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INTERVISTA 27 Luglio Lug 2014 0655 27 luglio 2014

Ue, Manolis Glezos lotta contro l'eurocrazia

Glezos racconta la sua sfida in Ue.

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da Bruxelles

Di lottare Manolis Glezos non ha mai smesso. Fondatore di un gruppo giovanile antifascista, partigiano, prigioniero politico per 16 anni, deputato del parlamento greco e ora di quello europeo, è arrivato a Bruxelles con la stessa forza di quando aveva 18 anni.
Solo che adesso ne ha 92 e anziché salire sull’Acropoli come fece nel 1941 per ammainare la bandiera nazista e issare quella greca, ha deciso di sfidare un’altra dittatura.
«Quella del capitale, della corruzione, dei governi autoritari, che ancora una volta hanno messo in ginocchio la mia terra», racconta a Lettera43.it.
POLEMICO CON JUNCKER. «Ci considererete sempre un hotel dove venire in vacanza o ci farete sviluppare la nostra economia? Volete un’Europa di sfruttatori e di sfruttati?», ha chiesto Glezos al futuro presidente della Commissione Jean-Claude Juncker durante un’audizione in parlamento.
Nonostante i capelli bianchi e la schiena curva le sue idee non si piegano neanche davanti ai grandi eurocrati. La sua passione politica è ancora forte e contagiosa, tanto che nel partito Syriza, quello che lo ha portato all’europarlamento, più che un esempio, è una vera guida. Non solo spirituale: nel 2012 Glezos è sceso di nuovo in piazza ad Atene per protestare contro l’austerity. E ancora una volta è stato colpito dalle forze di polizia e arrestato.
FU TORTURATO E CONDANNATO A MORTE. Ma lui, che ha combattuto per difendere la sua patria contro l’occupazione nazista prima e il regime dei colonelli poi, sa bene che la vita è una lotta continua.
Sopravvissuto a un ergastolo, a due condanne a morte e a un’infinità di torture che descrive toccandosi le ginocchia doloranti, ha ancora un progetto da realizzare.
«La democrazia diretta», infatti, è la sua missione e quando pronuncia quelle due parole, i suoi occhi celesti iniziano a brillare come due fari che si stagliano nel cielo grigio di Bruxelles.
«È finita l'era dei leader, ora è venuta quella dei cittadini», dice mentre spiega che «Syriza non è un partito politico, ma la coscienza politica dei greci».
Una coscienza che «bisogna stimolare, per questo vado spesso nelle scuole a parlare con i ragazzi con cui ho un rapporto speciale. Tanti di loro hanno iniziato a lottare con noi e hanno aderito a Syriza, il cui vero potere è rappresentato proprio dai giovani».

Manolis Glezos, scrittore, parlamentare europeo con Syriza e monumento della sinistra radicale greca.

DOMANDA. Giovani che hanno mandato un 92enne al parlamento europeo a rappresentarli. Che cosa le hanno chiesto di cambiare qui a Bruxelles?
RISPOSTA.
Se tu chiedi a qualsiasi cittadino del mondo che cosa vuole, risponde sempre la stessa cosa: non voglio che qualcuno decida per me, voglio prendere le decisioni da solo. Ma non è una questione di potere, è una questione di diritti. Perché la partecipazione è un diritto.
D. Diritto che però non tutti hanno ancora voglia di esercitare.
R.
Il problema sono proprio le persone, che si sono arrese. Forse perché anche gli stessi partiti politici di sinistra, che sempre si erano battuti per i diritti del popolo, hanno smesso di farlo. Dov'è per esempio il Partito comunista italiano? Lo sa perché è sparito?
D. Per colpa di Berlusconi?
R.
No, per colpa loro: una volta incontrai Togliatti. Era un vero leader, aveva capito come aiutare i cittadini. Ma nel partito molti non volevano che le persone partecipassero alla vita politica del Paese, volevano decidere tutto loro. E alla fine si sono estinti in Italia così come in Spagna.
D. E in Grecia?
R.
In Grecia è diverso, Syriza ha lavorato per fare in modo di mettere il potere nelle mani dei cittadini. Noi, dopo la vittoria alle elezioni europee, non abbiamo chiesto di cambiare il primo ministro Antonis Samaras con Alexis Tsipras, perché vogliamo che siano le persone a salire al potere.
D. Ed è possibile?
R.
In Grecia sì, Syriza è passato dal 4 al 26%. Senza la volontà e la partecipazione dei cittadini questo non sarebbe mai successo.
D. Quanto ha influito la crisi economica?
R.
La Grecia ha vissuto un periodo di crisi totale: economica, politica, sociale, ideologica. Noi siamo stati i primi a essere colpiti in Europa, ma anche i primi a reagire. Oggi nessuno si batte più per i diritti degli altri, noi ci stiamo provando.
D. Che cosa vuol fare al parlamento europeo?
R.
Parlare con i politici degli altri Paesi, fare in modo che cambino idea. Nella scorsa legislatura in Grecia Syriza aveva solo un deputato, oggi ne ha sei. Ora siamo venuti qui per provare ad avere un'altra Europa.
D. Lei è un sognatore.
R.
Certo, ma i miei sogni spesso si concretizzano. A Naxos, nel mio villaggio che si chiama Aparainthos, la democrazia diretta è diventata una realtà. Ci abbiamo lavorato dal 1987 e oggi non è più un'utopia.
D. Riuscirà a convincere anche Angela Merkel?
R.
Con lei non ci sono possibilità, ma io voglio far cambiare idea ai tedeschi. Molti di loro non sono d'accordo con le sue idee. Alcuni sono venuti anche a Naxos, hanno creduto nel nostro progetto e ci hanno aiutato e ora cercano di fare la stessa cosa nel loro Paese.
D. Chissà se riusciranno anche a convincere la cancelliera a risarcirvi per i danni subiti dalla Grecia durante l’invasione tedesca del 1941.
R.
Il conto è di 162 miliardi di euro, più gli interessi maturati. Dopo la Seconda guerra mondiale tutti gli altri Paesi hanno pagato il loro debito alla Grecia, tranne la Germania. Ma è anche colpa nostra, il governo greco non ha mai lottato abbastanza per riavere quei soldi.
D. Lei ci sta riprovando?
R.
Ora è un buon momento per iniziare di nuovo a lottare, dipende tutto da noi.
D. Ma oggi non lotta quasi più nessuno
R.
Perché la gente si dà delle scuse, dice che è difficile individuare il nemico, che non è più visibile come un tempo. Prima erano le truppe tedesche, ma oggi chi sono?
D. Ha una soluzione?
R.
Per individuare il nostro nemico serve più conoscenza e più consapevolezza. È vero che oggi è più difficile per i cittadini capire quello che succede intorno a loro, ma bisogna fare uno sforzo e sentirsi membri attivi della società in cui viviamo.
D. Forse per lei è stato più facile togliere la svastica dall'Acropoli?
R.
Tutto si può cambiare, prima dell'invenzione della barca non potevamo navigare, prima dell'aereo non potevamo volare. Prima di entrare in carcere io non parlavo italiano, lo imparai, un poco, chiacchierando con un soldato durante l'occupazione fascista. Sognavamo che un giorno avremo potuto trasformare tutti quei fucili in aratri per coltivare le nostre terre. Era un soldato contro la guerra. Non lo dimenticherò mai.

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