Matteo Renzi 140728213534
MAMBO 30 Luglio Lug 2014 0958 30 luglio 2014

Renzi mandi a casa chi difende solo i privilegi

Il premier si decida: o fa le riforme o vada al voto anticipato.

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Chiunque abbia la testa sulle spalle - sempre che sia considerata una virtù -, ovvero ami l'Italia, non può non essere preoccupato di questa indecente fase politica.
Il Paese ha, per essere sinceri, le pezze al culo, ha trovato un leader che raccoglie un grande consenso, che sulla carta ha, o meglio aveva, un largo schieramento di forze disponibile a chiudere con il biparlamentarismo perfetto e con il Porcellum.
Si poteva immaginare un confronto duro, non questa selvaggia guerra tribale.
Perché accade? In primo luogo perché cambiare l'Italia è pressocché impossibile.
I SOLITI NOTI DIFENDONO I LORO PRIVILEGI. Tali e tanti sono i privilegi trasversali esistenti che si sono create sacche di resistenza violenta.
Il senatore eletto dal popolo e il pagatissimo funzionario del Senato sono l'avanguardia di un mondo parassitario e privilegiato che è disposto a incendiare il Paese per difendere se stesso.
Un tempo si facevano guerre e controrivoluzioni per difendere terre, proprietà, diritti dinastici, oggi si combatte perché il senatore Tizio o il funzionario Caio abbiano una indennità o stipendi che valgono più del doppio di quelli di un cardiochirurgo del Policlinico di Roma.
Vendola li difende, ma Nichi, a parte i diritti civili, è un autentico conservatore. Li difende Grillo, che vuol far saltare il banco con i privilegi che contiene o grazie ad essi.
Li difende questa buffa compagnia di giornalisti, scrittori, gente di spettacolo che vede Licio Gelli anche i nei fondi del caffè.
RENZI PER ORA SI MUOVE GOFFAMENTE. Tuttavia è Renzi che si sta muovendo goffamente. Penso che abbia ragione lui, ma non ha una strategia (non può rinviare il discorso della corona per dire dove vuole portare l'Italia), né una tattica parlamentare: apre-chiude ogni mezz'ora.
Stabilisca una linea insuperabile, tratti fino all'ultimo per portare a casa il risultato e poi, se va male, chiami al voto.
In questo momento vincerebbe, ma se gli italiani si stancano, ovvero pensano che non c'è la potrà fare, andrà incontro a una clamorosa sconfitta.
Molti opinion maker sono stanchi di lui dopo aver appoggiato politicanti di tutte le risme.
Il guaio dell'Italia sta in questa generale perdita di autorevolezza di politici, gente delle istituzioni, direttori di giornali. Il livello è poco superiore a Tavecchio.
Ci vorrebbe una vera rivoluzione.
Culturale si intende.

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