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LINEE GUIDA 29 Luglio Lug 2014 1529 29 luglio 2014

Eterologa, i nove punti del decreto

Sì alla doppia fecondazione. E massimo 10 figli per donatore.

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Eterologa nei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Donazione volontaria e gratuita. Tracciabilità dell'intero percorso che unisce donatore e nascituro, nel rispetto dell'anonimato per il primo, e a tutela della salute del secondo.
Sono alcuni dei nove punti che caratterizzano il decreto legge destinato a regolamentare la fecondazione eterologa in Italia, presentati in anteprima dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel corso di un'audizione in Commissione Affari sociali alla Camera.
Linee che smentiscono in parte le indiscrezioni circolate in questi giorni: dai limiti d'età al numero massimo di figli biologici per ogni donatore.
AL CENTRO DEL DECRETO «LA SELEZIONE DEL DONATORE». Secondo Lorenzin il tema centrale che il decreto deve affrontare è quello della «selezione del donatore», dal momento che «la fecondazione eterologa non è una variante dell'omologa», e che «la legge 40 non dice nulla sulla donazione dei gameti». Il provvedimento approderà in Consiglio dei ministri «prima della pausa estiva».

1. LA DIRETTIVA EUROPEA DA RECEPIRE. Dovrà essere pienamente recepita dall'ordinamento nazionale la direttiva europea 17/2006, in particolare l'allegato 3, che contiene le indicazioni minime stabilite dall'Unione sull'età massima dei donatori, sulla loro anamnesi sanitaria e medica e sulla necessità di sostenere preventivamente il test dell'Hiv e altri esami genetici. Indicazioni che «dovranno essere opportunamente dettagliate» dal legislatore nazionale, ha precisato il ministro.

2. DONAZIONE VOLONTARIA E GRATUITA. La donazione di gameti per la fecondazione eterologa dovrà essere «volontaria e gratuita: non ci sarà nessun pagamento per il donatore». Altra cosa «sono i rimborsi spese e i costi vivi», ad esempio quelli corrispondenti a una giornata di permesso dal lavoro, per i quali la normativa in preparazione seguirà gli stessi criteri già previsti in caso di donazione del midollo.

3. SÌ ALLA DOPPIA ETEROLOGA. Anche una coppia in cui entrambi i partner siano sterili potrà avere accesso alla fecondazione eterologa, ricorrendo quindi a una doppia donazione.

4. ETÀ DEI DONATORI: SOGLIE DIVERSE PER UOMINI E DONNE. L'età dei donatori sarà compresa tra i 18 e i 40-45 anni per gli uomini; tra i 20 e i 35 per le donne.

5. IL REGISTRO NAZIONALE DEI DONATORI. Il decreto legge sulla fecondazione eterologa prevede l'istituzione di un registro nazionale dei donatori, che opererà in modo «centralizzato» e «anticiperà di qualche mese la nuova direttiva europea sulla fecondazione assistita, destinata a introdurre, nel 2015, il Codice d'identificazione dei donatori». Il registro dovrà consentire la «piena tracciabilità» di tutto il percorso che porta dal donatore al nuovo nato. Tracciabilità che il ministro ha definito «indispensabile».

6. MASSIMO 10 FIGLI PER OGNI DONATORE. Il limite di figli biologici per ciascun donatore è stato fissato a 10. Garantita per la coppia la possibilità di ricorrere più volte allo stesso donatore, per poter dare fratelli e sorelle biologici al primogenito.

7. DATI CLINICI ACCESSIBILI IN CASO DI MALATTIA. I dati clinici del donatore saranno accessibili in caso di problemi di salute dei nascituri che ne rendano necessaria l'identificazione. Il ministro ha chiarito che «non esiste la certezza di un figlio sano», ma che la coppia potrà consultare la lista degli esami fatti dal donatore. Il donatore, d'altra parte, dovrà dare il proprio consenso informato a essere contattato in caso di problemi di salute del figlio biologico.

8. LIVELLO ESSENZIALE DI ASSISTENZA. La fecondazione eterologa sarà inserita nei livelli essenziali di assistenza garantiti dal Servizio sanitario nazionale, con l'individuazione di un apposito capitolo di spesa. L'obiettivo, ha spiegato Lorenzin, è «permettere la procreazione assistita eterologa nei centri pubblici, mettendo le Regioni e i centri nelle condizioni di partire».

9. DIRITTO A CONOSCERE LE PROPRIE ORIGINI. Il ministro ha definito il diritto a conoscere le proprie origini l'unico punto «non sanitario» contenuto nel decreto, invitando al confronto i partiti politici. In sostanza, il decreto dovrebbe prevedere la possibilità per il nascituro, una volta diventato maggiorenne e con il consenso del donatore, di conoscere il proprio genitore biologico. «Ritengo sia un tema che debba essere oggetto di un'ampia discussione parlamentare: è una questione che non può essere lasciata solo alla decisione del ministro», ha detto Lorenzin.

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