Giorgio Napolitano 140712084528
MAGISTRATURA 31 Luglio Lug 2014 1200 31 luglio 2014

Csm, il parlamento non ha eletto i membri laici

Il Quirinale proroga la composizione.

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Giorgio Napolitano durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2014.

Il Quirinale «prende atto» che il Consiglio superiore della magistratura che scade il 31 luglio nella sua attuale composizione è «prorogato di diritto» ai sensi dell'art. 30 della legge n. 195/1958, poiché il parlamento non ha proceduto all'elezione degli otto membri laici.
Non era mai accaduto che il pnon riuscisse a eleggere in tempo utile gli otto membri del Csm e cioè prima della scadenza del mandato quadriennale del vecchio Consiglio superiore.
Consegue che «non è allo stato possibile fissare la data di insediamento del nuovo Consiglio, data che deve consentire anche ai componenti eletti dal parlamento di fare cessare le eventuali situazioni di incompatibilità previste dall'art. 33 della stessa legge (per esempio, l'iscrizione nell'albo degli avvocati)».
ULTIMO RICHIAMO IL 15 LUGLIO. La nota del Quirinale fa riferimento alla mancata elezione dei membri laici da parte del parlamento: Giorgio Napolitano, che dell'organo di autogoverno dei giudici è il presidente, negli ultimi mesi è intervenuto più volte sull'argomento, sollecitando le Camere a fare il proprio dovere. L'ultimo richiamo del presidente della Repubblica risale al 15 luglio quando, incontrando il premier Matteo Renzi, aveva ricordato «la sua tradizionale sollecitazione al parlamento e a tutte le forze politiche rappresentate per il rispetto delle scadenze ormai urgenti per le elezioni di due giudici costituzionali e di otto membri laici del Csm».
Sinora tre sedute del parlamento per il Csm e sei per la Consulta sono finite con fumate nere.
BOLDRINI: «FRUSTRANTE». Un esito che dispiace al presidente della Camera Laura Boldrini, che nel far proprio l'appello di Napolitano, ha definito «frustrante e poco edificante convocare votazioni che vanno a vuoto» durante la conferenza dei capigruppo.
È la stessa legge istitutiva dell'organo di autogoverno dei giudici a stabilire all'articolo 30 che il Csm in carica continua a funzionare finchè non è insediato il nuovo. E a quell'articolo si richiama la nota della presidenza della Repubblica, che evidenzia anche l'impossibilità in questa situazione di fissare la data di insediamento del nuovo Consiglio, visto che potrà avvenire soltanto quando anche i componenti eletti dal parlamento (scelti tra professori universitari e avvocati) avranno fatto cessare le eventuali situazioni di incompatibilità previste dalla legge. Come quella che impone a chi ha sino all'elezione esercitato la professione forense di cancellarsi dall'albo.
PROROGA PER TUTTA L'ESTATE. Un adempimento questo che fa immaginare che l'insediamento del nuovo Csm difficilmente possa avvenire prima di metà settembre. La proroga infatti, secondo quanto si apprende, rischia di protrarsi per tutta l'estate, anche nel caso in cui le Aule riuscissero a eleggere i laici prima delle chiusura estiva. Infatti, si fa notare, se tra gli eletti ci fossero alcuni avvocati, questi dovrebbero essere cancellati dall'albo in ossequio alle norme sulle incompatibilità; ma l'operazione non potrebbe essere effettuata prima del 16 settembre, in quanto i consigli locali dell'ordine sono di solito in ferie fino a quella data (che coincide con la riapertura dei tribunali). Di qui l'impossibilità di far insediare il nuovo consiglio prima della fine dell'estate.
«PREOCCUPAZIONE E RAMMARICO». L'assenza di prospettive sicure sull'elezione dei laici e di conseguenza sull'avvio dell'attività del nuovo Csm allarma l'Associazione nazionale magistrati. «Il Quirinale non poteva fare altro. Ma la situazione legata all'incertezza dei tempi per l'insediamento del nuovo Csm non può che farci esprimere preoccupazione e rammarico», ha osservato il presidente, Rodolfo Sabelli. Sabelli ha segnalato le difficoltà legate al ritardo dell'avvio del nuovo Csm, chiamato a provvedere alla nomina di «centinaia» di capi degli uffici giudiziari (252 per l'esattezza), per effetto della norma che ha riportato a 70 anni l'età pensionabile dei magistrati.
Un lavoro che richiede due anni di tempo, mentre nel frattempo si rischia la «paralisi di alcuni dei più importanti gangli della vita giudiziaria del Paese», come hanno avvertito i consiglieri prorogati in un parere destinato al ministro della Giustizia.
La «preoccupante inerzia» del parlamento provoca anche la protesta di Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, che avvisa: «è necessario provvedere presto».

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