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SCENARI 28 Luglio Lug 2014 1334 28 luglio 2014

Governo Renzi, il premier ha sei grane

Dal nodo Senato fino all'incognita Berlusconi. Passando per l'incubo manovra bis e i problemi nel Pd e in Europa. L'estate amara del premier.

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Da quando ha iniziato a far politica, Matteo Renzi ha sempre avuto come obiettivo quello di essere presidente del Consiglio della sua Italia. Ma da quando è arrivato al vertice di Palazzo Chigi non è mai riuscito a imporre i suoi ritmi e la sua ambizione alla famosa «palude romana».
PREMIER INSOFFERENTE E POLEMICO. Questa lentezza delle istituzioni, che sta frenando (a volte anche in maniera strumentale) le riforme proposte dal suo governo, unita alle continue richieste di alleati e oppositori di trattare anche sulle virgole di ogni provvedimento, mentre fuori «il mondo corre a una velocità doppia», come ama ripetere spesso, stanno facendo montare, nel premier, un'insofferenza che si traduce spesso in accesi diverbi con gli uomini del suo staff e dichiarazioni al vetriolo su cui una parte dei media monta titoli a effetto e paginate poco «distensive» per il dialogo istituzionale.

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi a Palazzo Chigi.

1- Troppo iperattivismo: nervi tesi e stanchezza per il capo del governo

Oltre alle grane che, ormai quotidianamente, è costretto ad affrontare per vincere la sua personalissima sfida per cambiare il Paese, il nervosismo di cui narrano i retroscena è frutto anche della fatica di un anno vissuto sempre di corsa, con impegni che hanno sottratto al giovane leader buona parte della sua lucidità.
LA LITE CON LOTTI. Dall'estate scorsa, infatti, Renzi praticamente non si è mai fermato, tra le scadenze come sindaco di Firenze, il tour delle feste democratiche (luglio-agosto 2013), l'organizzazione della Leopolda (ottobre-novembre 2013), la campagna elettorale per la segreteria del partito (8 dicembre 2013), l'approdo alla guida del governo (febbraio 2014), le elezioni europee (25 maggio 2014) e le continue riunioni sulle riforme.
Uno stress che oggi – raccontano off the records i suoi amici – si traduce in «scazzi, anche pesanti, con persone che gli danno l'anima da anni».
Anche se, assicurano, tutto rientrerà come al solito: «Lotti e Renzi che litigano non è mica un inedito. Poi tutto torna a posto tra di loro. Basterebbe che Matteo facesse qualche giorno di vacanza».

2- Palazzo Chigi è un bunker: c'è un muro tra il premier e Pd

Anche perché il suo storico braccio destro è anche l'ufficiale di collegamento tra i vari Palazzi del potere capitolino, visto che da settimane Renzi ha eretto un vero e proprio bunker attorno alle mura di Palazzo Chigi.
Impenetrabile anche per la sua truppa parlamentare. Ad eccezione dei (pochi) fedelissimi che hanno accesso al suo studio, gli altri esponenti del Pd che hanno scelto di mettersi in scia del segretario, spesso si ritrovano ad alzare le braccia e ammettere di saperne «davvero poco di quello che ha in testa Matteo».
CANALE INTERROTTO CON I PARLAMENTARI PD. Deputati e senatori che non fanno parte del Giglio magico faticano a comprendere la linea da seguire, anche perché le comunicazioni che arrivano sono poche, telegrafiche e soprattutto a ridosso delle votazioni in Aula.
Qualcuno, in privato, prova a lamentarsi per la tempistica così risicata, mentre altri preferiscono non «disturbare il manovratore», mostrando comprensione per «l'enorme mole di lavoro» che il presidente del Consiglio e i suoi devono sbrigare ogni giorno.
A lungo andare, però, azzarda qualche dem con più pelo sullo stomaco, «Renzi rischia di far perdere la pazienza anche ai santi...».

