Aula Senato 140729165442
NULLA DI FATTO 29 Luglio Lug 2014 1531 29 luglio 2014

Riforme, sul Senato fallisce la mediazione

Sel si rifiuta di ritirare gli emendamenti.

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L'Aula del Senato.

Nessuno spazio per la mediazione. Solo confusione, insulti e una rissa sfiorata tra Partito democratico e Movimento 5 stelle. È fallita la proposta dei frondisti della maggioranza di venire incontro alle richieste del governo di ridurre gli emendamenti sul Senato.
La netta presa di posizione di Sinistra, ecologia e libertà, fermamente contraria al ritiro, ha impedito il raggiungimento di un compromesso nel corso della conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.
Il tentativo di mediazione sul ddl costituzionale «ha avuto esito negativo», ha comunicato il presidente del Senato Pietro Grasso alla ripresa dei lavori in Aula.
RENZI FURIBONDO. A partire da quel momento le votazioni sono state accompagnate dalla bagarre scatenata dallo scontro aperto tra maggioranza e opposizione, che ha nuovamente finito con l'ostacolare il voto sugli emendamenti. Scene condannate apertamente da Matteo Renzi, che in serata non ha esitato a prendere di mira chi, a suo dire, «teme solo di perdere la poltrona». «Abbiamo solo perso tempo per una mattina intera», ha commentato il capogruppo del Nuovo centrodestra Maurizio Sacconi, al termine della riunione che ha sancito il fallimento della mediazione avviata sulla base della proposta di Vannino Chiti. «Non c'è nessuna disponibilità di Sel e M5s a modificare il loro comportamento parlamentare per concentrare il lavoro su temi da loro stessi ritenuti prevalenti», ha aggiunto.
GRASSO: «TENTATIVI VANI». «I lunghi tentativi di mediazione», anche con la sospensione dei lavori d'Aula, ha proseguito Grasso, «sono stati vani. Ho fatto tutto il possibile per favorire al massimo qualsiasi soluzione, ma devo prendere atto con rammarico che dobbiamo riprendere le votazioni».
SUBITO BAGARRE IN AULA. L'Aula del Senato ha, quindi, ripreso a votare gli emendamenti al ddl Boschi. Le votazioni sono ripartite dall'emendamento 1.1 a firma di Sel, che è stato respinto. Immediato lo scontro relativo all'emendamento sul Senato elettivo e alla riduzione dei deputati, che afferma che «le due Camere sono elette a suffragio universale e diretto» e che i deputati sono «360», mentre i senatori sono «180». La proposta di modifica, su cui era previsto il voto segreto, ha infiammato il dibattito in Aula, con un violento scontro tra maggioranza e opposizione.
Quando Grasso ha indetto la votazione, che avrebbe potuto recludere altri voti sul tema, l'opposizione è insorta, iniziando a gridare dai propri banchi. E Grasso ha sospeso la seduta. I toni si sono sollevati, il capogruppo del Pd Luigi Zanda ha protestato: «Siamo venuti qui solo per farci insultare». E al termine della seduta, tra i corridoi, si è sfiorata la rissa tra un gruppo di democratici e uno dei grillini.
REGGE IL PATTO TRA PD E FORZA ITALIA. Poi, l’Aula ha respinto, a voto palese, un’altra parte dell’emendamento relativa al taglio dei parlamentari. Il patto tra la maggioranza e Forza Italia ha dunque superato la prova dei fatti al primo voto segreto.
IL CANGURO FA FUORI 1.400 EMENDAMENTI. Nel mirino dell'opposizione anche il presidente dell'Aula Pietro Grasso, accusato di violare il regolamento dopo l'applicazione, per alcuni «eccessiva», del cosiddetto «canguro», che elimina gli emendamenti simili legati a quello «portante» già bocciato dall'Aula. In questo modo, sono stati 1.400 gli emendamenti delle opposizioni (su oltre 8 mila ) già fatti cadere da Grasso. Tra questi, quelli relativi al Senato elettivo, che, secondo il Pd, a questo punto è un'ipotesi già tramontata.

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