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GENDER BALANCE 29 Luglio Lug 2014 1348 29 luglio 2014

Nomine Ue, Juncker e la parità di genere

Il presidente Ue contro il tempo: servono 10 donne nell'esecutivo.

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da Bruxelles

Se quella delle nomine fosse una partita a scacchi tra i 28 Stati membri dell’Ue, Jean-Claude Juncker starebbe giocando le mosse finali nelle quali, di solito, è previsto lo scambio delle donne. Ma di regine da “giocare” per ora ce ne sono davvero poche.
Come mostra il grafico della piattaforma online Europe Decides, dei 28 Stati membri 14 hanno già annunciato il loro candidato, ma tra questi solo uno è donna: Vera Jourova per la Repubblica Ceca.


Un problema per il neo presidente della Commissione, che per formare la sua squadra deve rispettare il gender balance.
A chiederglielo non sono state solo le commissarie in carica, che con una lettera indirizzata a Juncker hanno sottolineato l’importanza di un esecutivo misto con almeno 10 signore, una in più rispetto a quelle attuali.
A volere più donne è il parlamento stesso, a cui spetta il voto finale sul collegio dei commissari nominati. Già nelle ultime settimane il presidente del parlamento Martin Schulz aveva avvertito il lussemburghese: «Guardando le informazioni attualmente disponibili sul numero di candidati di sesso femminile, la Commissione non avrebbe ricevuto il sostegno della maggioranza del parlamento europeo».
IL DIKTAT DEL PARLAMENTO. Nonostante i capigruppo dell’Assemblea siano per lo più di sesso maschile, a Strasburgo si sta cercando di rispettare le «quote rosa»: dei 14 neo vicepresidenti per esempio sei sono donne. E alla Commissione è stato chiesto di prendere l’esempio nominando almeno 10 signore su 28.
In caso contrario Strasburgo potrebbe porre il veto e Juncker dovrebbe iniziare tutto daccapo.
TEMPI D'AZIONE STRETTI. Una possibilità che a Berlaymont si vive come un incubo visto i tempi ristretti di azione: il 31 ottobre scade il mandato dell’attuale esecutivo e per allora la nuova squadra deve essere pronta: nominata da Juncker e votata durante la plenaria del parlamento.
Considerando che il 16 luglio l’ultimo vertice straordinario Ue sulle nomine è finto senza accordo tra i 28, l’ultima data utile per trovare un compromesso è il 30 agosto. Dopo il nuovo summit ci sono solo due plenarie (15-18 settembre e 20-23 ottobre, a parte la mini seduta dell’8-9 ottobre) per potere avere il via libera del parlamento.

Italia e Francia rinunciano al gender balance: D'Alema e Moscovici in pole

Massimo D'Alema con Matteo Renzi.