3- Il nodo Berlusconi: alleanze a geometria variabile a destra

Il premier, come noto, sta incontrando le maggiori difficoltà a causa del braccio di ferro ingaggiato da alcuni senatori del Partito democratico e di Sel, che provano in tutti i modi a rallentare la riforma di Palazzo Madama e modificare la nuova legge elettorale.
Ma anche nella sua maggioranza, e in casa degli alleati esterni di Forza Italia, la situazione non è proprio rose e fiori. E Renzi si trova, suo malgrado, a recitare il ruolo di spettatore interessato, mentre Nuovo centrodestra e Fi rimescolano le carte.
In sostanza le vicende dei due partiti si intrecciano, nuovamente.
LA POSIZIONE DI SILVIO DIVENTA PIÙ FORTE. Da un lato la maggior parte degli uomini di Ncd non vede l'ora di tornare alla corte di Berlusconi, mentre a San Lorenzo in Lucina la “guerra” di successione al Cav ha subito un brusco stop dopo l'assoluzione del 18 luglio scorso.
Stando ai rumors di Palazzo, già dopo l'estate un nutrito gruppo di deputati e senatori del partito di Angelino Alfano potrebbe fare rientro alla base, occupando uno spazio che potrebbe essere anche lasciato vuoto da Raffaele Fitto e alcuni ex Dc, pronti a dar vita ad una mini-Balena Bianca 2.0.
Facendo la sintesi, probabilmente Renzi si troverà in autunno a dover trattare con un Berlusconi rafforzato nei numeri, che in questo modo avrebbe un potere contrattuale maggiore nei confronti del premier.
E i soliti bene informati avvertono: «Matteo potrebbe perdere pezzi del suo governo».

4- Incubo conti pubblici: la spada di Damocle della manovra-bis

Oltre all'estate rovente, per Renzi si preannuncia un autunno di fuoco.
Sebbene il capo del governo e il ministro dell'Economia continuino a smentire, gli esperti sembrano sempre più convinti che la manovra correttiva sia inevitabile.
SERVONO 30 MILIARDI. I numeri sono implacabili, a sentire economisti e analisti: servirebbero dai 24 ai 30 miliardi per rimettere a posto i conti, di cui una ventina solo per confermare il bonus da 80 euro anche nel 2015 e 10 per la “ordinaria” amministrazione.
Senza contare che l'Europa pretende il rapporto deficit/Pil allo 0,2% entro dicembre e il pareggio di bilancio per il prossimo anno.
Se indiscrezioni e previsioni fossero confermate, a quel punto apparirebbe difficile scansare una Finanziaria, che darebbe un colpo ferale all'immagine anche di un abile comunicatore come Renzi.

Rosy Bindi, Matteo Renzi e Massimo D'Alema.

5- Incognita dem: partito in attesa di riorganizzazione

Il premier non potrebbe contare troppo nemmeno sul supporto del suo partito.
Le varie anime del Pd, infatti, attendono con ansia la definizione dei nuovi equilibri interni al Nazareno, prima di impegnare il proprio scalpo nella lotta al fianco del leader. Per ora, però, di segreteria nazionale non se ne parla.
NESSUNA INDICAZIONE DAI VERTICI. Il vice segretario, Lorenzo Guerini, si muove agilmente tra una festa e un seminario, dedica ore all'ascolto delle varie esigenze e prova a gettare acqua su ogni focolaio che vede accendersi.
Ma alla fatidica domanda, che ognuno dei suoi interlocutori, nei colloqui privati, gli pone sui nomi del prossimo governo del partito, alza le spalle e risponde con un laconico: «Decide Matteo». Lasciando intendere di non avere ancora avuto indicazioni di quando l'argomento sarà affrontato.

6- Europa: i nodi restano tutti al pettine

Molto probabilmente se ne parlerà a metà settembre, dopo che Renzi avrà chiuso un'altra sfida fondamentale per l'Italia e il suo governo, quella delle nomine in Europa.
In ballo restano ancora gli incarichi nella Commissione Ue e il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera continentale.
MATTEO VUOLE UNA NOMINA DI PESO. Il premier italiano insiste per avere un dicastero di peso (agricoltura o commercio) e piazzare l'attuale ministro degli Esteri, Federica Mogherini a Bruxelles.
Difficilmente, però, riuscirà a spuntarla nelle trattative, per la strenua opposizione dei Paesi nord-europei.
A meno che non scenda a patti con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Ma questa è tutta un'altra partita.
Ogni giorno la sua croce.
Anzi, nel caso di Renzi, a ogni stagione le sue grane.

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