snodo cruciale nell'azione di cambiamento del Paese che il governo sta portando avanti sul fronte «della burocrazia, del lavoro, del fisco, delle infrastrutture», per «uscire dalla crisi con una marcia in più rispetto agli altri».
Cambiare e «ripartire» è possibile, ha detto il presidente da Genova, guardando al lavoro fatto con la Concordia. Ma bisogna «lavorare di più». E a ritmo serrato. Dunque se è vero, come ha assicurato in un'intervista ad Avvenire, che chiudere la riforma del Senato «ad agosto o andare a settembre non è una questione di vita o di morte», è altrettanto vero che sarebbe «un mese perso».
«DIANO UN SEGNALE DI BUONA VOLONTÀ». Di qui la proposta, che ha il sapore dell'ultimatum, alle opposizioni: la smettano di gridare al colpo di stato, abbassino i toni e sgombrino il campo dagli «8 mila tentativi di perdere tempo», ritirando gli emendamenti ostruzionistici. Diano un «segnale di buona volontà», ha detto il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, «lasciando 100» proposte di modifica.
Altrimenti, il governo, hanno spiegato a più voci i vertici del Pd, è in grado di andare avanti da solo. Magari mettendoci più tempo, ma arrivando al traguardo. E minacciando addirittura di andare alle urne, come detto da Debora Serracchiani in un'intervista rilasciata al Messaggero.

Il testo torna in Aula il 28 luglio

La sera del 28 luglio, dopo il via libera al decreto cultura, su cui viene data per scontata la richiesta della fiducia, riprende nell'Aula di Palazzo Madama l'esame della riforma costituzionale.
E martedì 29 potrebbe esserci con il voto segreto il primo passaggio delicato, su una proposta di riduzione dei deputati. Ma prima di allora qualcosa potrebbe muoversi e, a fronte di aperture concrete, Renzi in prima persona potrebbe incontrare o sentire, hanno spiegato fonti di governo, i leader degli altri partiti, di maggioranza e opposizione.
VERSO INCONTRO COL CAV. E poiché, come Renzi ha sempre detto, per cambiare l'esistente serve l'accordo di tutti, potrebbe esserci in settimana anche un nuovo incontro con Berlusconi, per fare un punto sul patto del Nazareno. E sondare il terreno, hanno ipotizzato fonti parlamentari, anche sulla legge elettorale, che è al centro delle richieste di Nuovo centrodestra e Sinistra ecologia libertà.
Intanto, però, l'attesa di un segnale da parte del governo sembra cozzare contro la diffidenza dell'opposizione. Quella di ritirare gli emendamenti è «una richiesta ridicola», ha detto Loredana De Petris. «Ci dicano su quali modifiche sono disposti a discutere, noi siamo pronti a parlare», ha affermato Nicola Fratoianni.
SEL: «IL GOVERNO FACCIA UNO SFORZO CONCRETO». Gli esponenti di Sel hanno chiesto insomma al governo di fare il primo passo, «uno sforzo concreto». Ma se su alcuni temi come i referendum, la platea di elezione del presidente della Repubblica e anche la riduzione dei deputati, sembra possibile trovare qualche punto di incontro, il nodo più spinoso resta l'elettività del Senato, su cui il governo non è disposto a trattare. E allora il Mattinale di Forza Italia ha proposto il «lodo Berlusconi: promozione a senatori dei consiglieri regionali più votati, con più consenso».

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