Finora Juncker, oltre alla commissaria ceca, ha sperato di contare su altre cinque signore proposte da Italia, Belgio, Portogallo, Polonia e Svezia. Sei nomine che non basterebbero comunque al parlamento per votare la Commissione, anche nel caso in cui la presidenza del Consiglio europeo fosse affidata a una donna.
ROSA DI NOMI ENTRO LUGLIO. Il 30 agosto Juncker non può quindi uscire a mani vuote dal vertice straordinario. Per questo il presidente del futuro esecutivo comunitario ha chiesto ai 28 governi di comunicargli ufficialmente i designati entro la fine di luglio, in modo da avere tutto il mese di agosto per negoziare.
MOGHERINI CEDE POSIZIONI. Tra quelli che non hanno ancora risposto c’è l’Italia, uno dei pochi Paesi ad aver sostenuto finora una candidata. Ma il ministro degli Esteri Federica Mogherini al posto di Lady Ashton non piace a troppi Paesi, soprattutto a quelli dell’Est. Così si sta già valutando un’alternativa che per ora sembra avere solo un nome e un cognome: Massimo D’Alema. Un altro uomo che andrebbe ad aggiungersi a quelli nominati finora.
GUIGOU FINE CORSA. Sfumata per ora anche la possibilità di avere una francese alla Commissione: l’ex ministro degli Affari europei Elisabeth Guigou era data tra i preferiti. Ma il 29 luglio, il presidente François Hollande ha ufficializzato la nomina dell’ex ministro delle Finanze Pierre Moscovici per il portafoglio economia.
UNA CHANCE PER THYSSEN. A far sperare sono ancora pochi Paesi: in Belgio Marianne Thyssen, deputata al parlamento europeo dal 1991, è in pole position, anche se l’attuale commissario Karel De Gucht ha manifestato la sua volontà a voler rimanere in carica.
INCOGNITA GEORGIEVA. In Bulgaria resta una regina da giocare: il governo socialista uscente potrebbe proporre come Alto rappresentante per la politica estera Kristalina Georgieva, l'attuale commissaria per la Cooperazione internazionale. Ma il fatto che Georgieva faccia parte di un partito all’opposizione del governo, Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb), potrebbe giocare a suo sfavore. E la Bulgaria potrebbe candidare un altro uomo: l’attuale ministro degli Esteri Kristian Vigenin.
PRESSING IN PORTOGALLO. Secondo i media portoghesi, il primo ministro Pedro Passos Coelho sta valutando la nomina del segretario di Stato Carlos Moedas, ma prima che venga ufficializzata Juncker sta spingendo perché la scelta cada invece sul ministro delle Finanze Maria Luis Albuquerque.
Stessa situazione in Polonia dove nonostante i due candidati in pole position siano il ministro degli Esteri Radoslaw Sikorski e l'ex ministro delle Finanze Jan Vincent-Rostowski, l’esigenza di bilanciare la Commissione potrebbe spingere il governo polacco a proporre l’economista e parlamentare europea Danuta Hübner, già commissario alla Politica regionale tra il 2004 e il 2009.

La Svezia fa sperare. Nessuna candidata per Romania, Ungheria e Spagna

Il commissario europeo Cecilia Malmström.

A venire in soccorso a Juncker potrebbe infine essere la Svezia. Il Paese che ha fatto della parità di genere la sua bandiera dovrebbe infatti riconfermare Cecilia Malmström, l'attuale commissario per gli Affari interni. Ma il condizionale è d’obbligo visto che le imminenti elezioni di settembre danno per vittorioso il centrosinistra e la liberale Malmström potrebbe non essere gradita.
VASSIILIOU, RICONFERMA DIFFICILE. Difficile sembra invece una riconferma da parte di Cipro della 70enne Androulla Vassiliou, commissario Ue per l'Istruzione e la cultura. Oltre a essere in pensione, rappresenta un partito politico diverso da quello del nuovo governo.
A pagare la diversa appartenenza politica rispetto al governo di centrosinistra danese potrebbe essere anche il commissario per l’Azione per il clima Connie Hedegaard, che in quanto politico conservatore ha poche chance di essere riconfermata.
Nessuna chance di vedere una nomination al femminile in Romania: Bucarest ha rinominato l’attuale commissario per l'Agricoltura Dacian Ciolos. A rimanere a Bruxelles potrebbe essere anche lo sloveno Janez Potočnik, commissario per l'Ambiente molto gradito a Lubiana.
I PAESI BASSI VOGLIONO UN UOMO. A piacere ai Paesi Bassi è invece il ministro delle Finanze Jeroen Dijsselbloem, attuale presidente dell’Eurogruppo, che aspira all’ambito portafoglio Affari economici e monetari. Un obiettivo che però potrebbe incontrare la resistenza di Juncker che non nutre grande simpatia per l'olandese.
Nessuna attenzione al gender balance nemmeno in Ungheria: il presidente Viktor Orbàn sembra sempre più deciso a proporre l’attuale ministro degli Esteri Tibor Navracsics.
A salvare la Commissione europea da un'invasione di testosterone, poi, non sarà certo il governo spagnolo: l’ex ministro dell'Agricoltura Miguel Arias Cañete è per ora l'unico nome che circola sui media nazionali.

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