ESTERI 30 Luglio Lug 2014 1359 30 luglio 2014

Cambogia, Khmer rossi: gli ex dirigenti di Pol Pot a processo

Chea e Samphan sono ora alla sbarra.

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In attesa di conoscere il verdetto del primo processo contro i maggiorenti dei Khmer rossi, si apre in Cambogia il secondo procedimento contro la dirigenza del regime di Pol Pot.
La sentenza nel processo che vede imputati gli ormai ottuagenari Nuon Chea e Khieu Samphan, rispettivamente ideologo ed ex capo di Stato dell'allora Kampuchea democratica, è attesa il 7 agosto.
Il tribunale speciale per crimini di guerra in Cambogia, sostenuto dalle Nazioni Unite, ha l'obiettivo di fare giustizia per le atrocità compiute durante gli Anni 70 dal cosiddetto “fratello numero uno”, Pol Pot, e dai suoi seguaci, in nome dell'instaurazione di un'utopistica società egualitaria e agraria, rompendo con tutto ciò che potesse far riferimento a quella vecchia che si voleva estirpare.
1,7 MILIONI DI MORTI IN QUATTRO ANNI. Si calcola che durante gli anni del regime, tra il 1975 e il 1979, i morti per stenti, fame, torture, esecuzioni sommarie, furono almeno 1,7 milioni.
Mentre il primo procedimento del caso verte sui trasferimenti forzati dalle città alle campagne, sulle violenze contro la popolazione urbana e contro i soldati del regime del generale Lon Nol, il secondo, alla fase delle udienze preliminari, vuole fare luce sulle persecuzioni di vietnamiti, musulmani e buddhisti; sulle atrocità compiute nei centri di reclusione, a partire dalla scuola-prigione S-21, dove furono fatti almeno 15 mila morti; sugli stupri di cui si resero responsabili i Khmer rossi.
TEMPI LUNGHI, SECONDA SENTENZA NEL 2016. Il procedimento dovrebbe iniziare entro fino 2014, per protrarsi fino al 2016. In questa fase preparatoria le parti propongono i propri testimoni e si stila un calendario per il procedimento, ha spiegato l'ufficio comunicazione del tribunale.
Una prima fase è dedicata ad analizzare il ruolo avuto dagli imputati nell'organizzare i crimini compiuti dal regime, per passare poi poi ai capitoli specifici, dai centri di sicurezza fino ai matrimoni forzati.

Imputati dimezzati: da quattro a due

L'aula del tribunale durante l'udienza del 30 luglio. © Ansa

La necessità di spacchettare il “caso 002” in più processi è stata dettata dalla volontà di arrivare a una conclusione in tempi “brevi”. Dall'istituzione avvenuta nel 2006, il tribunale è costato oltre 210 milioni di dollari e ha emesso un unico verdetto, quello contro Kaing Guek Eav. Meglio conosciuto con lo pseudonimo Duch, il direttore dell'S-21 fu condannato in appello all'ergastolo. Il carcere a vita è anche la pena chiesta per i due imputati. Gli ultimi ancora alla sbarra degli iniziali quattro coinvolti nel processo contro il vertice del regime: Ieng Sary, ex ministro degli Esteri del regime, è infatti morto a marzo dello scorso anno a 87 anni. La moglie Ieng Thirth, già ministro degli Affari sociali, fu invece dichiarata inadatta a sostenere il processo.
LA CORSA A OSTACOLI DEL TRIBUNALE. Il lavoro del tribunale appare quindi frenato sia dall'età degli imputati, sia dalle difficoltà finanziarie incontrate, con gli stipendi non pagati per lungo tempo e i continui appelli ai donatori per reperire i fondi necessari a far andare avanti la macchina.
Victor Koppe, uno dei legali del team internazionale che difende Nuon Chea, ha spiegato al Cambodia Daily che il processo «sarà molto più interessante del precedente». Secondo Koppe è l'occasione per correggere la narrazione storica dominante. Nuon Chea, che ha compiuto 88 anni all'inizio del mese, è pronto infatti a fornire la propria versione dell'accaduto.
HUN SEN, UN PASSATO NEI KHMER ROSSI. Dal canto loro, riporta il Phnom Penh Post, i legali di Khieu Samphan contestano che col loro cliente si applichi la cosiddetta joint criminal enterprise. Ossia quel meccanismo di attribuzione delle responsabilità individuali per crimini commessi da più persone. Inoltre vorrebbero chiarimenti su come il primo processo possa influenzare il secondo. Un verdetto di colpevolezza il prossimo 7 agosto potrebbe avere infatti ripercussioni. In ballo ci sono inoltre i casi 003 e 004, cui si oppone il governo perché potrebbero colpire ex Khmer rossi che si sono rifatti una vita nella Cambogia post Pol Pot. Lo stesso premier Hun Sen, va ricordato, ha un passato da giovane Khmer rosso. Come sottolinea il quotidiano della capitale cambogiana, sono in molti a ritenere che, proprio per questo, il processo contro Khieu Samphan e Nuon Chea possa essere l'ultimo sussulto del tribunale.

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