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DIALOGO 28 Luglio Lug 2014 2137 28 luglio 2014

Riforme, Renzi detta i tempi: l'apertura scade il 29 luglio

Il premier tratta fino al 29 luglio.

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Matteo Renzi.

È una mano aperta ma ferma quella che Matteo Renzi porge agli avversari nella partita delle riforme. Una mano che po esse fero e po esse piuma, la scelta sta all'opposizione. Cambiare il testo si può, ma bisogna venirsi in contro. La condizione posta dal premier è il ritiro di gran parte degli 8 mila emendamenti ostruzionistici presentati. «Altrimenti staremo in Aula il tempo che serve», ha avvertito Renzi. L'apertura del premier ha anche una data di scadenza: il mese di agosto.
«SVOLTA STORICA». L'accusa di autoritarismo piovutagli addosso non gli è andata giù: «Un modo di litigare con la realtà», ha scritto nella lettera inviata ai senatori della maggioranza per parlare della «svolta storica» della realizzazione delle riforme e dell'«umiliazione» di sprecare il tempo su «emendamenti burla» e «argomenti assurdi».
Il premier ha indicato la strada: «La trattativa procede se si riducono il numero degli emendamenti». E in tal caso, ha detto ai suoi, il voto finale sul testo potrebbe anche slittare a settembre.
Ma Renzi ha qualcosa di più da offrire a Sinistra ecologia libertà (che ha respinto i tentativi con Loredana De Petris) e Movimento 5 stelle (che è pronto alla «guerriglia democratica» annunciata da Beppe Grillo e a indire una manifestazione dal nome eloquente: 'Parlamento in piazza').
APERTURA SULL'ITALICUM. Prima di tutto sull'Italicum, con la disponibilità ad abbassare le soglie di sbarramento e reintrodurre le preferenze. Ma prima c'è da convincere Silvio Berlusconi, partner del patto del Nazareno che Renzi non vuole tradire.
L'incontro con l'ex Cavaliere, già fissato per la mattina del 29 luglio, è saltato per motivi di salute dell'ex premier. Ma i canali con Forza Italia sono sempre aperti e l'obiettivo di Renzi è capire da qui a settembre quali sono i margini per modificare l'intesa.
«PREOCCUPATO SOLO DALLA LIBIA». «I gufi, le riforme, i conti non mi preoccupano, la Libia sì. Ma sembra impossibile parlare seriamente di politica estera #piccinerie», ha twittato il premier alla fine di una giornata puntellata da appuntamenti importanti. La conference call con Barack Obama e i leader Ue sui principali teatri di guerra; un faccia a faccia con il ministro Pier Carlo Padoan per definire il decreto Sblocca Italia da approvare giovedì 31 luglio in Consiglio dei ministri. E, infine, un incontro con Massimo D'Alema per la complicata partita a scacchi europea, che ora Renzi ha deciso di giocare a carte coperte finchè non dovesse essere chiaro se all'Italia spetta il ruolo di Mister Pesc.

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