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ATTACCO 30 Luglio Lug 2014 1326 30 luglio 2014

Riforme, Renzi: «Le approveremo nonostante urla e insulti»

Il premier: «Nessun capriccio da parte mia».

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Matteo Renzi.

Nuovo, duro, affondo di Matteo Renzi contro i fautori dell'ostruzionismo in Aula al Senato. «In queste ore», ha scritto il presidente del Consiglio nella tradizionale e-news, «i senatori che sostengono la riforma, e che stanno subendo l'ostruzionismo di una piccola parte dei loro colleghi, stanno dimostrando il senso delle istituzioni più straordinario che si possa chiedere. Approveremo la riforma in prima lettura, nonostante le urla e gli insulti di queste ore».
«NESSUN PREMIER AUTORITARIO». «Le riforme», ha aggiunto Renzi, «non sono il capriccio di un premier autoritario. Ma l'unica strada per far uscire l'Italia dalla conservazione, dalla palude, dalla stagnazione che prima di essere economica rischia di essere concettuale. Io non lo lascio il futuro ai rassegnati. Questa è la volta buona, costi quel che costi».
Una posizione ribadita più tardi via Twitter: «#Mentreloro hanno finito il tempo, noi non abbiamo finito la pazienza. Grazie ai senatori che stanno sostenendo questa riforma #lavoltabuona».

«ITALICUM CAMBIERÀ AL SENATO». E sull'Italicum: «Modello legge elettorale dei sindaci: un vincitore - eventualmente con ballottaggio - che ha i numeri per governare. Se non governa è colpa sua, non ha alibi. Si va in questa direzione. È stato già approvato alla Camera. Sarà modificato dal Senato e diventerà legge definitivamente».
ROTTURA CON SEL SULLA LEGGE ELETTORALE. Anna Finocchiaro, che è anche presidente della Commissione Affari costituzionali, ha dichiarato che subito dopo la pausa estiva è in programma ll'inizio dell'esame dell'Italicum. I temi sono sempre gli stessi, le preferenze e le soglie più basse, come ha chiesto il capogruppo di Ncd Maurizio Sacconi. Ma su questi due argomenti non sembra esserci più interlocuzione tra Pd e Sel. Nichi Vendola, si ragiona in ambienti Dem, sembra aver l'intenzione di mettersi di traverso per bloccare la riforma elettorale e andare alle urne, appunto, con il «consultellum».
«La rottura del Pd porterà delle conseguenze», ha detto il governatore pugliese, «vogliamo capire esattamente se il Pd ha scelto un'alleanza strategica e di lungo periodo con la destra». In quel caso «ne trarremo le conseguenze» ha concluso il leader di Sel.

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